Abdullah – il…nostro amante

A dire il vero, sarebbe stato meglio se a scrivere questo racconto fosse stata mia moglie Ludovica: lo si capirà dall’epilogo della sua relazione con Abdullah.

Quello che sto per raccontare ripercorre l’anno abbondante durante il quale l’egiziano, amante di mia moglie, la frequentò assiduamente ogni fine settimana e, talvolta, anche in altre occasioni particolari. Dopo la prima volta, a casa sua, Ludovica pretese di incontrarlo quasi sempre da sola. Così, ogni venerdì sera l’accompagnavo da lui, e la domenica sera andavo a riprenderla. Ormai era stregata da quella relazione, tanto da accettare di vivere due giorni la settimana in quella stamberga tra sporcizia e disordine. Mi ero convinto che stessero vivendo una sorta di vita bohémien. Parlava poco dei suoi soggiorni a Milazzo, ma in compenso mi concedeva di scoparla in auto al ritorno, quando andavo a riprenderla. Per me era una sorta di rito, il modo per riappropriarmi di lei, o almeno per illudermi che potesse ancora dipendere da me.

Le confidenze erano rare, e dovevo essere io a strapparle dettagli sui suoi incontri con l’egiziano. Mi fece capire che ne era molto presa: lui la trattava come una regina e la scopava in maniera sublime, dedicandole a letto tutto il tempo che restava a disposizione in quella casa. Seppi che adorava prenderla anche in modo anale, che era instancabile e fantasioso. Poi, con un tono sibillino, mi confidò che Abdullah di tanto in tanto le chiedeva di me, dei miei gusti sessuali, delle mie fantasie, di come andassero i nostri rapporti. Mi disse che tra una scopata e un pompino gli aveva raccontato la nostra vita insieme, fin da quando ci eravamo conosciuti: le prime trasgressioni sin dall’adolescenza, le esperienze che le avevo fatto vivere al cinema con quell’uomo anziano che l’aveva avviata al piacere di concedersi con la mia condiscendenza, il modo in cui l’avevo gettata tra le braccia e le cosce di una mia amante che poi l’aveva sedotta, dando vita a una relazione saffica durata tre anni. Gli raccontò del suo primissimo amante, di quando lei aveva ottenuto da me, dopo dieci anni di tentativi, di concedersi ad altri: Pippo, Roberto, e infine lui.

Alla fine di quelle rivelazioni, mentre cercava di riportarla verso una nuova scopata, Abdullah commentò con aria misteriosa: «Ho in mente qualcosa da farti provare con lui. Vedremo, amore. Ma devi essere dalla mia parte, promettimelo».

Le chiesi cosa avesse capito da quella proposta. Mi rispose che non ne aveva idea, e che alla sua richiesta di spiegazioni Abdullah non aveva voluto rivelare altro. Poi mi raccontò che ogni sabato sera lui la portava al cinema, e che regolarmente si concedevano effusioni intime; e che, con la stessa puntualità, a un certo punto arrivavano due uomini: uno si sedeva accanto a lui, l’altro accanto a Ludovica. Entrambi si davano da fare, e mia moglie poteva compiere atti sessuali con l’uomo al suo fianco, mentre l’altro faceva lo stesso con Abdullah. La prima volta gli aveva chiesto perché permettesse tutto questo, sorpresa soprattutto dal vederlo farsi fare un pompino da quello seduto accanto a lui. Abdullah le aveva risposto che a lui piaceva tutto, ma soprattutto la figa; e le aveva rivelato che quegli uomini erano invitati apposta, per abituarla a ogni tipo di esperienza.

Un sabato, lui e l’amico che era solito fargli i pompini si alzarono e si chiusero nei bagni. L’altro, rimasto con lei, non si limitò a farsi succhiare, ma le venne in faccia. Quando rientrarono nella stamberga, Ludovica chiese ad Abdullah cosa avesse fatto nei bagni. Lui le rispose semplicemente che si era fatto scopare. Poi le chiese se le fosse piaciuto quello che l’amico le aveva fatto. Lei, impacciata, ammise di essere stata eccitata. Abdullah le spiegò che i due erano egiziani come lui, suoi sottoposti nell’impresa, e ribadì che le avrebbe fatto vivere altre esperienze importanti.

