Non avrei mai immaginato che una giornata alla festa del paese potesse cambiare così radicalmente. Mi chiamano Giorgio, ho cinquantasei anni, e quella sera di luglio ero in fila alle casse del banco della Pro Loco, con in mano una bottiglia di Barbera e un pacchetto di grissini. Davanti a me c’era una coppia: lui, Riccardo, sui trentacinque, capelli scuri e fisico asciutto; lei, Emilia, forse trent’anni, una cascata di capelli ramati e un vestito color sabbia che le fasciava il corpo come una seconda pelle.
Quando si chinò per raccogliere la borsa che le era scivolata, il tessuto si sollevò appena. Non riuscii a trattenere lo sguardo. Le sue cosce erano abbronzate, lisce, e per un attimo intravidi il pizzo nero delle mutandine. Deglutii, cercando di distogliere gli occhi, ma ormai era tardi.
«Le piace quello che vede?» La voce di Emilia mi raggiunse come una carezza. Si era voltata, e mi fissava con un sorriso appena accennato, divertito. Riccardo si girò a sua volta, ma invece di irritarsi sembrò quasi… interessato.
«Io… scusate, non volevo…» balbettai, sentendo il sangue salirmi alle guance.
«Tranquillo,» intervenne Riccardo, posandomi una mano sulla spalla con familiarità inaspettata. «Mia moglie ha questo effetto. È fatto apposta, sa?»
Emilia rise, un suono cristallino che mi fece vibrare qualcosa nel petto. «Abbiamo una villa qui al lago,» disse, avvicinandosi. Il suo profumo era intenso, speziato. «Stasera organizziamo una serata privata. Molto privata. Ci piace… condividere certe esperienze con chi sa apprezzare.»
«Condividere?» ripetei, confuso.
Riccardo si sporse verso di me, abbassando la voce. «A me piace guardarla mentre si gode. A lei piace essere guardata. E stasera vorremmo qualcuno che ci osservi. Solo osservi, niente più. Almeno… all’inizio.»
Il cuore mi martellava nel petto. Non poteva essere vero. «Siete seri?»
«Serissimi,» confermò Emilia, sfiorandomi il braccio con le dita. «Villa Monterosa, sulla strada panoramica. Alle dieci. Se accetta, troverà la porta aperta e noi… impegnati.»
Non risposi subito. Pagai in fretta e li guardai allontanarsi tra la folla, con Emilia che si voltò un’ultima volta a lanciarmi un’occhiata promettente.
Alle dieci meno cinque ero davanti al cancello di Villa Monterosa.
Il palcoscenico sotto la luna
La villa era un gioiello liberty affacciato sul lago, con un’ampia terrazza illuminata dalla luna piena. Spinsi la porta-finestra socchiusa e il mio respiro si bloccò.
Emilia era già nuda, appoggiata alla balaustra con le mani che stringevano il marmo. Riccardo le stava dietro, completamente vestito, con i pantaloni appena abbassati quanto bastava per liberare il cazzo, già duro e lucido di saliva. La penetrò con un colpo deciso, facendola gemere forte.
«Sei arrivato,» disse Riccardo senza nemmeno voltarsi, continuando a spingere dentro sua moglie con movimenti profondi. «Siediti. Goditi lo spettacolo.»
Mi lasciai cadere sulla poltrona di vimini che avevano preparato per me, con accanto un bicchiere di vino già versato. Il cuore mi batteva all’impazzata mentre osservavo Riccardo scoparla in piedi, le sue mani che le stringevano i fianchi, il culo di Emilia che sobbalzava a ogni spinta.
«Più forte,» gemette lei, voltando appena il viso verso di me. I suoi occhi verdi mi cercarono, e quando mi trovarono, sorrise. «Voglio che ci guardi bene. Voglio che veda come mi scopa mio marito.»
Riccardo aumentò il ritmo, sbattendole contro con forza. Il rumore della carne contro carne riempiva la notte, mescolandosi ai gemiti di Emilia e al fruscio del lago. Lei allungò una mano verso di me, come a invitarmi a avvicinarmi, ma Riccardo gliela afferrò, tirandola indietro.
«Non ancora,» ringhiò lui. «Prima ti godi solo il mio cazzo.»
Si staccò da lei con un movimento brusco e la trascinò verso una sedia al centro della terrazza. Si sedette e la guidò su di lui, facendola abbassare lentamente sul suo cazzo. Emilia si infilzò gemendo, con le tette che rimbalzavano mentre iniziava a cavalcarlo.
