La Bolognese – 4^ parte

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Un racconto cuckold di Ludovica e Luigi
La Bolognese.
versione di Ludovica. 4 ^ parte.

Usciti mio marito e quell’omosessuale, rimasi sola con Anna. Mi asciugai le lacrime e ripresi il contegno che mi è sempre appartenuto. Restai in silenzio, aspettando che parlasse per prima. Non perse tempo.

«So che sarà un’esperienza dura, che ti lascerà il segno. Ma tuo marito mi ha spiegato che ti corrompe fin da quando eravate ragazzini, quindi, per quanto la depravazione a cui andrai incontro prostituendoti per me sia certa, non dovrebbe esserti insormontabile diventare una vera puttana. Certo, capisco che altro sono le trasgressioni vissute in privato, altro è prostituirsi. Ti capisco bene, perché io stessa ho cominciato a sedici anni. Allora mi sembrava un gioco: il mio ragazzo, a Bologna, dopo avermi svezzata piano piano, mi avviò a prostituirmi per lui. Si faceva pagare dai suoi amici e mi mandava da loro. Credevo fosse innamorato, invece era solo un cinico. Dopo un anno, in cui mi aveva procurato circa trecento clienti, sparì, e mio padre mi buttò fuori di casa. Dopo varie peripezie arrivai qui, nella tua città, e fui avviata proprio in questa casa da uno sfruttatore. Ero uno schianto di ragazza, allora, e tutti mi cercavano: così divenni per tutti la Bolognese. In seguito, risparmiando su quel poco che lui mi lasciava dei guadagni, riscattai la mia libertà e mi misi in proprio, mantenendo questa casa.

Ma veniamo a noi. Da quanto sei in menopausa?»

«Da otto anni. Andai in menopausa precocemente, non ancora trentanove anni,» risposi.

«Quanti figli hai partorito? Hai avuto aborti, malattie veneree?»

«Due figli, nessun aborto, nessuna malattia,» replicai.

Anna mi osservò con voce grave: «Allora non hai cinquantaquattro anni come mi ha detto tuo marito, ne hai quarantasei. Chissà perché mi ha mentito… forse temeva che non avrei accettato la proposta. Mah. Comunque meglio così, sarai più richiesta.»

Nel frattempo era tornato Vittorio, che assicurò ad Anna di aver sistemato Luigi e dato le istruzioni per l’attesa.

Anna chiarì che in privato avrei potuto chiamarla Anna, ma davanti ai clienti o a estranei avrei dovuto dirle Signora. Feci segno di sì.

«Hai un amante, attualmente?»

Risposi subito di sì, e che me l’aveva procurato mio marito. Anna mi chiese se avessi intenzione di metterlo al corrente della mia nuova vita. Risposi che ne avrei parlato con mio marito prima di decidere.

Mi avvertì che prostituendomi avrei potuto contrarre qualche malattia, e che sarebbe stato giusto avvisarlo. Atterrita, chiesi se avrei dovuto farmi scopare senza protezione. Rispose che avrei dovuto sempre chiedere il preservativo, ma che certi clienti, pur di scopare a cazzo nudo, erano disposti a pagare tre, persino cinque volte la marchetta, e a lei conveniva che accettassi di tanto in tanto di fottere senza protezione. Annuii.

Poi mi chiese se avevo avuto esperienze con donne. Le raccontai della relazione amorosa avuta per tre anni con una ragazza più giovane di me di vent’anni, che era anche l’amante di mio marito.

«Bene,» disse Anna, «abbiamo due clienti che vengono con le mogli e pagano anche cinquecentomila lire per un incontro a tre. In quelle occasioni andrai a casa di Vittorio. Sono persone raffinate e viziose: i mariti si fanno inculare dal compagno di Vittorio, mentre le mogli scopano con le mie ragazze.»

Continuò a interrogarmi: «Lo prendi in culo? Ingoi quando fai un pompino? Ti fai leccare la fica? Poi vedremo con Vittorio, durante l’ispezione, quanto pelo hai.»

