La ragazza che sedusse mia moglie – 1^ parte

Iscriviti al canale Telegram

Un racconto cuckold di Ludovica e Luigi

Aprile 1993.

Da tempo avevo notato che la giovane abitante al sesto piano del palazzo dove avevo l’ufficio mi lanciava sguardi obliqui. Aveva venticinque anni, era sposata e madre di due bambini. Era una donna che mi incuriosiva, nell’aspetto come nel comportamento.

Spesso, specialmente nelle sere di fine settimana, la vedevo uscire da sola, senza il marito che pure conoscevo. Vestiva con eleganza e, cosa che mi affascinava particolarmente, calzava sempre scarpe dai tacchi altissimi. D’inverno indossava una pelliccia color ermellino a tre quarti. I capelli neri le scendevano oltre le spalle. Aveva un portamento e un incedere di rara eleganza.

Dovetti ammettere che mi intrigava, e parecchio. Così, quando mi accorsi che ogni volta apriva il portoncino d’ingresso — proprio in prossimità della finestra del mio ufficio — e sbirciava verso di me fingendo di non farlo, ne fui incuriosito. Era abilissima nel dissimulare i suoi sguardi.

La seguivo con interesse, nutrendo la segreta speranza di trovare, prima o poi, l’occasione per parlarle. Con mia grande sorpresa fu lei a muovere il primo passo, lasciandomi insieme perplesso ed euforico.

Un pomeriggio stavo lottando con una pratica noiosa che mi assillava da giorni, quando sentii squillare il campanello. Mi alzai infastidito per l’interruzione alla mia già fragile concentrazione. La sorpresa mi travolse quando, aperta la porta, me la trovai davanti.

«Scusi se disturbo, avrei bisogno di parlarle. Posso entrare?»

Aveva una voce deliziosa e un modo gentile di presentarsi, accompagnato da un sorriso appena accennato. Le dissi che la sua visita era un vero piacere e la feci accomodare nello studio, una stanza diversa da quella da cui l’avevo spesso ammirata.

Notai che vestiva in modo dignitoso ma non ricercato, e ai piedi portava le solite scarpe dai tacchi alti. Ebbi il tempo di osservare un corpo quasi androgino: fianchi sottili, un sedere quasi inesistente. Poi, quando cominciò a presentarsi — nome e cognome — fui catturato dai suoi occhi, grandi e neri come i capelli. Capii subito che erano il dettaglio più incisivo di tutto il suo aspetto. Aveva anche un seno strepitoso, che stabiliva una contraddizione sorprendente con quei fianchi da ragazzo e quel sedere piatto.

Gli occhi parlavano per tutto il resto del volto; la voce usciva da labbra splendide che, muovendosi con leggiadria, mettevano in risalto un naso importante. Ero, stranamente, soggiogato da quell’irregolarità complessiva.

«Ho bisogno del suo aiuto, se può fare qualcosa per me. Ne ho urgente necessità. Sono certa che lei può fare molto. Ho intenzione di separarmi da mio marito, ma prima devo rendermi indipendente, trovare un’occupazione.»

Così esordì, e altrettanto rapidamente concluse. Rimasi sorpreso e, in parte, sollevato: fino a quel momento mi ero preparato ad ascoltare una richiesta di natura finanziaria.

Cercai di concentrarmi su come potessi esserle utile e le chiesi quale esperienza lavorativa avesse e quale titolo di studio. La risposta mi gettò nello sconforto: mai lavorato, un diplomino da una scuola di avviamento professionale.

Farfugliai considerazioni generiche per non deluderla, e conclusi che, per quanto difficile, mi sarei speso per aiutarla. Si accomiatò subito dopo, ringraziandomi con un sorriso smagliante e un lampo negli occhi che mi colpì particolarmente. Ebbi ancora il tempo di osservare quel sedere da maschiaccio, quei fianchi che a stento sorreggevano gambe slanciate ma non particolarmente avvenenti. Eppure i tacchi alti disegnavano un’andatura di gran classe, quasi studiata.

Dopo neanche una settimana, ormai svanita l’euforia della sua visita, suonò di nuovo alla porta.

«Mi offrirebbe un caffè al bar?»

Stavolta non fui colto alla sprovvista: sorrisi, presi la giacca e la seguii chiudendo la porta alle mie spalle. Scendemmo insieme in garage e le aprii lo sportello dell’auto.

Appena salita, mi rivolse uno sguardo di apprezzamento. «Vedo che esistono ancora uomini galanti. Penso che approfondiremo, noi due.»

Mi diressi verso un borgo marinaro dove ero solito andare. Durante il tragitto parlammo di cose quotidiane, senza importanza, ma quando giunsi a una curva che immetteva in una breve discesa verso il borgo, scalando la marcia le sfiorai involontariamente la coscia. Ritrassi la mano in fretta, per non tradire alcun intento.

