Il Rito

Roberto aveva disposto tutto secondo le istruzioni che sua moglie Silvia gli aveva dato quella mattina, mentre facevano colazione sulla terrazza che si affacciava sul mare.
Lenzuola bianche di lino appena stirate. Candele profumate agli angoli della stanza. Bottiglia di champagne nel secchiello con ghiaccio sul comò. Due accappatoi di spugna bianca appesi dietro la porta del bagno.
Solo due.
Lui avrebbe indossato i vestiti che Silvia aveva scelto per lui: pantaloni di cotone beige, camicia bianca abbottonata fino al collo, piedi scalzi. Nessuna biancheria intima. L’ordine era stato chiaro.

Mentre sistemava l’ultimo cuscino sul letto matrimoniale king size, sentì il rumore della macchina che si fermava sul vialetto ghiaioso. Erano arrivati. Guardò l’orologio: le diciannove e trenta precise.
Matteo era sempre stato puntuale, anche ai tempi dell’università quando erano compagni di corso. Adesso era qualcos’altro. Non più un amico. Un officiante.

Roberto scese le scale, attraversò il soggiorno con le vetrate che incorniciavano il tramonto sul mare, aprì la porta d’ingresso. Silvia entrò per prima, abbronzata dopo tre giorni di sole, il vestito bianco di lino che le lasciava scoperte le spalle, i capelli raccolti in una treccia morbida.
Dietro di lei, Matteo: jeans scuri, polo blu, la sicurezza di chi sa esattamente quale ruolo sta per interpretare. “Benvenuto,” disse Roberto, e la formalità del tono non era casuale. Era parte del protocollo che avevano concordato durante settimane di conversazioni, email, telefonate notturne in cui avevano costruito insieme l’architettura di quello che stava per accadere.
Matteo gli strinse la mano, un gesto che conteneva il peso del consenso esplicito che avevano scambiato. “Grazie per l’invito.” Silvia attraversò il soggiorno senza guardare Roberto, salì le scale diretta alla camera. Matteo la seguì. Roberto rimase fermo nel soggiorno, attendendo. Dopo cinque minuti, la voce di Silvia lo raggiunse dall’alto:
“Puoi salire. Porta lo champagne e tre bicchieri.”

Roberto prese il vassoio d’argento dal mobile bar, vi sistemò la bottiglia e i bicchieri di cristallo, salì le scale con passi misurati. Entrò nella camera da letto. Silvia e Matteo erano seduti sul bordo del letto, vicini ma non ancora a contatto. Roberto posò il vassoio sul tavolino accanto alla finestra, stappò la bottiglia con un pop sommesso, versò lo champagne nei tre bicchieri. Ne porse uno a Silvia, uno a Matteo. Prese il terzo.
“Al nuovo inizio,” disse Silvia, guardando Roberto negli occhi. Bevvero insieme.

Quando i Vestiti Cadono

Silvia posò il bicchiere vuoto, si alzò in piedi al centro della stanza.
“Roberto, spogliami.”

Non era una richiesta. Era un’istruzione inserita in una liturgia precisa.
Roberto si avvicinò, le sue mani che tremavano leggermente mentre slacciava il bottone dietro il collo del vestito, faceva scorrere la cerniera lungo la schiena.
Il tessuto scivolò a terra, rivelando il corpo nudo di sua moglie.
Nessuna biancheria intima, come stabilito. Seni medi, capezzoli rosa già induriti, fica rasata.
Silvia si girò verso Matteo, che la osservava con un’espressione di apprezzamento controllato.
“Adesso lui,” disse lei, indicando Matteo.
Roberto si avvicinò all’uomo che stava per scopare sua moglie.
Gli sollevò la polo, gliela sfilò dalla testa. Petto definito, addominali visibili, pelle liscia. Poi si inginocchiò, gli slacciò la cintura, abbassò i jeans insieme ai boxer. Il cazzo di Matteo era già mezzo eretto, più lungo del suo, più spesso.
Roberto si rialzò, fece un passo indietro. “Siediti sulla poltrona,” ordinò Silvia. “Mani sulle ginocchia. Osserva. Non ti muovi a meno che io non ti dica diversamente.” Roberto obbedì, sedendosi sulla poltrona di velluto verde posizionata lateralmente rispetto al letto. Aveva una visuale perfetta.
Silvia e Matteo si baciarono per la prima volta. Lentamente, esplorando, le lingue che si intrecciavano.
Le mani di Matteo scivolarono lungo la schiena di Silvia, le afferrarono il culo, la attirarono contro di sé.
Il cazzo di lui, ormai completamente eretto, premeva contro il ventre di lei. Si spostarono verso il letto.
Silvia si sdraiò sulla schiena, aprì le gambe. Matteo si posizionò tra le sue cosce, abbassò la testa, cominciò a leccare la fica di lei con movimenti lunghi e lenti. Silvia gemette, appoggiò una mano sulla testa di Matteo, guidandolo.

