Il prezzo da pagare nel garage
La festa aziendale era finita da poco, e Marco sentiva ancora l’alcol ronzargli nelle vene mentre accompagnava Claudia verso il parcheggio sotterraneo. Sua moglie ridacchiava, aggrappata al suo braccio, il vestito nero aderente che le fasciava ogni curva. Era stata una serata piacevole, pensava Marco, almeno finché non scorse la figura che li aspettava accanto alla loro auto.
Riccardo. Il suo capo.
L’uomo era appoggiato al cofano, le braccia incrociate, l’espressione illeggibile sotto la luce fredda dei neon. Marco sentì lo stomaco contrarsi.
“Marco,” disse Riccardo con voce calma, troppo calma. “Dobbiamo parlare.”
“Capo, è tardi, non possiamo rimandare a lunedì?”
“No.” La parola cadde come una sentenza. “Oggi è il tuo ultimo giorno. L’errore che hai fatto sul progetto Santini ci è costato il contratto. Trecentomila euro. Sei licenziato.”
Marco sentì il mondo crollargli addosso. “No, aspetta, Riccardo, per favore. È stato un malinteso, posso sistemare—”
“Non c’è niente da sistemare. È finita.”
Claudia si staccò dal braccio del marito, facendo un passo avanti. I suoi occhi scuri brillavano, la mascella tesa. “Deve esserci un modo,” disse, la voce improvvisamente sobria. “Non possiamo permetterci che Marco perda questo lavoro. Abbiamo il mutuo, i debiti…”
Riccardo la guardò, lo sguardo che scivolava lentamente dal viso di lei giù per il corpo fasciato nel vestito. Un sorriso appena accennato gli curvò le labbra.
“Un modo ci sarebbe,” disse piano.
Il silenzio che seguì fu denso, elettrico. Marco capì prima ancora che Riccardo parlasse. Vide il modo in cui il suo capo guardava Claudia, lo stesso sguardo che gli aveva lanciato tutta la sera durante la festa. E vide anche il modo in cui sua moglie sosteneva quello sguardo, senza abbassare gli occhi.
“Claudia, no—” iniziò Marco.
“Sta’ zitto,” lo interruppe lei, senza nemmeno voltarsi. Poi, a Riccardo: “Cosa vuoi?”
“Penso che tu lo sappia già.”
Claudia deglutì, le dita che si stringevano sulla borsetta. “E se lo facessi… il suo lavoro sarebbe salvo?”
“Consideralo un… risarcimento creativo.” Riccardo si staccò dal cofano, avvicinandosi a lei con la sicurezza di chi sa di aver già vinto. “Ma lui resta qui. E guarda.”
Marco sentì il cuore martellare, un miscuglio di orrore e qualcos’altro che non voleva ammettere. “Claudia, non devi—”
“Sì che devo.” La voce di lei tremava appena. Si voltò verso di lui, e Marco vide nei suoi occhi una determinazione feroce, ma anche qualcosa di più oscuro. Curiosità? Eccitazione? “Non possiamo permetterci che tu perda questo lavoro. Lo sai.”
Riccardo le afferrò il mento, costringendola a guardarlo. “Brava ragazza,” mormorò, prima di baciarla.
Contro il metallo freddo
Marco rimase paralizzato mentre il suo capo baciava sua moglie. Le labbra di Riccardo si muovevano su quelle di Claudia con un’autorità che non lasciava spazio a dubbi, e dopo un attimo di esitazione, lei rispose. Le sue mani si aggrapparono alla giacca di lui, la bocca che si apriva per accogliere la sua lingua.
“Cazzo,” sussurrò Marco, la voce strozzata. Voleva distogliere lo sguardo, voleva intervenire, ma i suoi piedi sembravano incollati al cemento del parcheggio.
Riccardo interruppe il bacio, le mani che scivolavano lungo i fianchi di Claudia. “Il vestito,” ordinò. “Sollevalo.”
Claudia esitò solo un secondo prima di obbedire, tirando su l’orlo del vestito fino a rivelare le cosce nude e il pizzo nero delle mutandine. Riccardo sorrise, le dita che tracciavano la curva del suo culo prima di scendere tra le gambe.
“Già bagnata,” constatò, la voce carica di soddisfazione. “La tua puttanella di moglie è già pronta per me, Marco. Lo senti quanto è fradicia?”
Marco deglutì a fatica, il cazzo che pulsava dolorosamente nei pantaloni. “Riccardo, per favore—”
“Per favore cosa?” Riccardo spinse da parte le mutandine di Claudia, le dita che affondavano nella sua figa. Lei gemette, la testa che ricadeva all’indietro. “Per favore smetti? O per favore scopala più forte?”
Non ricevette risposta. Marco non sapeva più cosa voleva.