Risposi a ogni domanda, una per una: «Sì, lo prendo in culo. Mi ha sverginata mio marito a diciotto anni, prima ancora della fica. Ho il culo molto elastico e tutti i miei amanti mi inculano regolarmente. I pompini li faccio e mi faccio venire in bocca, e se il tipo mi piace, ingoio. La fica me la faccio leccare, e mi viene facile quando me la leccano.»

Anna fece cenno a Vittorio di prepararsi per l’ispezione. L’omosessuale si avvicinò e cominciò a spogliarmi, mentre Anna mi spiegava che non dovevo godere mentre lavoravo, altrimenti con dieci o quindici clienti al giorno mi sarei esaurita. «Quindi, quando ti chiedono di farti leccare, cerca di pensare ad altro, di estraniarti. Lo stesso quando ti fottono.»

Aggiunse che, poiché mio marito aveva iniziato a corrompermi da ragazzi in un cinema, non era improbabile che un cliente speciale pagasse per condurmi nel vicino cinema a luci rosse. Mi avvertì che in quelle occasioni sarebbe stata dura, perché lì avrei potuto essere costretta a soddisfare interi gruppi di spettatori.

Nel frattempo Vittorio mi aveva tolto il vestito, e insieme si accorsero che ero senza mutandine. Fecero entrambi un commento piccante. «La puttanella con l’abito da cinquecento euro e l’intimo di classe va in ufficio senza mutandine?» ironizzò Anna.

Quando Vittorio mi tolse il reggiseno, commentò: «Anna, Ludovica ha una seconda scarsa e i capezzoli retratti. Possiamo farle delle punture di soluzione fisiologica, o darle quelle pillole che conosciamo?»

Anna rispose che il seno scarso era un problema da poco, e che per la cura avrebbero chiamato il medico che visitava le sue ragazze.

«Piuttosto, Vittorio, mettile un dito in culo e uno in fica: voglio sapere se è elastica o se ha ceduto. Considera che Ludovica ha quarantacinque anni e due parti.»

Vittorio esclamò: «Anna, la troia è piena di sperma sia in fica che in culo!»

Anna si avvicinò, mi prese i capezzoli tra le dita e li strinse. «Apri la bocca, puttana.» Obbedii. Mi si accostò e mi annusò il cavo orale. «Troia, hai succhiato un cazzo e ti sei fatta venire in bocca. Chi è stato? Non eri al lavoro?» Mi diede una sculacciata. Arrossii e ammisi che, dopo l’orario d’ufficio, il mio capo, un porco, mi aveva trattenuta finché siamo rimasti soli. Mi aveva baciata, tolto le mutandine, costretta a un pompino. Non contento, aveva chiamato il custode e ordinato che mi inculasse e venisse dentro. Poi aveva chiamato dall’altra stanza il fratello, suo socio, e mi aveva fatto scopare la fica mentre il custode continuava a scoparmi il culo. Alla fine mi aveva mandata via con cento euro. Avevo raccontato tutto a mio marito, che mi aspettava in auto, e lui si era complimentato: da tempo mi diceva di cedere alle insistenze del capo, ma non avevo mai acconsentito. Quel porco si era scopato tutte le mie colleghe, che mi prendevano in giro perché ero l’unica a resistergli. Ora mi aveva finalmente piegata. Lo detesto: è brutto, sporco, e ha anche un braccio solo.

Dopo il racconto mio marito si era fermato sotto un cavalcavia e mi aveva scopata mentre ancora mi colava dalla fica lo sperma del fratello del mio capo. Lo fa sempre, quando torno dal mio amante piena di sperma.

Anna fece l’occhiolino a Vittorio e mi disse: «Bene, la mia puttanella. Allora sarai perfetta per Salvatore, un cliente che viene ogni settimana, paga duecentomila lire ed è deforme. Te ne accorgerai, perché ti darò a lui: paga solo per farsi succhiare, non fotte in fica. Poi c’è Paolo il macellaio: brutto, sempre con l’odore di carne addosso, quasi un nano. Paga ogni settimana duecentomila lire perché ama il culo e sborrare in faccia.