Il sabato successivo fu il suo vicino di posto a condurla nei bagni, dove venne scopata a lungo, in figa e in culo. Mi confessò di aver accettato di appartenere ad Abdullah, e che aveva intenzione di lasciarmi non appena lui glielo avesse chiesto — non subito, però: voleva prima portarla in Egitto e vivere con lei. Non era sposato, e le avrebbe chiesto di separarsi da me e divorziare. Ascoltai quelle rivelazioni con freddezza, senza commentare, senza chiederle cosa avesse deciso.

La settimana seguente non l’accompagnai a Milazzo. Lei si lamentò e telefonò al suo amante: la sentii parlare a lungo con lui. Quando chiusero, mi disse che Abdullah sarebbe arrivato venerdì sera per stare con noi — sottolineò proprio così: «con noi».

Il venerdì, puntuale, Abdullah arrivò in moto. Ludovica, sentendone il rombo, uscì di corsa in strada e gli saltò addosso, coprendolo di baci e parole di felicità. Lo fece entrare gridandomi: «È qui, il mio amore, è arrivato!». Gli disse di fare la doccia insieme, e sparirono in bagno. Io mi occupai di preparare una cena leggera, sapendo che prima di scopare i due amavano restare snelli. Misi una bottiglia di rosé in freezer e mi accomodai a tavola, mentre da dietro la porta capivo che stavano già facendo l’amore sotto l’acqua.

Quando uscirono, nudi e asciutti, si sedettero — Ludovica sulle gambe di Abdullah. Cenammo, bevemmo il vino. Poi lui la stese sul letto e cominciò a baciarla; lei lo coccolava sussurrandogli parole provocanti. A un certo punto Abdullah mi chiamò, invitandomi a raggiungerli. Mi tolsi i pochi vestiti che indossavo e mi unii a loro, che già si baciavano e si toccavano. La sentii chiedergli di Ramses — non capii bene cosa le rispose, ma udii Ludovica dirgli quanto le fosse dispiaciuto non averlo incontrato il sabato precedente.

Ero disteso accanto a loro quando iniziarono a scopare. Ludovica aveva quel cazzo poderoso affondato nella figa e smaniava di piacere, cavalcandolo mentre lui restava disteso sotto di lei. Gli parlava di quanto amasse sentirsi allargare da quel membro.

«Amore, prenditi anche il culo. Fai vedere a questo cornuto quanto ti so aprire bene» gli disse.

Abdullah continuava a scoparla, e Ludovica cominciò a delirare: «Sto venendo, Dio, che bello, vengo, oh, vengoooo…». Le presi la mano, poco entusiasta, pensando ancora alle rivelazioni sulla loro fuga in Egitto.

«Sborrami dentro, Abdullah» gridò al culmine dell’orgasmo multiplo che stava vivendo.

Improvvisamente lui si fermò, restando dentro di lei. Si tirò su, l’abbracciò, le si avvicinò al viso, la baciò, poi le parlò all’orecchio. Confabularono per lunghi secondi. Ludovica, con un sorriso perfido, mi fece cenno di avvicinarmi. Mi misi in ginocchio, le porsi l’orecchio; lei mi tirò più vicino premendomi sul collo e mi sussurrò: «Abdullah vuole che lo spompiniamo insieme, io e te».

Rimasi impassibile davanti a quella richiesta inaspettata, arrivata per interposta persona. Lui non mi rivolse nemmeno lo sguardo. Ludovica, vedendomi esitare, non indugiò: si sollevò dal ventre del suo amante, e il cazzo, libero dalla stretta della sua vagina, apparve in tutta la sua sontuosità. Restai a fissarlo tra lo stupore e l’ammirazione, mentre lei si metteva in ginocchio accanto a me e, con una mossa rapida quanto inaspettata, mi premette la nuca spingendomi a lambirlo, senza che avessi la forza — né la volontà — di sottrarmi.

