La musica latina pulsava nel locale, avvolgendo tutto in un’atmosfera densa di fumo e desiderio. Francesco osservava Federica muoversi tra i tavoli con quel vestito color rubino che lasciava poco all’immaginazione. Il tessuto aderiva alle sue curve come una seconda pelle, rivelando più di quanto nascondesse. Quando lei si fermò davanti al palco, dove Jose, l’istruttore di ballo, stava bevendo un mojito, Francesco sentì qualcosa stringersi nello stomaco.
“Mi concedi un ballo?” chiese Federica, con quel sorriso che Francesco conosceva fin troppo bene. Era il sorriso che precedeva i guai.
Jose posò il bicchiere e la studiò dall’alto in basso, senza nemmeno tentare di nascondere l’apprezzamento. Era un uomo imponente, con la pelle color ebano che brillava sotto le luci colorate del locale. “Per te, *mami*, sempre.”
Francesco li guardò muoversi sulla pista. Non era un semplice ballo. I loro corpi si cercavano, si sfioravano, si promettevano cose che andavano ben oltre i passi di salsa. Le mani di Jose scivolavano sulla schiena di Federica con una confidenza che faceva male, mentre lei si lasciava guidare, abbandonandosi completamente al ritmo e a quell’uomo.
Quando tornarono al tavolo, Francesco aveva già vuotato due whisky. Federica era accaldata, le guance rosse, gli occhi brillanti. Jose si sedette accanto a lei, troppo vicino, e le sussurrò qualcosa all’orecchio che la fece ridere.
“Amore,” disse Federica rivolgendosi a Francesco, “Jose ed io stavamo pensando… ricordi quella cosa di cui abbiamo parlato?”
Francesco si irrigidì. Sapeva esattamente a cosa si riferiva. Ne avevano discusso, certo, ma sempre come fantasia, come gioco mentale durante il sesso. Mai come qualcosa di reale.
“Federica, non qui,” sibilò lui, lanciando un’occhiata a Jose che li osservava con un sorrisetto compiaciuto.
“Perché no? Jose è d’accordo. E io… io lo voglio davvero, Francesco. Voglio che tu mi guardi mentre lui mi scopa.”
La parola, così cruda, così diretta, risuonò nella mente di Francesco come uno schiaffo. Si alzò di scatto, rovesciando quasi il bicchiere. “Andiamo a casa. Subito.”
La resa alla fantasia
Nel taxi, il silenzio era pesante come piombo. Federica guardava fuori dal finestrino, mentre Jose, seduto dall’altra parte, tamburellava le dita sul ginocchio con aria divertita. Francesco sentiva la rabbia montare, mista a qualcos’altro che non voleva ammettere: eccitazione.
Una volta a casa, esplose. “Ma che cazzo ti è preso? Invitare uno sconosciuto a—”
“Non è uno sconosciuto,” lo interruppe Federica, togliendosi le scarpe con calma esasperante. “È Jose, il mio istruttore. E tu lo sai che non è uno sconosciuto per me.”
“Questo dovrebbe farmi sentire meglio?”
Jose si era accomodato sul divano, le gambe divaricate, completamente a suo agio. “Ascolta, *amigo*, se non te la senti, me ne vado. Ma tua moglie mi ha detto che ne parlavate da mesi. Che ti eccitava l’idea.”
Francesco deglutì. Era vero. Durante il sesso, quando Federica gli sussurrava di immaginare un altro uomo che la scopava, lui veniva così forte da quasi svenire.
Federica si avvicinò, gli prese il viso tra le mani. “Amore, sarà bellissimo. Ti prometto che godrai quanto me, forse anche di più. E poi…” si voltò verso Jose con uno sguardo malizioso, “ce n’è anche per te, alla fine. Non ti lascerò con le palle piene, te lo giuro.”
Francesco guardò sua moglie, poi Jose, poi di nuovo lei. Il cuore gli martellava nel petto. “Io… non so se…”
“Siediti,” disse Federica, indicando la poltrona di fronte al divano. “Siediti e guarda. Se vuoi che ci fermiamo, dillo. Ma dammi una possibilità.”
Francesco si sedette, le gambe molli. Federica si avvicinò a Jose, che la attirò a sé con un gesto deciso. Le loro bocche si incontrarono in un bacio profondo, osceno, pieno di lingua e desiderio. Francesco sentì il cazzo indurirsi dolorosamente nei pantaloni.
Il bull prende il controllo
Jose non perse tempo. Afferrò il vestito di Federica e lo sollevò sopra la testa in un movimento fluido, rivelando il suo corpo nudo. Non portava niente sotto. Francesco gemette involontariamente.
“Guarda come è bagnata per me,” disse Jose, infilando due dita nella figa di Federica. Lei ansimò, aggrappandosi alle sue spalle. “Senti questo, *amigo*? Tua moglie è una troia affamata.”