Dunque, cara la mia puttana, siamo arrivati alla fine: dovrai accettare tutti i tipi che ti ho descritto. Nelle serate di gruppo ti trasferirai a casa di Vittorio, ma di giorno resterai qui: Vittorio ti farà da ruffiano e starai nuda o quasi dietro la tendina. Quando un cliente sarà convinto da lui e vorrà vederti, tirerai la tenda e ti mostrerai. Non avrai compenso: incasserai tu i soldi e me li consegnerai subito dopo. La sera dormiremo insieme, io, Vittorio e tu; cenerai con noi. Vedo che fumi: ti compreremo le sigarette. Il venerdì dovrai arrivare da sola, vestita elegante, e farti vedere per strada mentre prendi servizio.

Un’ultima cosa: c’è un cliente particolare che viene una volta al mese, un sadico. Gli piace sottomettere la puttana con vari strumenti. In quel caso saremo presenti io e Vittorio, per controllare che non ecceda. Non so se gli piacerai: preferisce mammelle da vacca, perché usa un nerbo di bue per colpire. Paga anche un milione di lire, ma vuole anche scopare e umiliare.

Lavorerai per me due volte a settimana, per due mesi, rinnovabili per altri due. Poi, se avrai imparato bene il mestiere, tuo marito potrà portarti a battere in strada. Ora dimmi se accetti, senza esitazioni. Dovrai leggere ad alta voce, davanti a Vittorio e rivolta a me, questa dichiarazione che lui ha scritto.»

Mi porse il foglio:

*«Signora Anna, io Ludovica sono disposta a lavorare per lei come sua prostituta. Accetto tutte le condizioni e prometto di ubbidire alle sue decisioni riguardo allo svolgimento del lavoro, senza pretendere compenso, e di accettare qualsiasi cliente — anche donne, transessuali, travestiti, persone anziane o malmesse — senza curarmi della loro gradevolezza, per quanto nauseante, dei loro vizi, delle loro manie sessuali o feticismi, senza distinzione di razza. Sono consenziente a queste condizioni e disposta a iniziare domani il mio lavoro di prostituta.»*

Finita la lettura, avendo accettato di prostituirmi per lei, dissi: «Può mandare a casa mio marito e dirgli di venirmi a riprendere lunedì, un’ora dopo mezzanotte. Stanotte dormirò nel letto in mezzo a lei, Signora, e al suo amico Vittorio, pronta a compiacervi se avrete voglia di usarmi.»

A conclusione della mia accettazione verbale, Anna mi tolse di mano il foglio con le condizioni lette a voce, me lo fece firmare, e lo affidò a Vittorio perché lo portasse a Luigi da controfirmare e ottenesse in cambio un assegno — la cifra non mi fu rivelata — a garanzia, nel caso avessi interrotto le prestazioni prima del tempo concordato. Mi disse di prepararmi per trasferirmi a casa di Vittorio insieme a lei, non appena mio marito, informato della mia accettazione, se ne fosse andato.

Vittorio tornò dopo dieci minuti con il foglio firmato e l’assegno. Ci trasferimmo a casa sua: io completamente nuda, a eccezione dei sandali con giarrettiera e delle calze. Appena entrati, Anna si consultò con l’omosessuale.

«Dobbiamo dare un nome da puttana a Ludovica. Deve essere breve, civettuolo. Che ne dici di Lola?»

Vittorio, che nel frattempo mi aveva detto di togliermi calze e giarrettiera, ci pensò su, poi disse: «Meglio Lulù.»

Anna approvò, e fui Lulù.

Ebbero così inizio i quattro mesi previsti da Anna della mia vita da prostituta. Durarono ben più a lungo di quattro mesi: feci la puttana in quella stamberga per oltre quattro anni.

continua

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