Roberto osservava, il proprio cazzo duro dentro i pantaloni, le mani ferme sulle ginocchia come ordinato.
Guardava un altro uomo leccare sua moglie, la lingua che entrava nella fica, che stimolava il clitoride, che la faceva gemere sempre più forte.

Dopo dieci minuti, Silvia venne, la schiena che si inarcava, le dita che stringevano le lenzuola. Matteo si rialzò, si pulì la bocca con il dorso della mano, prese il preservativo dal comodino. Lo aprì, se lo infilò con gesti sicuri. Poi si posizionò tra le gambe di Silvia, guidò il cazzo all’entrata della fica, spinse dentro lentamente.

Silvia gridò, non di dolore ma di piacere puro.
Matteo cominciò a muoversi, penetrazioni profonde e controllate. Il suono dei corpi che si incontravano riempiva la stanza, insieme ai gemiti di Silvia.

L’Ordine di Servire

Matteo scopò Silvia per venticinque minuti, cambiando posizione tre volte: missionario, poi lei sopra a cavalcioni, poi da dietro con Silvia a quattro zampe.
In ogni posizione, Roberto aveva una visuale completa. Vedeva il cazzo di Matteo entrare e uscire dalla fica di sua moglie, vedeva il viso di lei contorto nel piacere, sentiva ogni gemito, ogni parola oscena che Silvia gridava.
“Più forte.”
“Scopami più forte.”
“Dio, come cazzo mi piace.”

Parole che non aveva mai pronunciato con Roberto, non con quella intensità, non con quell’abbandono.
Quando Matteo venne, si ritirò dalla fica di Silvia, si tolse il preservativo, lo lasciò cadere sul pavimento.
Il suo cazzo era ancora semi-eretto, luccicante di liquidi. Si sdraiò accanto a Silvia, ansimante. Silvia si girò verso Roberto.
“Vieni qui.”
Roberto si alzò dalla poltrona, si avvicinò al letto.
“Inginocchiati.” Obbedì. “Adesso prenderai il secondo preservativo dal cassetto e lo porgerai a Matteo. Con entrambe le mani. Rispettosamente.”
Roberto aprì il cassetto del comodino, prese la confezione quadrata, la aprì, estrasse il preservativo.
Lo tenne tra le mani come un’offerta. Matteo lo prese, sorrise. “Grazie.”
Si infilò il nuovo preservativo, poi guardò Silvia. “Voglio il culo stavolta.
Silvia annuì. Si girò, si mise a quattro zampe, abbassò la testa e sollevò il culo verso l’alto. La posizione esponeva completamente l’ano, la fica ancora gonfia e rossa. Matteo prese il lubrificante dal comodino, ne versò una quantità generosa tra le natiche di Silvia, lo massaggiò con le dita. Prima un dito nell’ano, poi due, preparandola. Silvia gemeva, le mani che stringevano le lenzuola.
“Roberto,” disse con voce roca. “Vieni qui davanti. Voglio la tua mano.”
Roberto si spostò, si posizionò davanti a sua moglie. Lei gli prese la mano, la strinse forte. Matteo posizionò la punta del cazzo contro l’ano di Silvia, cominciò a spingere.
Silvia urlò, strinse la mano di Roberto fino a fargli male. Matteo cominciò a muoversi, lentamente prima, poi accelerando. Scopava il culo di Silvia mentre Roberto teneva la mano di sua moglie, sentendola tremare a ogni spinta.
Dopo venti minuti, Matteo venne di nuovo. Si ritirò, si sfilò il preservativo, lo lasciò cadere accanto al primo.
Questa volta il cazzo restò duro.

