ho fatto corteggiare mia moglie al mio amico

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Un racconto cuckold di magaribi

Mi chiamo Luca e ho cinquant’anni.

Io e mia moglie Laura, cinquantuno anni, siamo sposati da trent’anni e non abbiamo figli.

Siamo sempre stati molto affiatati dal punto di vista sessuale, e non abbiamo mai avuto remore a condividere le nostre fantasie erotiche, anche le più spinte. Con il passare del tempo, però, la routine ha preso il sopravvento: i rapporti si sono diradati e, quando ci sono stati, sono risultati sempre meno soddisfacenti, per entrambi.

Come capita a molti uomini della mia età, da tempo coltivavo la fantasia di vedere mia moglie a letto con un altro uomo. Non ho avuto difficoltà a condividerla con Laura, e la cosa ci ha unito più che divisi. Abbiamo iniziato guardando insieme film porno a tema cuckold: anche a lei piacciono, e ci eccitiamo immedesimandoci nelle scene — io mi immagino cornuto, lei si vede fare sesso davanti a me, con il mio consenso.

Sempre in quest’ottica, le ho regalato un vibratore realistico, dotato di una ventosa alla base. Laura lo fissa a terra e si impala su di esso mentre io la guardo, masturbandomi. Questi giochi, però, non sono mai usciti dalle mura di casa né dal terreno della fantasia condivisa: Laura ha sempre escluso categoricamente che la cosa potesse realizzarsi davvero.

La mia voglia di corna, però, era autentica, e col tempo è diventata quasi insostenibile. Ero ormai un masturbatore compulsivo, ossessionato dal pensiero di mia moglie scopata da un uomo che non fossi io.

Ho deciso allora di cambiare strategia: invece di partire da lei, avrei portato un uomo nel nostro letto partendo da lui. Avrei fatto in modo che qualcuno corteggiasse Laura.

La scelta è caduta su Giuseppe, un nostro amico storico. Lui e sua moglie Patrizia sono la nostra coppia di sempre: ci conosciamo dall’infanzia, quasi cresciuti insieme. Io e Patrizia siamo coetanei e abbiamo frequentato la stessa scuola; Giuseppe e Laura hanno un anno più di noi. In un paio di occasioni abbiamo trascorso le vacanze estive insieme, e ricordo bene quelle giornate in costume, con gli sguardi che inevitabilmente scivolavano sull’uno o sull’altra.

Ho sempre avuto la sensazione che tra Giuseppe e mia moglie ci fosse un certo feeling. Nelle nostre serate in quattro, Laura rideva alle sue battute più del dovuto, e con lui aveva sempre una naturalezza, una confidenza che mi era sempre parsa un po’ fuori scala.

Con Giuseppe, tra amici, avevamo affrontato più volte discorsi a sfondo erotico. Un paio di volte, ubriachi, ci eravamo confessati la fantasia di scambiarci le mogli — restata, ovviamente, solo un discorso da bar. Lui si è sempre definito “un uomo di mondo”, vantando esperienze di ogni tipo, compreso qualche scambio di coppia in passato, mai però con l’attuale moglie.

Per una questione d’età, ho sempre avvertito nei suoi confronti un senso di inferiorità, una sottomissione silenziosa che non ho mai lasciato trasparire. Proprio per questo mi è sembrato l’uomo giusto per il mio piano.

Dopo lunga riflessione, in occasione di un’uscita tra noi, davanti a un paio di birre, gli confidai la mia fantasia di vedere Laura corteggiata da un altro. Non gli dissi esplicitamente che volevo vederla scopare — non ce n’era bisogno. Giuseppe capì al volo, e mi disse che non aveva alcun problema a tentare con lei. Anzi, mi confessò che Laura gli era sempre piaciuta, che l’aveva immaginata tante volte nuda, e che le aveva dedicato non poche seghe.

Quella confessione mi mandò letteralmente in tilt.

Gli dissi di corteggiarla come meglio credeva, ma con la massima cautela — Patrizia doveva restare all’oscuro di tutto — e senza forzare la situazione: c’era il rischio di far saltare entrambi i matrimoni. In cuor mio, comunque, ero convinto che il tentativo sarebbe fallito. Laura aveva sempre escluso che quella fantasia potesse concretizzarsi, e non credevo che avrebbe cambiato idea così facilmente.

