Quella sera di giovedì Maria è entrata in casa con un’energia diversa. Aveva ancora addosso il profumo della metro, quello strano mix di aria condizionata e corpi ammassati, ma c’era qualcos’altro. Qualcosa nei suoi occhi.
Si è tolta le scarpe, quelle décolleté beige con la fibbia che le avevo regalato per il compleanno, si è versata un bicchiere di vino bianco, si è seduta sul divano accanto a me.
“Devo raccontarti una cosa,” ha detto.
Io stavo guardando una partita, ho abbassato il volume.
“Dimmi.”
“Oggi sulla metro c’era un uomo seduto di fronte a me.” Ha bevuto un sorso di vino. “Giovane, forse trent’anni. Bello. E mi guardava.”
“Ti guardava come?”
“Come si guarda una donna che si vuole scopare.”
L’ha detto così, senza giri di parole.
Maria ha quarantaquattro anni, un corpo di cui ha gran cura, va in palestra tre volte a settimana e rispetta una dieta religiosamente.
Quel giorno indossava il vestitino beige corto, quello che le arriva a metà coscia.
“Ero seduta sui sedili arancioni,” ha continuato, “e lui stava di fronte. Aveva le gambe aperte, i jeans chiari. Ho visto il suo cazzo che si induriva mentre mi fissava le cosce.”
Ho sentito il mio stomaco stringersi.
“E tu cosa hai fatto?”
“Niente. Ho lasciato che guardasse. Anzi, ho accavallato le gambe lentamente, lasciando che il vestito salisse un po’. Volevo che vedesse.”
Ha posato il bicchiere, mi ha guardato negli occhi. “Mi sono bagnata, amore. Mi sono bagnata pensando che lui volesse portarmi in un bagno pubblico e scoparmi contro il muro.”
Quella notte abbiamo fatto sesso con una violenza che mancava da mesi. E mentre la penetravo, lei ha sussurrato: “Immagina che sia lui. Immagina che sia quel ragazzo della metro che mi chiava.”
Sono venuto in meno di tre minuti.
Nei giorni successivi, a letto al buio, Maria ha cominciato a parlare sempre più esplicitamente. “Voglio provare,” ha detto una notte. “Voglio scopare con un altro uomo. Una volta. Solo per vedere come ci si sente.”
Il mio cazzo si è indurito istantaneamente. “E io?” “Tu ci sarai, se vuoi. Vedrai tutto. Ma devo decidere io come.”
Tre settimane dopo avevamo selezionato Davide da un sito di incontri: ventotto anni, studente di medicina al quinto anno, foto che mostravano un fisico atletico e un sorriso sicuro.
Ci siamo incontrati in un bar del centro. La chimica tra Maria e lui è stata immediata. Io ero seduto lì, a bere un caffè, mentre loro parlavano di viaggi, di libri, di film. Mi sentivo già escluso. Ma ero eccitato come non mai.
Il viaggio in macchina
Maria è partita venerdì mattina presto per la villa al mare, quella che abbiamo ereditato dai miei genitori e che usiamo solo d’estate.
Io ho preso Davide alla stazione Centrale alle undici. Salito in macchina, ci siamo stretti la mano, abbiamo sorriso con imbarazzo. I primi venti minuti di viaggio sono stati in silenzio, Radio Deejay che riempiva il vuoto.
Poi, all’altezza di Voghera, ho spento la radio.
“Devo dirti una cosa.” Davide si è girato verso di me. “Dimmi.”
“Io… io non voglio essere presente mentre tu scopi mia moglie.” L’ho detto così, diretto.
“Avevamo discusso di tutto, delle regole, di come sarebbe dovuto andare. Ma più ci pensavo, più capivo che non ce la farei. Stare lì, guardare, rimanere immobile. Preferirei non esserci.”
Davide ha annuito lentamente. “Va bene. E Maria lo sa?”
“Glielo dirò quando arriviamo. Ma volevo che tu lo sapessi prima.” Ho stretto le mani sul volante.
“Però voglio sapere tutto dopo. Voglio che lei mi racconti ogni dettaglio. Cosa avete fatto, come l’hai toccata, come ha goduto. Tutto.”
“Capisco.” Davide ha sorriso.
“Non è il primo caso. Alcuni mariti vogliono guardare, altri preferiscono immaginare. L’importante è che tu sia sicuro.” “Lo sono. Cazzo, il mio cazzo è duro da questa mattina solo a pensarci.”