Lei, sorprendendomi, mi afferrò il polso e con decisione si portò la mia mano sul pube. «Tocca, tocca…» disse, esplicita e sfacciata, premendola contro di sé.

Fermai l’auto di colpo, l’attirai a me e la baciai con voluttà; lei ricambiò con la stessa intensità. Bevemmo il caffè in fretta e tornammo subito in macchina. Scesi pochi metri lungo la stradina che finiva sulla scogliera. Era ormai l’imbrunire, in giro quasi nessuno. Appena fermata l’auto ci gettammo l’uno nell’altra, in un abbraccio pieno di promesse.

I baci furono infiniti, prima che le facessi scivolare la mano tra le cosce fino a raggiungerla. Quella prima volta si concluse con un dito che la condusse a un orgasmo violentissimo, e con un pompino che terminò ingoiando.

Dopo quel pomeriggio vennero giorni di autentica passione, che presto si trasformò in una relazione vera e propria. Potevo — dovevo — salire a casa sua ogni volta che vedevo passare il marito con i figli, e facevamo l’amore nel letto matrimoniale.

Una sera lui tornò senza aver comprato il latte per i bambini. Lei mi chiamò e mi disse di tenermi pronto: sarebbe scesa per una sveltina. Appena sentii l’ascensore fermarsi al piano, aprii la porta e lei mi travolse, gettandomi sulla moquette. Era senza mutandine. «Scopami, veloce» mi disse.

«Pazza» le sussurrai, prima di baciarla.

Prima di andarsene, consumata la sveltina, mi confessò di averlo sfidato, dicendogli che avrebbe trovato lei il latte, che lui era un buono a nulla — e che, prima ancora di dirglielo, aveva già nascosto due buste di latte dietro la porta. Al ritorno, piena di me, gliele aveva scagliate addosso, deridendolo.

Arrivammo a giugno, e spesso, nei dopopranzo, andavamo al mare. Facevamo l’amore in acqua, a volte in cabina. Un pomeriggio, mentre tornavamo in autostrada — sazi e felici — mi disse:

«Fammi vedere la foto di tua moglie.»

Per poco non uscii di strada.

«Stai parlando di mia moglie?» azzardai.

«Sì, fammela vedere.»

«Dai, perché questa richiesta? Non complichiamo le cose.»

«Ti ho detto che voglio conoscerla.»

Mi fermai. Ricordai di averne una formato tessera nel portafoglio. La tirai fuori e gliela misi in mano. Ripresi la marcia mentre lei continuava a fissarla. A un certo punto la sentii dire:

«Me la faccio.»

Giuro che stavolta rischiai davvero di uscire di strada.

La storia continua

La 2^ parte di «La ragazza che sedusse mia moglie» esce martedì 11 novembre. Entra nel canale Telegram: ti avvisiamo appena è online.

Avvisami su Telegram

Vuoi essere pubblicato anche tu?

scritto da

La Community di SMM
La Community di SMM
La nostra Community contribuisce con Racconti e Fantasie Cuckold originali. I membri più audaci, disinibiti e creativi utilizzano il form di Invio Racconti per renderci partecipi delle loro avventure.

Ultimi Racconti e Fantasie Cuckold

Una donna al centro seduta su un divano tra due uomini che la guardano in una stanza illuminata dalla luce della finestra

Desideri

Un racconto cuckold di ZakLo desideravo da tempo, ma Anna, mia moglie, sembrava riluttante per vari motivi. Perseverando, però, sono riuscito a convincerla a incontrare un nostro amico comune:...
Una donna in abito verde e un uomo seduto in una stanza con luce soffusa vicino a una finestra con pioggia.

La chiave nel reggiseno di Titti

Raffaele porta la gabbietta da tre settimane e la chiave pende sul petto di sua moglie Titti. In un albergo senza insegna sull'Appia, lei decide tutto: chi, come e...
Una donna osserva due persone vicine accanto a un'auto parcheggiata su una strada di montagna di notte.

Le quattro frecce sul Turchino

Marina e Ezio, sposati da 22 anni, hanno un segreto da raccontarsi a letto: Nadia, una notte di novembre e una piazzola sul Turchino con le quattro frecce accese.
Un uomo con camicia bianca e bretelle siede sul letto di una stanza buia guardando lo schermo dello smartphone.

La prima volta che Marta mi fa cornuto

Un racconto cuckold di Mi piace gravidaMarta, mia moglie, mi fa finalmente cornuto. La mia dolce mogliettina è sempre stata una gran porca, fin da quando ci siamo conosciuti...