Il Creampie

Matteo si sdraiò sulla schiena, il cazzo ancora eretto che puntava verso l’alto.
Stavolta senza preservativo,” disse guardando Silvia.
“Voglio riempirti.”

Silvia guardò Roberto, cercando la conferma finale. Roberto annuì. Era parte dell’accordo. Il momento per cui avevano costruito tutto il resto. Silvia si posizionò sopra Matteo, prese il cazzo nudo con la mano, lo guidò all’ingresso della fica, si abbassò lentamente. Questa volta la sensazione era diversa. Pelle contro pelle. Nessuna barriera.

Cominciò a muoversi, cavalcando con movimenti circolari del bacino. Matteo le afferrava i fianchi, la guidava, spingeva dal basso. Roberto osservava, il proprio cazzo che pulsava dolorosamente dentro i pantaloni. Vedeva il cazzo nudo di un altro uomo dentro sua moglie. Sentiva i gemiti di lei farsi sempre più acuti.
“Sto per venire,” ansimò Matteo dopo un pò che pompava.
“Vieni dentro,” gridò Silvia. “Riempimi. Voglio sentire il tuo sborra dentro di me.”
Matteo venne con un gemito profondo, spingendo fino in fondo, il corpo rigido.
Silvia continuò a muoversi, mungendo ogni goccia, poi venne anche lei, contraendosi intorno al cazzo di lui, gridando oscenamente. Rimasero così per qualche istante, poi Silvia si sollevò lentamente.
Il cazzo di Matteo scivolò fuori, seguito da un rivolo di sperma che colava dalla fica aperta.

Silvia si sdraiò sulla schiena, le gambe divaricate. “Roberto,” disse con voce ferma.
“Vieni qui. Pulisci.” Roberto si avvicinò, il cuore che batteva all’impazzata.
Sapeva cosa gli stava chiedendo. Si inginocchiò tra le gambe di sua moglie, guardò la fica gonfia e rossa, lo sperma di un altro uomo che continuava a colare.
Abbassò la testa, passò la lingua lungo la figa di Silvia, raccogliendo lo sperma di Matteo.
Il sapore era salato, amaro, estraneo.
Continuò a leccare, pulendo sua moglie con dedizione, mentre lei gemeva piano e Matteo osservava la scena dal letto. Quando finì, Silvia gli accarezzò i capelli.
Bravo. Adesso puoi andare in bagno e occuparti di te stesso. Matteo e io resteremo qui.

Roberto si alzò, uscì dalla camera, chiuse la porta dietro di sé. Entrò nel bagno degli ospiti, si abbassò i pantaloni, si masturbò pensando a tutto quello che aveva appena visto.
Quando venne lo sperma che si schizzò contro le piastrelle bianche.
Si lavò, si ricompose, tornò in soggiorno.
Attraverso il soffitto sentiva i rumori della camera da letto: risate, gemiti, il letto che scricchiolava di nuovo. Uscì sulla terrazza, guardò il mare nero sotto la luna, e sorrise.

Era finalmente successo. E sarebbe successo di nuovo.

scritto da

Clara Bellini
Clara Bellini
Clara Bellini, nata il 12 febbraio 1978 sotto il segno dell'Acquario, è un'autrice milanese di racconti per adulti che ha saputo trasformare la sua passione per la scrittura in una carriera di successo. Clara è sempre stata una sognatrice, caratteristica tipica del suo segno zodiacale, che l'ha spinta a esplorare i limiti della creatività e della libertà personale. La sua capacità di pensare fuori dagli schemi si riflette nei suoi racconti, che combinano elementi di erotismo con una profonda introspezione psicologica. Dopo aver conseguito....

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