Abbiamo riso, la tensione si è allentata. “Una cosa però,” ho aggiunto. “Scopala bene. Scopala come merita. Falle provare cose che con me non ha mai provato. Voglio che torni da me stravolta.” “Lo farò.”
Siamo arrivati alla villa alle tredici e trenta. Maria era in veranda, costume intero nero, occhiali da sole, un libro sulle ginocchia. Si è alzata quando ci ha visto, è venuta incontro. Ha abbracciato me, poi ha dato due baci a Davide.
“Benvenuti. Il pranzo è pronto.” Durante il pranzo sulla terrazza vista mare ho osservato Maria e Davide interagire.
Lei rideva alle sue battute, lui le sfiorava la mano passandole il pane, i loro sguardi si incrociavano con una complicità che mi escludeva e mi eccitava insieme. Ho mangiato poco. Loro hanno bevuto vino bianco, hanno parlato di tutto e di niente. Io ero già altrove.
La cronaca via messaggio
Dopo pranzo siamo rimasti seduti sulla terrazza, il silenzio rotto solo dal rumore delle onde.
Davide ha acceso una sigaretta, Maria ha versato altro vino. Io sapevo che era il momento.
“Maria, devo dirti una cosa.” Lei mi ha guardato. “Dimmi.”
“In macchina ho parlato con Davide. Gli ho detto che… che non voglio essere presente. Non ce la farei a stare lì, a guardare senza poter fare nulla. Preferirei non esserci.”
Maria ha posato il bicchiere, ha annuito lentamente. Non sembrava sorpresa. “Lo immaginavo. Ti conosco. Va bene.”
“Va bene?” “Sì. Forse è meglio così. Per entrambi.”
Ha guardato Davide, poi di nuovo me. “Ma voglio che tu sappia cosa succede. Non nei dettagli, quelli te li racconto dopo. Voglio che tu… senta che sta succedendo.”
“Come?” Maria ha sorriso. “Ti mando dei messaggi. Delle foto. Così sai, ma non sei qui. Poi stasera ti racconto tutto.”
Si è alzata, mi ha accarezzato il viso.
“Adesso vai a fare una passeggiata sulla spiaggia. Lasciaci per tre ore.”
Davide mi ha guardato, aspettando la mia conferma. Ho annuito. “Va bene.”
Mi sono alzato, ho preso il telefono, li ho guardati un’ultima volta. Maria si era già avvicinata a Davide, la mano sulla sua spalla. Sono uscito.
Ho camminato sulla spiaggia per venti minuti senza una meta, i piedi nudi sulla sabbia calda, il sole che picchiava sulla testa. Pensavo a cosa stava succedendo nella villa. Immaginavo Maria che si spogliava, Davide che la baciava, le mani di lui sul corpo di mia moglie. Il cazzo mi premeva dolorosamente contro il costume.
Poi il telefono ha vibrato. Un messaggio da Maria.
Un audio di dodici secondi.
L’ho aperto con le mani tremanti. Ho sentito la voce di mia moglie che gemeva, forte, senza controllo.
“Sì, così, cazzo, sì, più forte.”
Poi un suono di pacche ritmiche, pelle contro pelle.
Poi di nuovo la sua voce: “Dio, quanto sei grosso.” L’audio è finito.
Ho dovuto sedermi su uno scoglio.
Dieci minuti dopo, un’altra vibrazione. Una foto. Maria a quattro zampe sul nostro letto, la testa girata verso la fotocamera, la bocca semiaperta, gli occhi semichiusi.
Dietro di lei si vedeva una figura sfocata, il corpo di un uomo, le mani sui suoi fianchi.
Non si vedeva il viso di Davide, ma si vedeva il suo cazzo che entrava nella figa di mia moglie.
Ho fissato quella foto per cinque minuti. Poi me la sono segata lì, seduto su quello scoglio, guardando mia moglie scopata da un altro uomo. Sono venuto sui sassi, il cuore che batteva all’impazzata.
Poi ho continuato a camminare. Altre due ore e mezza.
Altri tre messaggi:
“Mi sta scopando il culo”, “Sono venuta tre volte”, “È venuto dentro senza preservativo“.
Ogni messaggio era una pugnalata eccitante. Quando sono tornato alla villa erano quasi le sei del pomeriggio.
