La sera di giugno era entrata dalla finestra aperta insieme al profumo di tiglio. Sergio aveva posato il telecomando sul bracciolo della poltrona e si era alzato per chiudere le persiane, quando l’aveva visto. Davide, il vicino del piano di sotto, era sul suo balcone con una donna. Non una qualsiasi: Chiara. Sua moglie.
Erano vicini, troppo vicini. Lei rideva con la testa all’indietro, il collo scoperto, e Davide le aveva una mano sulla vita. Sergio si era ritratto d’istinto, il cuore che martellava contro le costole. Aveva spento la luce del soggiorno e si era avvicinato di nuovo alla finestra, nascosto dalla tenda. Li osservava. Davide le aveva sfiorato i capelli, Chiara non si era scostata. Poi si erano baciati, un bacio lungo, e la mano di lui era scivolata più in basso, sulla curva del culo di lei.
Sergio aveva sentito qualcosa contorcersi nello stomaco. Gelosia, rabbia, e sotto, nascosto, qualcos’altro che non riusciva a nominare. Aveva continuato a guardare finché non erano rientrati nell’appartamento di Davide. Le luci si erano spente poco dopo.
Quella notte non aveva dormito. Chiara era tornata alle undici, tranquilla, gli aveva dato un bacio sulla guancia e si era infilata a letto. Lui non aveva detto nulla.
Quando tutto cambia in un istante
Il giovedì successivo Sergio era dovuto uscire per lavoro. Riunione improvvisa, sarebbe tornato nel tardo pomeriggio. Chiara aveva annuito distratta, gli occhi sullo schermo del telefono. Lui aveva chiuso la porta con un nodo allo stomaco.
Era rientrato prima del previsto. Le sei e mezza, non le otto. Aveva parcheggiato sotto casa, era salito in ascensore con la ventiquattrore in mano e la cravatta allentata. Aveva infilato la chiave nella serratura, ma la porta non era chiusa. Aveva spinto, ed era entrato.
Il soggiorno era illuminato dalla luce calda delle lampade da terra. Sulla libreria, i libri di Chiara. Sul tavolino, due bicchieri di vino. E sul divano, Chiara e Davide.
Lei era in ginocchio tra le gambe di lui, nuda dalla vita in su. Le sue tette grandi, quelle che Sergio adorava, oscillavano mentre muoveva la testa su e giù sul cazzo di Davide. Lui aveva una mano tra i capelli di lei, la guidava con dolcezza, gli occhi socchiusi. Il rumore era osceno, umido, ritmato.
Sergio si era pietrificato sulla soglia. La ventiquattrore gli era scivolata di mano, il tonfo sordo sul parquet li aveva fatti voltare.
Chiara aveva sollevato la testa, le labbra lucide, il rossetto sbavato. Lo aveva guardato senza paura, senza vergogna. Davide si era limitato a sorridere, rilassato, il cazzo ancora duro che puntava verso l’alto.
«Sergio,» aveva detto Chiara, la voce bassa e ferma. «Chiudi la porta.»
Lui non si era mosso. Il cuore gli batteva così forte che sentiva il sangue pulsare nelle tempie. Voleva urlare, andarsene, spaccare qualcosa. Ma le gambe non lo sostenevano.
«Chiudi la porta,» aveva ripetuto lei, questa volta con un tono che non ammetteva repliche.
Sergio aveva chiuso la porta. Poi era rimasto lì, in piedi, le mani lungo i fianchi.
Chiara si era alzata, le tette che si muovevano con lei, ed era andata verso di lui. Gli si era fermata davanti, così vicina che sentiva il suo profumo misto al sudore e a qualcos’altro, qualcosa di maschile che non era suo.
«Volevi sapere, vero?» aveva sussurrato. «Ti ho visto, quella sera. Dal balcone. Ci guardavi.»
Sergio aveva deglutito a vuoto. La gola secca.
«Pensavo ti facesse schifo,» aveva mormorato.
Chiara gli aveva preso una mano e se l’era portata al seno. Il capezzolo era duro sotto il palmo di lui.
«Non mi fa schifo,» aveva detto. «Mi piace. E credo che piaccia anche a te.»
Sergio aveva scosso la testa, ma non aveva ritirato la mano.
«Siediti,» aveva ordinato Chiara, indicando la poltrona accanto al divano. «Guarda.»
La resa che brucia dentro
Sergio si era seduto. Le gambe molli, il respiro corto. Chiara era tornata da Davide, si era chinata di nuovo, aveva ripreso il cazzo di lui in bocca. Questa volta lo guardava, gli occhi fissi su Sergio mentre succhiava, la lingua che girava intorno alla cappella, le guance che si svuotavano e si riempivano.
Davide aveva allungato una mano e le aveva afferrato una tetta, la stringeva, il pollice che le sfiorava il capezzolo. Chiara aveva gemito intorno al cazzo di lui, un suono gutturale che aveva fatto contrarre qualcosa nel basso ventre di Sergio.
