Il suo terzo amante

Un racconto cuckold di Luigi

«Fatti trovare pronta per le venti, passo a prenderti: incontriamo un uomo.»

Sapevo che avrebbe protestato, che avrebbe cercato scuse per dissuadermi. Dopo aver ceduto la prima volta, qualche anno prima, non aveva più voluto ripetere l’esperienza. Eppure il suo primo amante lo aveva incontrato, insieme a me, altre due volte, mostrando il meglio di sé e sorprendendomi. Quell’uomo mi aveva tempestato di telefonate per rivederla ancora: era totalmente preso. L’ultimo incontro l’aveva persino convinta al rapporto anale. Invano: dopo quella volta Ludovica mi comunicò che voleva smettere, smettere di incontrare altri uomini. Le motivazioni erano le solite, di natura moralistica: la famiglia, il rimorso, la paura che il nostro matrimonio si sarebbe dissolto. Inutili furono i miei tentativi di farle notare quanto si fosse concessa al suo primo amante: restava in silenzio e ribadiva la decisione di smettere con le trasgressioni. Non avevo margine per insistere: opponeva un netto rifiuto a ogni mio ulteriore tentativo di convincerla. I rapporti intimi, ovviamente, ne risentirono: raramente la cercavo a letto, tantomeno lei cercava me.

Quella sera in cui avevo chiuso il telefono senza attendere la sua solita reazione negativa all’invito di farsi trovare pronta per le venti, non nutrivo grandi speranze che si sarebbe presentata sotto il portone al mio arrivo, allo squillo concordato che segnalava la mia presenza. Ero rassegnato ad aspettare in auto finché non avessi dovuto ammettere che anche quel tentativo era andato a vuoto.

Mentre accendevo una sigaretta, vidi il portone aprirsi e lei dirigersi con calma verso l’auto. Aprì con decisione lo sportello, salì e si accomodò al mio fianco. Esitai ad avviare il motore e le lanciai un’occhiata. Il suo atteggiamento non era per nulla conciliante: sguardo fisso in avanti. Aprì la borsetta, tirò fuori il pacchetto di sigarette, ne accese una e, dopo il primo tiro, senza guardarmi, disse:

«Andiamo, hai vinto tu. È stato sempre così, fin dal primo giorno di scuola in cui ti conobbi. Avevo quattordici anni, tu quindici, e non sapevo cosa mi attirasse di te. Adesso lo so: ho fatto un’analisi profonda del perché ceda sempre ai tuoi disegni di dissoluzione. Adesso so per certo che sei un corruttore e che io sono corruttibile. Sono partita dai primi mesi che stavamo insieme. Non è un caso che mi sia adeguata al tuo modo di intendere la nostra passione, la sessualità, la trasgressione, senza che nessuno l’avesse mai programmata. Per quale motivo, ricordi? Quando ogni sabato andavamo al cinema e, senza interessarci al film, facevamo petting sempre più spinto, incuranti di chi potesse vederci. Pensi che me lo sia dimenticato? E poi, un pomeriggio, mentre ero distesa sulle tue cosce a farti un pompino, dopo che ero già venuta per un ditalino, ero ancora eccitata quando ti avvertii che il gelataio, seduto al mio fianco, mi toccava la fica. Mi sussurrasti di lasciarlo fare e di farti godere nella tua bocca. Era da diversi pomeriggi che quell’uomo ci spiava, fingendo di sonnecchiare appoggiato di traverso alla poltrona, appena una fila avanti a noi. Poi, ogni sabato, aveva preso l’abitudine di sedersi accanto a me non appena si spegnevano le luci per la proiezione. Fu una primavera di trasgressioni a cui mi avevi assuefatta – dovrei dire, a cui mi ero lasciata assuefare. Ormai faceva con me tutte le cose più lascive: mi sditalinava fino a portarmi sull’orlo dell’orgasmo, poi si inginocchiava tra le mie cosce nude, dopo avermi sequestrato le mutandine, mentre io ti avevo in bocca e lui mi leccava la fica facendomi esplodere in un orgasmo devastante, e tu mi sborravi in bocca. Non si fermò lì: col tempo prese più autorità e pretese che lo masturbassi fino a farlo venire sulle mie mani, e poi che gli facessi un pompino, dopo che tu mi avevi sborrato in bocca e lui mi sditalinava. Solo più tardi mi confidasti che ti aveva convinto a lasciarlo fare fin dalla prima volta che ci spiò. Ecco, adesso sono certa che tra noi non c’è stabilità, mai discussa, ma complicità: siamo perfettamente complementari. Tu, senza saperlo, sei un corruttore, e io, senza saperlo, sono corruttibile.»