La macchina di Davide non c’era più. Sono entrato. La casa era silenziosa. Sono salito in camera. Maria era sdraiata sul letto, nuda, i capelli incollati al viso dal sudore, le lenzuola stropicciate. L’odore di sesso riempiva la stanza. Mi ha guardato.
“È stato incredibile.”
Raccontami tutto, per bene
Mi sono seduto sulla poltrona accanto al letto, la stessa dove avevo immaginato di stare mentre loro scopavano. “Raccontami tutto,” ho detto.
Maria si è tirata su, si è appoggiata al cuscino.
Aveva ancora il rossetto sbavato, un succhiotto sul collo, i capezzoli arrossati.
“Appena sei uscito, Davide mi ha presa per mano, mi ha portato qui in camera. Mi ha spogliata lentamente, baciandomi dappertutto. Poi mi ha fatto sdraiare, ha aperto le mie gambe, e ha cominciato a leccarmi la figa.”
Si è toccata distrattamente una coscia mentre parlava. “Ha una lingua incredibile, amore. Mi ha leccato per venti minuti, mi ha fatto venire due volte solo con la bocca. La seconda volta ho schizzato. Non mi era mai successo prima.”
Ho sentito il mio cazzo pulsare. “Poi mi ha penetrata. Il suo cazzo… Dio, è più grosso del tuo. Più lungo e più spesso. Quando è entrato la prima volta ho urlato. Mi riempiva completamente. Mi ha scopata in quella posizione per dieci minuti, poi mi ha girata, mi ha messa a quattro zampe.”
Si è girata, mi ha mostrato il culo. Aveva segni rossi sui glutei. “Mi ha sculacciato mentre mi scopava. Forte. Mi ha chiamato troia, puttana, mi ha detto che sono fatta per prendere cazzi giovani.”
Ha sorriso. “E io gli ho risposto di sì, che sono la sua troia.”
Mi sono abbassato i pantaloni, il cazzo era durissimo. Ho cominciato a toccarmi. “No,” ha detto Maria con voce ferma. “Non ti tocchi. Ancora no.”
Ho ritirato la mano, frustrato.
“Poi,” ha continuato, “mi ha chiesto se poteva scoparmi il culo. Gli ho detto di sì. Ha preso il lubrificante dalla borsa, me ne ha messo tanto, ha lavorato con le dita fino a quando ero pronta. Poi me l’ha messo dentro. Lentamente. Centimetro dopo centimetro.” Si è toccata l’ano, ha gemito piano.
“Mi ha scopato il culo per mezz’ora. Io sono venuta altre due volte, toccandomi il clitoride. Alla fine gli ho detto di venire dentro la mia figa. Si è ritirato dal culo, mi ha girato, mi ha penetrato senza preservativo, e ha sborrato dentro di me. Tanto. L’ho sentito riempirmi.”
Ha allargato le gambe. “Guarda.” Ho guardato. La figa di Maria era gonfia, rossa, aperta. E tra le labbra si vedeva lo sperma di Davide che colava lentamente.
“Vieni qui,” ha detto. “Puliscimi con la lingua.”
Mi sono inginocchiato tra le sue gambe, ho abbassato la testa, ho passato la lingua sulla figa di mia moglie piena dello sperma di un altro uomo. Il sapore era salato, denso, estraneo. Ho leccato, pulito, ingoiato. Maria gemeva, mi teneva la testa premuta contro di lei.
Quando ho finito, mi ha guardato. “Adesso vai in bagno. E non ti toccare. Questa notte dormi sul divano. Domani mattina, se ti comporti bene, ti lascio venire mentre ti racconto tutto di nuovo.”
Sono uscito dalla camera, sono andato in bagno, mi sono guardato allo specchio. Avevo la faccia lucida, lo sperma di Davide sulle labbra. Il cazzo mi faceva male. Non mi sono toccato. Ho passato la notte sul divano, sveglio, eccitato, felice e distrutto. Il giorno dopo Maria mi ha fatto venire con la mano mentre mi sussurrava all’orecchio ogni singolo dettaglio di quello che aveva fatto con Davide. È stato l’orgasmo più intenso della mia vita.
E quando è finito, lei ha sorriso e ha detto: “Davide mi ha chiesto se può tornare il prossimo weekend.
Gli ho detto di sì.“





