L’ultimo desiderio della sposa

La promessa sotto l’arco di fiori

La pioggia aveva iniziato a cadere proprio mentre Davide pronunciava il suo “sì”. Gocce leggere che tamburellavano sulla vetrata della chiesa, un sottofondo quasi romantico alla cerimonia che avrebbe dovuto essere il giorno più felice della sua vita. Elena era bellissima nel suo abito bianco, i capelli raccolti in una acconciatura elaborata che lasciava scoperte le spalle nude, la pelle ambrata che contrastava con il candore del tessuto. Ma i suoi occhi, quegli occhi scuri che Davide amava tanto, non lo guardavano con la devozione che si aspettava. Continuavano a scivolare verso destra, dove Alessandro stava in piedi come testimone, impeccabile nel suo smoking nero.

Alessandro. Il suo migliore amico. Alto, atletico, con quel sorriso sicuro che faceva impazzire le donne. Davide lo conosceva da una vita, ma solo quella mattina, mentre si preparavano insieme, aveva notato qualcosa di diverso nel modo in cui parlava di Elena. Un’intimità nelle parole, una familiarità che andava oltre la semplice amicizia.

“Devo dirti una cosa,” aveva sussurrato Elena poco prima di entrare in chiesa, stringendogli la mano con una forza inaspettata. “Ho un desiderio. Un ultimo desiderio da single.”

Davide aveva sorriso, pensando a qualche capriccio innocente. Invece lei aveva continuato, la voce bassa e ferma: “Voglio Alessandro. Stanotte. Davanti a te.”

Il mondo gli era crollato addosso, ma stranamente non si era sentito arrabbiato. Solo… eccitato. Un’eccitazione vergognosa, viscerale, che gli aveva fatto indurire il cazzo proprio lì, nei minuti prima di sposarsi. Elena lo aveva guardato negli occhi e aveva capito. Aveva sorriso, quel sorriso malizioso che conosceva così bene, e aveva aggiunto: “Lo sapevo. Lo sapevo che ti avrebbe fatto godere.”

Ora, mentre il prete li dichiarava marito e moglie, Davide sentiva quel peso nel petto, quella miscela di gelosia e desiderio che non riusciva a decifrare. Quando baciò Elena, sentì il sapore del suo rossetto e pensò che presto quelle labbra avrebbero baciato Alessandro. Quelle labbra che erano sue, almeno sulla carta.

Il ricevimento e la pioggia

Il ricevimento si svolgeva in una villa con giardino, ma la pioggia aveva rovinato i piani. Gli invitati si erano ammassati sotto il portico, tra risate e brindisi, mentre Davide osservava Elena danzare con Alessandro. Le mani di lui sulla sua vita, troppo basse, troppo sicure. Elena rideva, la testa gettata all’indietro, e Davide sentiva il cazzo pulsare nei pantaloni dell’elegante completo.

“È ora,” gli sussurrò Elena all’orecchio, passandogli accanto. “Vieni.”

Lo guidò attraverso il giardino bagnato, oltre gli alberi illuminati dalle lanterne, fino a un gazebo isolato. Alessandro era già lì, l’ombrello in mano, il sorriso stampato sul volto. Quando li vide arrivare, lo chiuse e lo appoggiò contro una colonna.

“Davide,” disse Alessandro, la voce calma. “Elena mi ha spiegato tutto. Se non sei d’accordo, ci fermiamo qui.”

Ma Davide non riusciva a parlare. Guardava Elena che si avvicinava ad Alessandro, le mani che scivolavano sul petto di lui, sul papillon nero. “Voglio che tu guardi,” disse lei, voltandosi verso il marito. “Voglio che tu veda cosa mi fa un vero uomo.”

Le parole erano crudeli, ma pronunciate con una dolcezza che le rendeva ancora più devastanti. Alessandro afferrò Elena per i fianchi e la baciò, un bacio profondo, affamato. Davide li osservava dalla penombra del gazebo, la pioggia che cadeva tutto intorno, creando una cortina liquida che li isolava dal mondo.