Federica gemette più forte quando Jose la spinse sul divano e le aprì le gambe. Si posizionò tra di esse, sbottonandosi i pantaloni con calma studiata. Quando tirò fuori il cazzo, Francesco quasi soffocò. Era enorme, scuro, già lucido di pre-sperma.
“Voglio che guardi mentre la scopo,” disse Jose, fissando Francesco negli occhi mentre si posizionava all’ingresso di Federica. “Voglio che vedi come prende il mio cazzo, come gode, come urla.”
E la penetrò. Un colpo solo, profondo, che strappò a Federica un grido acuto. Francesco era ipnotizzato dalla visione di quel cazzo nero che spariva nella figa di sua moglie, che la riempiva, la allargava.
“Oh Dio, sì!” gridò Federica, avvinghiandosi a Jose. “Sì, scopami, scopami forte!”
Jose la martellava senza pietà, il ritmo implacabile, i fianchi che sbattevano contro di lei con suoni osceni. Poi la sollevò di peso, la spinse contro la parete e continuò a chiavarsela in piedi, tenendola per il culo.
“Ti piace, vero?” ansimò Jose. “Ti piace il mio cazzone negro nella tua figa da troia?”
“Sì! Cazzo, sì!” Federica aveva gli occhi chiusi, la bocca aperta in un’espressione di puro piacere.
Francesco si era liberato il cazzo e se lo stava segando furiosamente, incapace di distogliere lo sguardo. Vedere sua moglie così, completamente abbandonata al piacere di un altro uomo, era la cosa più eccitante e devastante che avesse mai provato.
Jose la portò in camera da letto, la piegò sul bordo del letto e le divaricò le chiappe. “Ora ti scopo il culo,” annunciò, sputando sulla sua apertura. “E tuo marito guarderà.”
Federica gemette quando la punta del suo cazzo premette contro il suo ano. “Piano… è grosso…”
Ma Jose non fu gentile. La penetrò lentamente ma inesorabilmente, centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente dentro. Federica urlò, le dita aggrappate alle lenzuola, il corpo teso come una corda di violino.
“Porca puttana!” gridò quando lui iniziò a muoversi, scopandole il culo con colpi profondi e decisi. “Sì, sì, sfondami!”
Francesco era in ginocchio accanto al letto, segandosi freneticamente, gli occhi fissi su quel cazzo che spariva nel culo di sua moglie, sulle sue labbra che si allargavano oscenamente ad ogni spinta.
Il finale condiviso
Dopo quello che sembrò un’eternità, Jose si ritirò e si sedette sul letto, il cazzo ancora duro e lucido. “Vieni qui, *puta*. Fammi vedere cosa sai fare con quella bocca.”
Federica si inginocchiò tra le sue gambe e prese il suo cazzo in bocca, succhiando avidamente. Jose le afferrò i capelli e iniziò a scoparle la gola, spingendo in profondità finché lei non ebbe i lacrimoni agli occhi.
“Anche tu,” disse Jose rivolgendosi a Francesco. “Vieni qui. Voglio vedervi entrambi.”
Francesco esitò solo un momento prima di avvicinarsi. Federica lo guardò con gli occhi brillanti e gli fece cenno di avvicinarsi. Prese il cazzo di Francesco con una mano mentre continuava a succhiare quello di Jose, alternandosi tra i due.
“Brava la mia troietta,” mormorò Jose. “Succhia entrambi. Facci venire.”
Federica intensificò i movimenti, prendendo Jose fino in gola, facendolo scivolare dentro e fuori con movimenti esperti, poi passava a Francesco, leccandolo, succhiandolo, adorandolo.
Jose venne per primo, afferrandole la testa e spingendo in profondità mentre eiaculava direttamente in gola. Federica ingoiò tutto, gemendo, poi si concentrò su Francesco, succhiandolo con foga rinnovata.
“Vieni, amore,” sussurrò, guardandolo negli occhi. “Vieni nella mia bocca. Riempimi.”
Francesco esplose con un grido rauco, il corpo scosso da spasmi violenti mentre si svuotava nella bocca di sua moglie. Federica ingoiò anche la sua sborra, leccandosi le labbra con soddisfazione.
Crollarono tutti e tre sul letto, ansimanti, sudati, esausti. Jose fu il primo a riprendersi, vestendosi con calma.
“È stata una bella serata,” disse con un sorriso. “Chiamatemi quando volete ripetere.”
Quando se ne andò, Francesco e Federica rimasero abbracciati nel silenzio. Lui le baciò la fronte, ancora tremante.
“Allora?” chiese lei. “È stato come immaginavi?”
Francesco rise debolmente. “Meglio. Molto meglio.”
Federica sorrise, accoccolandosi contro di lui. “Te l’avevo detto che ce n’era anche per te.”