«Guarda come la riempio,» disse Riccardo, rivolgendosi a me mentre le afferrava i seni, pizzicandole i capezzoli duri. «Guarda come gode sulla mia cappella.»
Emilia cavalcava con movimenti circolari, lenti e profondi, facendo scivolare la figa bagnata lungo tutta l’asta del marito. Si voltò verso di me, con il viso arrossato e la bocca aperta in un gemito continuo.
«Ti piace guardarmi?» ansimò. «Ti piace vedermi scopare?»
«Sì,» risposi con voce roca, incapace di mentire.
«Bene,» sorrise lei. «Perché non abbiamo ancora finito.»
Sotto gli occhi della luna
Riccardo la sollevò di peso e la portò contro il muro della villa, sotto una lampada che illuminava la scena come un palcoscenico. La penetrò di nuovo, questa volta alzandole una gamba e tenendola aperta perché io potessi vedere tutto: il cazzo che entrava e usciva dalla figa gonfia e lucida, le labbra che si allargavano a ogni spinta, i succhi che colavano lungo le cosce di Emilia.
«Vieni qui,» mi ordinò Riccardo, senza smettere di scoparla. «Avvicinati.»
Mi alzai con le gambe tremanti e mi avvicinai. Il profumo del sesso era intenso, inebriante. Emilia allungò una mano e mi sfiorò il pacco, sentendo quanto ero duro.
«Cazzo, quanto sei carico,» sussurrò. «Riccardo, voglio sentirlo. Voglio che mi riempia mentre tu mi scopi.»
Riccardo rallentò, poi si fermò, lasciando il cazzo piantato dentro di lei. «Spogliati,» mi disse. «È ora che partecipi.»
Mi tolsi i vestiti con mani tremanti. Il mio cazzo era duro come non lo era da anni. Emilia si staccò dal marito e si inginocchiò davanti a me, prendendomi in bocca senza esitazione. La sua lingua era calda, esperta, e succhiava con una fame che mi fece gemere.
«Brava puttana,» commentò Riccardo, accarezzandole i capelli mentre lei mi pompava. «Assaggialo bene. Tra poco lo sentirai dentro.»
Emilia mi lasciò andare con un rumore osceno e si voltò verso il marito, prendendogli il cazzo in bocca e iniziando a succhiarlo con la stessa intensità. Passava da uno all’altro, alternando le nostre cappelle, leccandoci, assaggiandoci, gemendo mentre ci masturbava insieme.
«Adesso voglio entrambi,» disse infine, alzandosi. «Riccardo, sdraiati.»
Riccardo si sdraiò sul grande telo che avevano preparato sulla terrazza. Emilia gli si mise sopra, infilandosi il cazzo nel culo lentamente, gemendo mentre si apriva per accoglierlo. Poi si chinò in avanti, offrendomi la figa bagnata e aperta.
«Riempimi,» ansimò. «Scopami mentre mio marito mi sfonda il culo.»
Mi inginocchiai dietro di lei e la penetrai. La sensazione fu incredibile: la sua figa era stretta, bollente, e sentivo il cazzo di Riccardo muoversi dall’altra parte, separato solo da una sottile parete di carne. Iniziai a muovermi, lentamente all’inizio, poi sempre più forte.
«Sì, così!» urlò Emilia. «Scopatemi! Riempitemi tutta!»
Ci muovevamo insieme, io e Riccardo, trovando un ritmo sincronizzato. Le spinte si alternavano, facendola gemere sempre più forte. Emilia era completamente abbandonata, riempita da due cazzi, usata, goduta.
«Sto venendo!» gridò dopo pochi minuti, e il suo corpo si contrasse in un orgasmo violento che mi strinse il cazzo come una morsa.
Non riuscii a trattenermi. Venni dentro di lei con spinte profonde, riempiendole la figa di sborra calda mentre Riccardo continuava a scoparle il culo. Sentii anche lui irrigidirsi e gemere, svuotandosi nell’altro buco.
Rimanemmo così, uniti, ansimanti, sotto la luna che ci guardava impassibile. Emilia rise, un suono di pura soddisfazione.
«Benvenuto nella nostra villa, Giorgio,» sussurrò. «Spero tornerai presto.»
E mentre mi rivestivo, sapevo già che l’avrei fatto.