Elena gemette contro la bocca di Alessandro, e quel suono fece contrarre lo stomaco di Davide. La vide portare le mani alla cintura di lui, slacciarla con gesti esperti. “Ti sei mai chiesto perché tornavo sempre tardi dalle cene con i colleghi?” sussurrò Elena, voltandosi verso Davide mentre liberava il cazzo di Alessandro. “Era per lui. Sempre per lui.”

Il membro di Alessandro era grosso, più grosso di quello di Davide, e scuro. Elena lo afferrò con entrambe le mani, lo accarezzò lentamente, gli occhi fissi su quelli del marito. “Guarda quanto è duro per me. Quanto mi vuole.”

Davide sentiva la propria erezione premere dolorosamente contro i pantaloni, ma non osava toccarsi. Non ancora. Voleva prolungare quella tortura, quel mix di umiliazione e piacere che gli attraversava il corpo come una scarica elettrica.

Sotto la pioggia, la resa

Alessandro sollevò l’abito di Elena, rivelando le gambe nude, le cosce tornite. Non indossava biancheria intima. “Troia,” mormorò lui, e Davide trasalì a sentire quella parola rivolta a sua moglie. Ma Elena rise, una risata gutturale, e si voltò, offrendogli il culo.

“Scopami,” disse. “Scopami come non lo fa mai lui.”

Alessandro non si fece pregare. La penetrò in un colpo solo, affondando fino in fondo, e Elena urlò. Un urlo di piacere puro che echeggiò nel giardino bagnato. Davide li guardava, ipnotizzato, mentre Alessandro la sbatteva forte, le mani sui fianchi di lei, i colpi decisi, ritmici. Il suono della carne contro carne si mescolava al rumore della pioggia, creando una sinfonia oscena.

“Cazzo, quanto sei stretta,” grugnì Alessandro, e Elena gemeva, le dita aggrappate al legno del gazebo. “Più forte,” supplicava. “Più forte, ti prego.”

Davide sentiva il proprio cazzo pulsare, una goccia di pre-sperma macchiare i pantaloni. Voleva toccarsi, ma si trattenne. Voleva vedere tutto, sentire tutto, prima di concedersi quel piacere.

Alessandro uscì da Elena e si sedette su una panca, il cazzo lucido dei succhi di lei. “Cavalcami,” ordinò, e Elena obbedì immediatamente. Si infilzò su di lui, gemendo forte, la testa gettata all’indietro. Iniziò a muoversi, su e giù, i seni che rimbalzavano sotto il vestito scollato. Alessandro le afferrò i capezzoli attraverso il tessuto, li pizzicò forte, e lei urlò ancora.

“Davide,” lo chiamò Elena, la voce rotta dal piacere. “Guardami. Guarda come mi scopo il tuo migliore amico nel giorno del nostro matrimonio.”

Le parole lo colpirono come schiaffi, ma invece di dolore sentiva solo eccitazione. Si avvicinò, incapace di resistere, e vide il cazzo di Alessandro sparire nella figa di sua moglie, vide i succhi che colavano, sentì l’odore del sesso nell’aria umida.

“Sto per venire,” gemette Elena. “Cazzo, sto per venire.”

E venne, urlando, il corpo scosso da spasmi violenti. Davide vide il liquido schizzare fuori di lei, bagnare le cosce di Alessandro, il pavimento del gazebo. Squirtava, qualcosa che non aveva mai fatto con lui. Mai.

La guida della sposa

Alessandro continuava a scoparla, insensibile al suo orgasmo, alla sua ipersensibilità. Elena piangeva dal piacere, le lacrime che le rigavano il viso perfettamente truccato. “Basta,” supplicava, ma lui non si fermava. “Ancora,” grugniva. “Ancora, troia.”

Poi la spinse giù, in ginocchio davanti a lui, e le afferrò i capelli. “Succhia,” ordinò, e Elena aprì la bocca, ingollò il cazzo ancora bagnato di lei. Davide guardava la testa di sua moglie muoversi avanti e indietro, sentiva i suoni osceni della fellatio, vedeva la saliva colare sul mento di lei.