Vedendo che esitavo, Abdullah mi posò la mano sulla testa e mi affondò il cazzo in bocca. Ludovica, trionfante, esclamò: «È mio, non solo tuo — ma voglio che lo spompiniamo insieme». Detto questo mi si accostò, dando vita a un balletto tra la mia bocca e la sua. Quando me lo lasciava per un istante, mi incitava: «Vedrai, ti piacerà come piace a me. Dovresti anche farti scopare il culo, cornuto». Poi me lo toglieva e se ne riappropriava, per poi cedermelo di nuovo. «Succhia, leccalo, accarezzalo con la lingua, questo gioiello di cazzo. Dovrei esserti grata per avermi ceduta a lui, ne sono innamorata… Succhia, goditelo, finalmente ti sei arreso e hai gettato la maschera. Dillo al mio amore che ti piace prenderlo in bocca. Continua. Voglio che ci sborri in bocca, e che tu duelli con me per la sua sborra. Dai, cornuto, facciamolo venire insieme».

Ero in trance, come in un sogno: non sentivo l’umiliazione, ormai ingoiavo quel totem di carne così grosso da deformarmi le guance. Abdullah prese l’iniziativa e, tenendolo tra le dita, lo strofinò sulle mie labbra e su quelle di Ludovica.

«Tu piacere cazzo di Abdullah, e tu piacere anche sborra di Abdullah. Tua moglie è schiava del cazzo di Abdullah, è schiava di Abdullah e fa felice me. Sai che Ramses, mio amico, l’ha scopata, ha sborrato in bocca sua, e moglie vuole cazzo di Abdullah e Ramses. Fa tutto quello che a me piace. Una condizione, per non portare via moglie: Luigi cede tutti i diritti su moglie. Luigi non dà ad altri uomini — solo Abdullah può prestare, vendere. Se Luigi non essere d’accordo, io porto moglie in Egitto e Luigi non vedere più. Ora tu succhia cazzo di Abdullah: voglio sborrare in tua bocca e bocca di moglie…»

Poi ci prese entrambi per la nuca e, senza forzare, ci scopò le bocche. Si irrigidì, spinse il bacino in avanti, lo ritrasse, spinse ancora. Ludovica gemeva e si toccava. Infine fu un diluvio: colpì lei sugli occhi, me in viso, il resto finì nelle nostre bocche, e Ludovica mi baciò per rubarmi lo sperma del nostro amante — io feci lo stesso con lei. Poi collassammo sul letto.

Quando Abdullah si rivestì per andarsene, mi disse che aspettava “moglie” il venerdì successivo, a casa sua. Non c’era minaccia nella sua richiesta. La riportai da lui ogni venerdì per oltre un anno. Ludovica era felice, e stava trasformandosi anche fisicamente: il seno, appena una seconda scarsa prima di conoscere l’egiziano, era diventato una seconda piena; il culo più tondo e pieno; la figa si era abituata a quel cazzo e, elastica com’era, restava aperta solo poche ore dopo che lui l’aveva scopata. Anche l’ano era leggermente meno chiuso.

Ma, mi confidò Ludovica, ormai Abdullah la prestava ai suoi amici fidati, o la faceva scopare al cinema ogni sabato. Mi rivelò anche di essere stata prestata a una coppia di amici egiziani, e di aver fatto sesso con la moglie di uno di loro.

Poi, un giorno, telefonò Ramses e, piangendo, mi comunicò che Abdullah era morto in un incidente in moto. Quando lo dissi a mia moglie, lei non voleva crederci. Impazzì dal dolore, disperata; non toccò cibo per una settimana. Poi si riebbe, e mi disse che non voleva più altri amanti.

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La Community di SMM
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