Finì la sigaretta e ne accese un’altra, quasi senza accorgersene. Tacque, sempre evitando il mio sguardo; poi riprese e concluse:

«Adesso ho ben chiara la solidità del nostro rapporto: siamo fatti l’uno per l’altra, ed è per questo che ti amo. Ma non credere che io sia priva di volontà. Se sto venendo, ancora una volta, è perché lo voglio io. E vedrai: sarò protagonista, come con Umberto, il primo a cui mi hai ceduta. Me lo sono goduto più di quanto lui abbia goduto di me, e tu mi tenevi le mani mentre mi scopava.»

Finì anche quella sigaretta e continuò a fissare il selciato su cui l’auto scorreva senza scatti. Non dissi una parola e continuai a guidare, pensando all’uomo che ci aspettava davanti alla pizzeria. Non lo conoscevo neppure di persona: ci eravamo trovati frequentando un gruppo il cui nome era emblematico – “Noi cornuti”. Per due mesi avevamo chattato con l’obiettivo di condurlo da mia moglie Ludovica, fino a fissare luogo e programma. Lui era un rappresentante di commercio, con qualche anno in meno di noi (Ludovica aveva appena compiuto cinquantasei anni). Aveva proposto di cenare in quel locale e poi trasferirci nel motel di fronte. Aveva prenotato due stanze attigue, una per loro, l’altra per me. Per condire il tutto, mi aveva promesso che la mattina dopo me l’avrebbe riportata nella mia stanza… piena, piena. Avevo sorriso a quella sferzata, ammettendo a me stesso che era esattamente ciò che volevo.

Dopo circa mezz’ora di viaggio, arrivammo nell’area antistante il locale: potei osservare l’edificio del motel poco distante. Parcheggiai agevolmente e feci per scendere. Roberto ci aveva visti arrivare, si era diretto verso la mia auto e si affrettò ad aprire lo sportello a Ludovica, sorpresa dall’arrivo di quello sconosciuto che presto sarebbe stato il suo amante. Le porse una rosa, dopo aver eseguito un perfetto baciamano. Poi l’aiutò a scendere e la condusse, sottobraccio, verso l’ingresso del locale. Rimasi indietro, indugiando a recuperare cappotto e cappello dal sedile posteriore. Li seguii a una decina di metri di distanza e li osservai camminare fianco a fianco, come se si conoscessero già. Solo allora la tensione mi calò addosso.

Roberto non era molto più alto di Ludovica, vestiva in maniera sobria, corporatura non certo atletica. Ludovica, invece, era uno schianto. Durante il tragitto non mi ero reso conto di quanto fosse splendida nei suoi cinquantasei anni. La ragazza snella che avevo conosciuto a scuola si era trasformata in una bella donna matura: si era riempita, fisicamente, nei posti giusti. Il sedere che tutti ammiravano già in adolescenza era diventato la sua parte più attraente, sorretto da anche appena appena generose e da gambe perfette. Indossava un tailleur elegante dai colori primaverili, in cui predominava il rosa. Portava il cappotto adagiato sul braccio libero, mentre l’altro era tenuto con leggerezza dal suo nuovo amante. In testa un cappellino che non potei che definire civettuolo. I tacchi dodici valorizzavano le sue gambe dritte e ben formate. Osservai gli ultimi passi prima dell’ingresso: Roberto incerto, Ludovica elegante e sicura sui tacchi.

