Fuori dalla stanza d’albergo, Lorenzo non poteva fare a meno di tremare d’ansia. Sua moglie, Caterina, ha fatto scorrere la chiave magnetica nella serratura della stanza d’albergo, lasciandoli entrare. Era una bella stanza, arredata con gusto. C’era già qualcuno nella stanza, un amico loro, la persona che aveva organizzato questa “cosa”.
Ciao, Caterina, Lorenzo. Sono felice che siete riusciti a venire. Avete avuto problemi ad arrivare qua?” disse l’uomo, Roberto, con tono affabile.
“No, tutto regolare, ..come ci vuoi?”, chiese Caterina, pensando che prima avessero iniziato, prima sarebbe finita l’ansia che la prendeva. Roberto le sorrise, dirigendole l’attenzione, prima completamente rapita da Lorenzo.
“Siete di fretta? Non vorreste qualcosa da bere per rilassarvi un pò?”
“No, no, non ci serve niente. Dobbiamo tornare a casa dai bambini.” Non voleva menzionare che era sua madre a badare loro.
Bene allora, visto che ci siamo, siccome questo è il caso, cominciamo, no? Lorenzo… il letto.”
Roberto fece cenno a Lorenzo, che sin qui era stato praticamente muto.
“Caterina, puoi sederti là.” Indicava una poltrona costosa nell’angolo della stanza
“Lorenzo, togliti i vestiti. Oppure vuoi che lo faccia per te?” Roberto fece un sorrisetto malizioso.
Lorenzo guardò la moglie e al suo cenno procedette a togliersi i vestiti. La maglietta nera andò via per prima, poi i suoi jeans, rimase con gli suoi slip. Alzando la testa per la prima volta da quando si è spogliato, notò Roberto guardarlo intensamente. Non c’era bisogno parlasse, via anche gli slip.
Lorenzo li tolse coprendosi con le mani.
“Non così, Lorenzo! Voglio vederti. Sdraiati, metti le mani insieme, e alzale al di sopra della testa. Sì, allarga le gambe. Voglio essere sicuro che hai seguito le mie istruzioni. Meraviglioso…”
Roberto si avvicinò, rapito dalla vista di colui che era sempre stato l’oggetto del suo desiderio, represso per tutta la vita. Tirò fuori una soffice corda blu e la usò per legargli le mani, fissandole saldamente insieme.
Lorenzo distolse lo sguardo, arrossendo per la vergogna. Era quasi sollevato che il suo cazzo era dentro una gabbietta, forzatamente flaccido, perché, sebbene si vergognava della posizione in cui si trovava, Lorenzo era stranamente eccitato. Roberto si avvicinò, si sedette sul letto e allungò la mano per toccarlo.
Accarezzò con le sue dita la pelle color grano di Lorenzo, toccando la sua guancia, facendo scorrere il pollice sulle sue labbra, separandole. “Non vedo l’ora di avere la tua bocca intorno al mio cazzo ementre ti scopo la gola come ho sempre voluto. Cazzo, ‘ste tue labbra splendide”, si inclina verso di lui, respirando contro di lui per un momento.
“Presto, non ora, ma molto presto”
Roberto abbassò la mano rapidamente lungo il collo di Lorenzo e appoggiò il suo palmo sul petto prono dell’uomo, facendo scorrere i suoi pollici sui suoi capezzoli. Roberto ci giocò pigramente prima di passare all’ombelico, immergendo brevemente il suo dito. Seguì la linea dei peli addominali che conduce fino ai peli pubici, intorno al cazzo intrappolato di Lorenzo.
Man mano che le sue dita si avvicinavano al cazzo, ormai sofferente per la costrizione, Lorenzo ansimava sempre più forte. Il suo corpo tremava e le braccia legate si aggrappavano ripetutamente alle soffici lenzuola.
Roberto, attraverso pause e repentine accelerate, arrivò a sfiorare la gabbia.
Andò oltre, strofinando invece il perineo in maniera più decisa, Lorenzo si contorceva.
Osservò il piccolo plug anale che che luccicava, quasi a richiedere la sua attenzione.
“Sei un cazzo di capolavoro”, Roberto disse con una voce profonda offuscata dall’ eccitazione. Afferrò l’estremità del plug con un movimento dolorosamente lento prima di rimetterlo dentro. L’altra mano aveva fatto strada verso i suoi capezzoli, torcendoli e tirandoli.
“Guarda sto’ bel buco, tutto bagnato e pronto per me. Vorrei essere stato lì quando l’avevi allargato e tappato per me. Non ha avuto un cazzo ancora, ma è già da troia”, disse Roberto mentre girava il tappo freneticamente.
Lorenzo inarcò la schiena prima di lasciarsi sfuggire un forte gemito, che soffocò rapidamente, viso arrossato e umiliato dalle parole di Roberto e dalla vergogna per la sua reazione di piacere.
Roberto continuò come se non avesse notato il suo cazzo fremere nella gabbia e il presperma che colava via.
Mentre Roberto spingeva il plug con più forza, Lorenzo si muoveva d’istinto, assecondando il ritmo e cercando disperatamente di trattenere i gemiti.