Poi Davide l’aveva tirata su, l’aveva fatta girare, l’aveva piegata sul divano. Chiara aveva appoggiato i gomiti sullo schienale, il culo alzato, le mutandine ancora addosso ma spostate di lato. Davide gliele aveva strappate con un gesto secco, il tessuto che si era lacerato.
«Cazzo,» aveva mormorato, guardando la figa di lei, già bagnata, le labbra gonfie. Aveva guardato Sergio, un sorriso di sfida. «Tua moglie è bellissima.»
Sergio non aveva risposto. Le mani strette sui braccioli della poltrona, le nocche bianche.
Davide si era inginocchiato dietro Chiara e l’aveva leccata. Lingua larga, dal clitoride all’ano, lenta. Chiara aveva gemuto forte, la schiena inarcata, le tette che penzolavano.
«Davide, per favore,» aveva supplicato.
«Per favore cosa?»
«Scopami. Scopami adesso.»
Davide si era alzato, aveva preso il cazzo con una mano e l’aveva guidato all’ingresso della figa di lei. Poi era entrato, tutto d’un colpo, senza preservativo, fino in fondo. Chiara aveva urlato, un grido di piacere puro.
Sergio aveva sentito il proprio cazzo indurirsi nei pantaloni. La vergogna gli bruciava la faccia, ma non riusciva a distogliere lo sguardo. Vedeva il cazzo di Davide sparire dentro sua moglie, vedeva la figa di lei allargarsi per accoglierlo, vedeva il culo di Chiara tremare a ogni spinta.
Davide scopava duro, le mani sui fianchi di lei, il ritmo brutale. Chiara urlava, la voce rotta, e ogni tanto si voltava a guardare Sergio. Gli occhi lucidi, la bocca aperta.
«Ti piace guardarmi?» aveva ansimato. «Ti piace vedermi scopare da un altro?»
Sergio non aveva risposto, ma Chiara aveva visto il rigonfiamento nei suoi pantaloni. Aveva sorriso.
Davide l’aveva girata di nuovo, l’aveva stesa sul divano, le aveva spinto le gambe verso l’alto, le caviglie sulle sue spalle. Poi era entrato di nuovo, più a fondo, e Chiara aveva gridato.
«Guardalo,» aveva ordinato Davide, indicando Sergio con il mento. «Guarda tuo marito mentre ti scopo.»
Chiara aveva obbedito. I loro sguardi si erano incrociati, e Sergio aveva visto tutto: il piacere, la trasgressione, la sfida. E sotto, l’amore. Ancora lì, intatto.
Davide aveva accelerato, i colpi più veloci, più profondi. Chiara si era aggrappata alle sue spalle, le unghie che affondavano nella pelle di lui.
«Sto per venire,» aveva gemuto Davide.
«Dentro,» aveva risposto Chiara. «Vieni dentro.»
Sergio aveva sentito qualcosa spezzarsi nel petto. Davide aveva spinto ancora due volte, poi si era irrigidito, la testa all’indietro, e aveva goduto dentro di lei. Chiara aveva gemito, le gambe strette intorno ai fianchi di lui, lo sentiva pulsare, riempirla.
Quando Davide si era ritirato, la sborra era colata fuori, bianca contro la figa arrossata di Chiara.
Il patto silenzioso
Davide si era rivestito in fretta, aveva salutato con un cenno della testa ed era uscito. Sergio e Chiara erano rimasti soli.
Lei si era alzata dal divano, ancora nuda, ed era andata in bagno. Sergio l’aveva sentita aprire il rubinetto. Poi era tornata, con un asciugamano intorno al corpo, e si era seduta accanto a lui.
«Sei arrabbiato?» aveva chiesto, la voce bassa.
Sergio aveva scosso la testa. Non sapeva cosa fosse, ma arrabbiato non era la parola giusta.
«Mi hai eccitato,» aveva ammesso, le parole che gli uscivano a fatica. «Vederti così. Con lui.»
Chiara gli aveva preso la mano.
«Lo so,» aveva detto. «L’ho visto. E non devi vergognartene.»
Si erano guardati a lungo. Poi Chiara si era chinata, gli aveva slacciato i pantaloni, aveva liberato il suo cazzo ancora duro. Se l’era portato alla bocca, lenta, dolce, come faceva sempre. Sergio aveva chiuso gli occhi, la mano tra i capelli di lei.
Quando era venuto, Chiara aveva ingoiato tutto. Poi si era rialzata, gli aveva dato un bacio sulla fronte.
«La prossima volta,» aveva sussurrato, «puoi anche toccarmi.»
Sergio aveva annuito, il cuore che batteva di nuovo forte. La gelosia c’era ancora, ma adesso aveva un sapore diverso. Più dolce. Più pericoloso.