Quando entrai nel locale, molto illuminato e spazioso, erano già seduti a un tavolo enorme, di legno massiccio, uno accanto all’altra. Ludovica aveva posato la rosa, il cappellino e il cappotto alla sua destra, e la vidi prendere anche il cappotto di Roberto per riporlo accanto. Lui aveva prenotato il tavolo: evidentemente era conosciuto lì, così come al motel, come avrei scoperto poi.

Appena seduto di fronte a loro, notai che non mi rivolgevano nemmeno lo sguardo. Parlavano fitto fitto, sorridendo. Lui, ora, le teneva la mano sinistra e le accarezzava quella destra. Solo quando apparve il cameriere volsero lo sguardo verso di me. Ordinammo pizza e birra; il cameriere si allontanò e i due ripresero a parlarsi con una complicità che mi sorprese. Non riuscivo a staccare gli occhi da loro. Mi ignoravano come fossi un vicino di tavolo qualunque, non il terzo di quel convivio. Ero eccitato da tanta promettente intesa.

Fu quasi per caso che, a un certo punto, Roberto si sporse dietro le spalle di Ludovica e le parlò all’orecchio. La vidi sorridergli, un po’ impacciata, un po’ sorpresa. Mi rivolse finalmente lo sguardo, come cercando un’approvazione che non aveva ragione di chiedere. Fu un attimo, poi si voltò verso Roberto e gli fece cenno di sì. Lui si alzò rapidamente, prese la mano sinistra di mia moglie e l’aiutò a uscire dallo spazio tra tavolo e panca. Ludovica lo seguì con naturalezza. Li vidi allontanarsi mano nella mano, sicuri e calmi, lungo la sala. Rimasi stupito da quanto stava accadendo sotto i miei occhi. Coprirono la distanza che dal tavolo conduceva verso l’ingresso dei bagni, sulla mia destra, a una trentina di metri, e scomparvero dietro una porta a doppie ante a molla, sormontate da due oblò che lasciavano appena intravedere l’interno. Dopo che le ante si richiusero rapidamente alle loro spalle, non li vidi più.

Ero in estasi. La sorpresa per l’intraprendenza di Roberto e la complicità sfacciata di mia moglie mi avevano colto impreparato, tanto più che non c’era stata alcuna preordinazione di quanto stava accadendo. Il programma prevedeva che, dopo cena, se Ludovica avesse accettato di avere un rapporto con Roberto, ci saremmo trasferiti al motel vicino. Invece tutto si era manifestato in maniera del tutto estemporanea. Non mi restava che attendere, in ansia.

Ansia che presto si tramutò in terrore e sgomento, perché dopo pochi minuti dal loro ingresso nei bagni notai che vi entravano tre donne, una delle quali giovanissima. Cominciai a sudare freddo. Le vidi sostare davanti a quella che doveva essere la porta del bagno delle donne. Dopo qualche minuto, a turno, bussarono. Poi le vidi agitarsi. A quel punto mi rassegnai a un possibile scandalo in un locale pieno di gente, e non riuscii a stare fermo sulla panca. Mentre temevo l’irreparabile, vidi le tre donne uscire dal locale bagni e allontanarsi verso i loro tavoli, gesticolando e inveendo. Respirai a fatica per un po’, chiedendomi come i due amanti sarebbero riusciti a uscire da quel rifugio così esiguo, mentre fantasticavo sul rapporto che stavano consumando in quello spazio ristretto. Non staccai lo sguardo dalle due ante con gli oblò finché, dopo circa cinque minuti, non vidi un movimento all’interno. Roberto guadagnò per primo l’uscita. Tirai un sospiro di sollievo, sperando che non ci fossero altri colpi di scena. Fui definitivamente rassicurato quando anche mia moglie fece capolino e raggiunse con apparente calma la sala del ristorante. Roberto si fermò a metà strada, attese che lo raggiungesse, poi la prese per mano e la ricondusse al nostro tavolo.