Giuseppe mi disse subito che aveva le idee chiare: si sarebbe iscritto alla palestra frequentata da mia moglie, dove né io né Patrizia avevamo mai messo piede. Gli chiesi di non farle capire nulla, ma di tenermi costantemente informato su ogni sviluppo. Per non destare sospetti, evitai di dargli il numero di cellulare di Laura: si sarebbe giocato le sue carte da solo.

Nei giorni successivi iniziarono gli aggiornamenti. Come promesso, Giuseppe si era iscritto in palestra e aveva iniziato a frequentarla negli stessi orari di Laura. Subito notai una stranezza: mentre lui mi scriveva di averla incontrata più volte, mia moglie non mi diceva nulla. Aveva rivisto un nostro comune amico e aveva scelto di tenerselo per sé.

Quel silenzio mi fece pensare che fosse pronta a tradirmi.

La conferma arrivò pochi giorni dopo, quando Giuseppe mi scrisse che Laura gli aveva dato il proprio numero — proprio il suo, verificai subito.

Nel giro di due settimane arrivammo al giorno che avrebbe segnato tutto: Giuseppe mi comunicò che lui e Laura si sarebbero visti la sera successiva, dopo cena, per un’uscita a due. Mia moglie, seguendo lo schema più classico, mi disse che sarebbe uscita con le amiche e che forse avrebbe fatto tardi. Le risposi di non preoccuparsi, che me la sarei cavata da solo.

Appena uscì di casa, scrissi a Giuseppe chiedendogli di tenermi aggiornato minuto per minuto, di non demordere anche se probabilmente quella sera non sarebbe successo nulla, e — se possibile — di mandarmi delle foto.

Era fine estate, faceva ancora caldo. Ero eccitato come non mi capitava da anni.

Non riuscii a mangiare quasi nulla, lo stomaco chiuso in una morsa. Salii sul letto matrimoniale, nudo, il cazzo già duro, e posai il cellulare davanti a me, in attesa. Sapevo che se mi fossi toccato sarei venuto all’istante.

Avevo messo mia moglie nelle mani di un amico, e ora non mi restava che godermi la serata, qualunque fosse stato l’esito. Il solo pensiero di lei fuori con un altro uomo — con il mio consenso — mentre io restavo a casa, nudo e in attesa, mi mandava fuori di testa. Dentro di me si mescolavano gelosia ed eccitazione in proporzioni che non sapevo più distinguere. Continuavo a ripetermi che quella sera non sarebbe successo nulla: Laura era un osso duro, non si sarebbe concessa alla prima uscita come una ragazzina.

Mi accorsi, con un certo disagio, che quel pensiero — l’idea di un suo rifiuto — mi dispiaceva davvero. La mia voglia di corna chiedeva di essere saziata.

Pochi minuti dopo, Giuseppe mi scrisse che si sarebbero visti in un locale in un paese vicino. Mi mandò una foto dal tavolo del pub, mentre l’aspettava. Poco dopo, un messaggio secco: “È arrivata.”

Da quel momento calò il silenzio. Nessuna notizia fino alle undici, quando arrivò una foto senza commento.

L’aprii con il cuore in gola.

Era stata scattata in auto: Laura, ancora vestita, era china su Giuseppe, il suo cazzo in bocca. Non resistetti oltre: mi toccai e venni quasi subito, con violenza.

Andai in bagno a ripulirmi, poi tornai sul letto e ripresi a fissare quella foto come una reliquia. Scrissi a Giuseppe: “Bravo, complimenti.” Poi, subito dopo: “La prossima volta forse riuscirai anche a scoparla.” Non rispose.

Verso mezzanotte arrivò un’altra foto. Mi preparai mentalmente, sapendo che quell’immagine avrebbe segnato per sempre il mio destino di cornuto: si vedevano solo il ventre e il grembo di mia moglie, nuda, distesa su un letto, la fica e le tette imbrattate di sperma.

Mi masturbai di nuovo, e venni ancora.

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