Tremava e dondolava senza controllo ai movimenti di Roberto, cercava disperatamente di ignorare il flusso continuo di parole di Roberto. Tutto d’un tratto, Roberto aveva smesso di spingere, negando a Lorenzo il suo imminente orgasmo.
Nel frattempo, nell’angolo, apparentemente inosservata, Caterina iniziò a dimenarsi, strofinando le cosce, eccitata dalla scena di suo marito mentre veniva portato al limite dell’eccitazione.
All’inizio aveva distolto lo sguardo, ma al primo gemito di Lorenzo le fu fisicamente impossibile guardare altro.
Le sue dita erano scivolate verso la sua figa bagnatissima, spingendo anche loro a tempo dettato da Roberto.
Al suo improvviso arresto, anche i suoi movimenti si fermarono, era quasi venuta.
“Sembra che sei stato allargato abbastanza, un po ‘stretto ma è quello che lo rende ancora migliore”, Roberto disse, mentre cominciava a togliersi i vestiti, rivelando una una pelle scura, una corporatura magra e muscolosa.
“Sei sicura che non vuoi unirti a noi, Caterina?”
Al suono del suo nome, lei rabbrividì. “No Roberto! Certo che no!”.
“Sei sei certa… allora.” Alzò le spalle e tornò a letto, avendo prima messo i suoi vestiti sul divano accanto.
Questa volta, si arrampicò sul letto, direttamente sopra Lorenzo, rimasto inerme in una trance di eccitazione.
Afferrò le gambe di Lorenzo, le allargò di più e lo piegò quasi a metà in avanti. Si fermò, fissò il buco fremente e, per impulso, lo leccò tutto intorno. Un gemito di confusa eccitazione uscì dalla gola di Lorenzo.
Aumentò la pressione della sua lingua, Roberto continuò avidamente.
Ben presto, Lorenzo si accorse che si stava strisciando contro di lui senza rendersene conto, di fatto implorandolo di continuare.
Roberto infilò due dita dentro di lui, quasi cercando qualcosa. Lorenzo si paralizzò con un forte gemito, un brivido intenso lo scosse mentre Roberto sembrò aver trovato quel qualcosa. La sensazione di calore stava aumentando, si sentiva più vicino, più vicino e vicino! Poi, di nuovo, Roberto si fermò proprio prima che Lorenzo potesse venire.
“No, no, per favore”, cominciò ad implorare. Non veniva da una settimana, il cazzo chiuso in una cock cage e un plug anale sempre dentro di lui.
“Cazzo. Sei incredibilmente sexy e hai un sapore fantastico. Perfetto, sei così perfetto.”
Ando avanti, portandolo al limite e negandogli l’orgasmo altre due volte finché Lorenzo non era praticamente disperato, quasi in lacrime. Lentamente, Roberto tolse le dita e la lingua fuori dal buco.
“Non preoccuparti, cucciolo. Ti darò qualcosa di meglio delle mia dita. Lo vorresti, hm?” Aveva chiesto.
Non ricevendo risposte, se non borbottii indistinti, proruppe: “Rispondimi, Lorenzo. Usa le tue parole. Vuoi qualcos’altro nella tua figa di troia? Dillo, vuoi il mio cazzo nella tua troia di figa anale.”
Roberto continuò con schiaffi leggeri sulle natiche, finché Lorenzo fu forzato a concentrarsi su di lui.
“Sì…lo…voglio…”
“Hngh! Voglio…il tuo cazzo…dentro il mio…, facendo fatica a dire le parole che sapeva Roberto voleva sentire.
Stringedosi il suo lungo, grosso cazzo lubrificato in una mano, Roberto piazzò uno schiaffo molto forte.
“Voglio il tuo cazzo dentro la mia troia di figa anale!!!” Lorenzo finalmente urlò controvoglia.
Con quella dichiarazione, Roberto non sprecò tempo ad affondare il suo cazzo nel posto che aveva sempre desiderato.
Nonostante la sua abilità nel dirty talk, in quel momento Roberto non trovava le parole.
Cominciò a sferrare colpi profondi e tutto quello che Lorenzo poteva fare era stringere le coperte mentre Roberto lo scopava forte.
Roberto cominciò ad insistere, allargò la mano per giocare con i capezzoli.
Lorenzo comprese di dover lasciarsi andare mentre le onde accoglienti di piacere lo facevano tremare. Sapeva benissimo che stava per venire come non aveva mai fatto. “Roberto, Roberto, per favore– fammi venire!”.
Roberto questa volta non glielo negò. Continuò fino a che un fiotto di sperma non fuoriuscì da Lorenzo, quasi schizzandogli in faccia per l’intensità e la quantità.
Roberto non si fermò a continuò a scoparlo durante il suo orgasmo, cercando, nel frattempo, il suo di orgasmo.
“Ughc-CAZZO!” Grido a squarciagola andando più a fondo che poteva.
Era venuto così forte che gli si era sbiancata la vista, non gli era mai successo.
Sentiva il suo caldo sperma colare fuori dal buco di troia di Lorenzo, intorno al suo cazzo.
Quando fu capace di pensare di nuovo, diede un occhiata a Lorenzo, svenuto di piacere.
Nel frattempo, Caterina era tramortita nella sedia nell’angolo, le cosce ancora tremanti per la forza del suo orgasmo.