“Sto per venire,” grugnì Alessandro. “Dove la vuoi?”

“In bocca,” rispose Elena, staccandosi per un istante. “Voglio berla tutta.”

Alessandro esplose, e Davide vide lo sperma riempire la bocca di Elena, traboccare, colare sul vestito bianco. Lei inghiottì, avidamente, come se fosse la cosa più buona del mondo. Quando Alessandro finì, lei si voltò verso Davide, la bocca ancora piena, e gliela mostrò. Poi inghiottì, lentamente, e sorrise.

“Ora tocca a te,” disse, avvicinandosi al marito. Gli slacciò i pantaloni, liberò il cazzo duro e dolorante. “Guardami,” ordinò, e Davide obbedì. La guardò mentre si leccava le labbra, ancora sporche dello sperma di Alessandro. “Pensa a quanto sono stata troia. Pensa a come mi sono fatta scopare davanti a te.”

Afferrò il cazzo di Davide e iniziò a segarlo, lentamente, crudelmente. “Pensa al suo cazzo dentro di me. Pensa a come mi ha fatto squirtare. Pensa a come ho bevuto la sua sborra.”

Le parole erano veleno e miele insieme. Davide sentiva l’orgasmo montare, incontrollabile. “Elena,” gemette, ma lei non rallentò.

“Vieni per me,” sussurrò. “Vieni mentre pensi a quanto sono stata puttana.”

E Davide venne, violentemente, lo sperma che schizzò sul vestito di lei, sulle sue mani, sul pavimento bagnato. Venne come non aveva mai fatto, il corpo scosso da spasmi che sembravano non finire mai.

Quando finì, Elena lo baciò sulla bocca, dolcemente. “Benvenuto nel nostro matrimonio,” sussurrò. E Davide, esausto e soddisfatto, capì che quella era solo la prima di molte notti simili.

scritto da

Clara Bellini
Clara Bellini
Clara Bellini, nata il 12 febbraio 1978 sotto il segno dell'Acquario, è un'autrice milanese di racconti per adulti che ha saputo trasformare la sua passione per la scrittura in una carriera di successo. Clara è sempre stata una sognatrice, caratteristica tipica del suo segno zodiacale, che l'ha spinta a esplorare i limiti della creatività e della libertà personale. La sua capacità di pensare fuori dagli schemi si riflette nei suoi racconti, che combinano elementi di erotismo con una profonda introspezione psicologica. Dopo aver conseguito....

Ultimi Racconti e Fantasie Cuckold

Una donna bacia un uomo mentre il marito osserva seduto accanto su un divano in soggiorno con luce calda.

La nostra prima volta

Era da tempo che desideravo vedere mia moglie con un altro uomo. Ne avevamo parlato spesso, e lei sembrava incuriosita dall'idea, finché un giorno le dissi che avevo trovato,...
Un uomo e una donna in intimo sul divano mentre un anziana dorme sullo sfondo in una stanza illuminata da una lampada.

La Bolognese 3^

Una fantasia cuckold di Luigi&ludovicaAppena uscito da casa della Bolognese, riguadagnai la stradina dove una moltitudine di gente si affannava — chi per semplice curiosità, chi in cerca della...
Due figure si abbracciano dietro una tenda da doccia bagnata e traslucida con luce soffusa.

Abdullah – il…nostro amante

A dire il vero, sarebbe stato meglio se a scrivere questo racconto fosse stata mia moglie Ludovica: lo si capirà dall'epilogo della sua relazione con Abdullah.Quello che sto per...
Un uomo in piedi guarda una donna seduta sui gradini in un vicolo buio di notte.

La Bolognese ( l’epilogo)

Un racconto erotico cuckold di LuigiLudovica fu al mio fianco quando mi recai al funerale del mio amico Pippo. Abbracciò la figlia e il figlio, porgendo loro le condoglianze....