Appena seduti, ripresero a sfiorarsi le guance, e vidi Roberto parlarle all’orecchio. Ludovica si illuminò e si sistemò sulla panca. Roberto le infilò una mano tra le cosce e lei gli appoggiò il capo sulla spalla. Con l’altra mano, mentre continuava a toccarla, tirò fuori dalla tasca le mutandine di mia moglie, stringendole nel pugno e mostrandomele. Ero al culmine dell’eccitazione e mi limitai a dire loro quanto fossi stato in apprensione. Roberto rispose soltanto che Ludovica mi avrebbe raccontato tutto, più tardi. Ebbi appena il tempo di assaporare l’emozione di quella rivelazione, che arrivò il cameriere con le pizze, seguito subito da un altro con i tre bicchieri di birra. Roberto teneva ancora la mano tra le cosce di mia moglie, che si muoveva vistosamente sotto l’effetto di quelle carezze intime. Mi disse, a voce bassa:

«Non puoi sapere quanto sta venendo: hai una moglie superba. La vorrò per sempre. Non sai come si è comportata, dentro il bagno…»

Ludovica aveva gli occhi lucidi, bellissimi. Notai che stava godendo sotto le dita di Roberto. A un tratto la vidi sussultare, avvicinarsi al collo del suo amante e venire. Lui l’abbracciò forte e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Poi, sollevandosi, le sorrise. Subito dopo rivolse lo sguardo verso di me, accennò un sorriso perfido, quindi tirò fuori lentamente la lingua, socchiudendo le labbra. Aveva la lingua bianca, ricoperta di sperma. La ritirò rapidamente in bocca, mi fissò e deglutì. Quando la tirò fuori di nuovo, restava solo un largo alone chiaro: il resto era già stato inghiottito. Subito dopo i due iniziarono a gustarsi la pizza. Roberto, ogni tanto, le infilava la mano tra le cosce, e lei sorrideva sussurrandogli qualcosa. Ero al settimo cielo: avevo sempre sognato una tale complicità tra mia moglie e un suo amante. Roberto era il terzo, ma con lui si era stabilita un’intesa perfetta. Mangiarono e bevvero con gusto, baciandosi di tanto in tanto. Lui tirò fuori di nuovo le mutandine per annusarle: «Sono inzuppate di sperma» mi disse, e Ludovica gli sorrise mentre a me indirizzava uno sguardo di sfida.

Finita la cena, Ludovica chiese a Roberto di accompagnarla fuori a fumare, lasciandomi solo al tavolo a godermi quella libertà che le avevo concesso. Tornarono dopo circa dieci minuti. Ludovica mi chiese se potevo accompagnarla al motel. Roberto propose di raccontarmi la loro “avventura” di poco prima, nei bagni delle donne, e invitò Ludovica a farlo. Lei non esitò:

«Appena chiusa la porta dietro di noi, Roberto ha cominciato a baciarmi – baci liquidi, vogliosi – mentre le mani mi correvano ovunque sul corpo. Non sapeva cosa privilegiare: i seni, le cosce, il culo. Io, per non essere da meno, gli ho preso il cazzo tra le dita attraverso la stoffa dei pantaloni. Mi ha tirato giù le mutandine, già bagnate da quando ero salita in auto sotto casa. Mi ha fatto i complimenti mentre me le sfilava, senza smettere di baciarmi e dirmi parole eccitanti. Mi voleva tutta per sé, voleva chiederti di lasciarmi a lui. L’ho dissuaso, dicendogli che ti amo e che con lui sarebbe stata solo una notte di sesso – che gli avrei dato tutto. Mi ha chiesto se… anche il culo. Gli ho detto di sì, che al motel gli avrei dato tutto di me. Appena tolte le mutandine, ha cercato la mia fica: mi voleva scopare subito. Senza pensarci troppo si è seduto sul bordo del lavandino, mi ha tirata a sé e in un attimo mi ha infilato il cazzo dentro. Mi baciava il collo, mi stringeva i capezzoli, e io saltavo sul suo cazzo dandogli le spalle. È stato in quel momento che abbiamo sentito prima delle voci dietro la porta, poi qualcuno bussare e reclamare il bagno. Ho avuto la sfacciataggine di rispondere che ero in difficoltà e che dovevano aspettare. Sono rimaste deluse, hanno protestato, ma senza troppa convinzione. Intanto continuavo a saltare sul cazzo di Roberto e stavo per venire. Lui mi ha fermata, temendo che quelle donne potessero tornare, e mi ha chiesto di aspettare il motel per farmi godere davvero. “Adesso dobbiamo uscire,” mi ha detto, “per non rischiare.” A malincuore mi sono staccata da lui, ma prima che potesse dire altro gliel’ho preso in bocca, e poco dopo mi è venuto dentro. Il resto l’hai visto. Adesso vai a pagare e raggiungici al motel.»

Il mattino dopo, Roberto bussò come aveva promesso. Aprii e li vidi entrare rapidamente. Mi disse di averle provate tutte per portarsela via, ma che lei si era rifiutata di lasciarti. Mi assicurò che aveva goduto immensamente per tutta la notte, che me la riportava piena in ogni buco e che potevo godere di lei e di quanto conservava dentro. Le chiese di lasciargli tenere le mutandine, come ricordo di quell’incontro irripetibile. Disse che se ne andava malinconico, perché Ludovica gli aveva chiesto di non domandarle più di incontrarla. Lasciò le chiavi della stanza in cui avevano trascorso la notte, perché lei potesse recuperare i suoi vestiti, dato che lui lasciava subito il motel. Si accomiatò baciandola a lungo, prima di uscire per sempre dalla nostra vita.

Ludovica mi disse che non si sarebbe mai più opposta, quando le avessi presentato il prossimo amante. Poi facemmo l’amore, e ripercorsi fica, culo, bocca – tutto ciò che lui aveva riempito di sperma, di cui potei gustare odore e sapore. Mi confidò che Roberto l’aveva scopata con ardore, lascivia, intensità, e che dubitava che un eventuale amante successivo avrebbe potuto farla impazzire di piacere allo stesso modo.

Il successivo, in realtà, fu ancora meglio. Si chiamava Abdhul, era egiziano, e con lui ebbero una relazione esclusiva. Potevano incontrarsi da soli, e spesso lei lo raggiungeva a casa sua.

Vuoi essere pubblicato anche tu?

scritto da

La Community di SMM
La Community di SMM
La nostra Community contribuisce con Racconti e Fantasie Cuckold originali. I membri più audaci, disinibiti e creativi utilizzano il form di Invio Racconti per renderci partecipi delle loro avventure.

Ultimi Racconti e Fantasie Cuckold

Il balcone e la stanza degli ospiti

Troppo vino e troppo silenzioIl Barolo aveva fatto il suo lavoro. Quattro bottiglie in sei persone, risate sempre più sguaiate, battute sempre meno filtrate. Ludovica si era alzata dalla...

Il prezzo del tradimento: vendetta in macchina

Lo specchietto non mente maiFranco avrebbe voluto essere ovunque tranne che lì, sul sedile posteriore della loro Audi, in quella piazzola sterrata ai margini del bosco. Il motore spento,...

Guardare di nascosto

Un racconto erotico cuckold di LoranLoryQuarto racconto veroSiamo Lorenzo e Luna, coniugi sessantenni. Ho scoperto da poco il piacere di guardare la mia signora scopare con perfetti sconosciuti. A...

La sera dell’invito

L'annuncio e l'invitoL'annuncio era comparso tre giorni prima nella sezione "incontri particolari" del forum. Poche righe, nessuna foto esplicita, solo l'essenziale: "Coppia giovane cerca osservatore discreto. Tu guardi, noi...