Riccardo fece girare Claudia, spingendola contro il cofano dell’auto. Lei si piegò in avanti, le mani che si appoggiavano al metallo freddo, il culo sollevato verso di lui. Con un gesto brusco, Riccardo le strappò le mutandine, il tessuto che cedeva con uno strappo secco.
“Guardala,” disse a Marco mentre si slacciava i pantaloni. “Guarda come tua moglie si offre a me come una cagna in calore.”
Il cazzo di Riccardo era grosso, più grosso di quello di Marco, e quando lo spinse dentro Claudia con un colpo solo, lei gridò. Non di dolore. Di piacere.
“Oh Dio, sì!” gemette, le dita che graffiavano la vernice dell’auto. “Così… scopami così!”
Riccardo la afferrò per i fianchi, iniziando a sbatterla con colpi profondi, brutali. Il rumore osceno della carne contro carne riempiva il parcheggio, insieme ai gemiti sempre più acuti di Claudia.
“Guarda, Marco,” ringhiò Riccardo, lo sguardo fisso sul marito cornuto. “Guarda come la tua donna gode sul mio cazzo. Quando è stata l’ultima volta che l’hai fatta urlare così?”
Marco non rispose. Non poteva. Poteva solo guardare, il respiro affannoso, mentre sua moglie veniva scopata dal suo capo a pochi metri da lui.
Più in profondo
Riccardo non si fermò. Dopo averla martellata in quella posizione fino a farla venire una prima volta, la tirò su, girandola e spingendola contro il pilastro di cemento. Claudia era un disastro: il trucco sbavato, i capelli arruffati, il vestito arrotolato in vita.
“Le gambe intorno a me,” ordinò Riccardo.
Lei obbedì immediatamente, avvolgendogli le cosce intorno ai fianchi mentre lui la sollevava. Marco vide il cazzo del suo capo sparire di nuovo nella figa di sua moglie, le palle che sbattevano contro il suo culo a ogni spinta.
“Ti piace, vero?” ansimò Riccardo contro il collo di Claudia. “Ti piace essere scopata come una troia mentre tuo marito guarda?”
“Sì!” gridò lei, senza vergogna. “Sì, cazzo, mi piace!”
Marco sentì qualcosa spezzarsi dentro di lui. Gelosia pura, bruciante, ma mescolata a un’eccitazione così intensa che gli faceva male. Claudia non aveva mai gemito così con lui. Non aveva mai supplicato così.
Riccardo la posò a terra, girandola di nuovo. “Piegati,” disse, e quando Claudia obbedì, lui sputò sulla sua mano e la passò tra le natiche di lei.
“No, aspetta—” iniziò Claudia, gli occhi che si spalancavano quando capì.
“Stai ferma.” La voce di Riccardo non ammetteva repliche. Premette la punta del cazzo contro il suo culo, spingendo lentamente.
Claudia gemette, le mani che si stringevano a pugno. “È troppo grosso—”
“Lo prenderai lo stesso.” Riccardo spinse più forte, il glande che superava la resistenza. “Ogni centimetro.”
Marco guardò, ipnotizzato e tormentato, mentre il cazzo del suo capo spariva nel culo di sua moglie. Claudia piangeva, ma spingeva anche indietro, i gemiti che si trasformavano in qualcosa di più profondo, più animale.
“Brava puttana,” mormorò Riccardo, iniziando a muoversi. “Prendi tutto il mio cazzo nel culo mentre tuo marito guarda. Diglielo. Digli quanto ti piace.”
“Mi piace,” singhiozzò Claudia, lo sguardo che finalmente incrociò quello di Marco. “Mi dispiace, amore, ma mi piace… mi piace troppo…”
Riccardo la scopò nel culo fino a farla venire di nuovo, poi la fece inginocchiare. “Finiscimi,” ordinò, il cazzo lucido dei suoi succhi davanti alla bocca di lei.
Claudia non esitò. Aprì la bocca e lo prese dentro, succhiando avidamente mentre Riccardo le afferrava i capelli.
“Bravo cornuto,” disse a Marco, il sorriso crudele. “Tua moglie sa come ringraziare chi la scopa come merita.”
Venne nella bocca di Claudia con un ringhio, e Marco vide la gola di lei muoversi mentre ingoiava ogni goccia. Quando Riccardo si ritirò, un filo di sborra le colava dall’angolo della bocca.
“Il lavoro è salvo,” disse Riccardo, ricomponendosi i vestiti. “Ma da lunedì, lei viene nel mio ufficio ogni giorno all’ora di pranzo. È chiaro?”
Marco annuì, muto, mentre Claudia si puliva la bocca con il dorso della mano.
Era salvo. Ma a quale prezzo?

