Alberto aveva sempre pensato che il momento sarebbe arrivato in modo diverso. Forse in un hotel anonimo, o durante una vacanza lontano da casa. Mai avrebbe immaginato che sarebbe successo proprio lì, nella camera da letto che condivideva con Roberta da otto anni, tra quelle pareti color avorio che avevano visto nascere la loro intimità, le loro abitudini, le loro piccole certezze coniugali.
Eppure eccolo lì, seduto sulla poltrona di velluto verde nell’angolo della stanza, con un bicchiere di whisky che tremava impercettibilmente tra le dita. Roberta era sul letto, distesa sui cuscini bianchi, e indossava quel completo di pizzo color crema che lui le aveva regalato per il loro anniversario. L’ironia della cosa non gli sfuggiva: aveva comprato quella lingerie immaginando di sfilargliela lui stesso, e invece ora era lì a guardarla mentre si preparava per un altro uomo.
Giacomo era arrivato venti minuti prima. Ventisette anni, personal trainer, corpo scolpito come una statua greca. Alberto aveva quarantadue anni, un inizio di pancetta e capelli che cominciavano a diradarsi. Quando aveva aperto la porta al giovane bull, si era sentito improvvisamente vecchio, inadeguato. Giacomo aveva stretto la mano a entrambi con naturalezza disarmante, come se fosse la cosa più normale del mondo entrare in casa di una coppia per scoparsi la moglie davanti al marito.
“Sei sicuro?” aveva sussurrato Roberta a Alberto prima che Giacomo salisse. I suoi occhi castani cercavano conferma, rassicurazione. Era stata lei a proporre questa fantasia mesi prima, dopo aver scoperto la cronologia del browser di Alberto piena di video cuckold. Ma era lui ad aver insistito, a trasformare un’idea in realtà.
“Sì,” aveva risposto, anche se il cuore gli martellava nel petto come un tamburo impazzito.
Ora Giacomo era sul letto accanto a Roberta, e la stava baciando. Non un bacio timido, esplorativo. No, la baciava con la sicurezza di chi sa esattamente cosa fare, con quella fame giovane e prepotente che Alberto aveva dimenticato di avere. Le mani del ragazzo scivolavano sui fianchi di sua moglie, stringevano, possedevano. Roberta gemeva contro le sue labbra, un suono che Alberto conosceva bene ma che ora sembrava diverso, più intenso, più vero.
Il bull si staccò dalle labbra di Roberta e cominciò a baciarle il collo, mordendole dolcemente la pelle. Lei inarcò la schiena, portando una mano tra i capelli scuri del ragazzo. Alberto sentì una fitta allo stomaco. Gelosia? Eccitazione? Entrambe le cose si mescolavano in un cocktail emotivo che gli toglieva il fiato.
“Guardaci, Alberto,” disse Giacomo senza staccare la bocca dal corpo di Roberta. Non era una richiesta. Era un ordine.
Alberto deglutì, incapace di distogliere lo sguardo. Le mani di Giacomo avevano già sganciato il reggiseno di pizzo, liberando i seni di Roberta. Il ragazzo prese un capezzolo tra le labbra, succhiando e mordendo, mentre con l’altra mano massaggiava l’altro seno. Roberta gemette più forte, un suono gutturale che Alberto non le aveva mai sentito fare.
“Cazzo,” mormorò lei, affondando le unghie nelle spalle larghe di Giacomo. “Continua così.”
Giacomo sorrise contro la sua pelle, poi si spostò più in basso, baciandole l’addome, la pancia, fino ad arrivare al bordo degli slip di pizzo. Li sfilò con lentezza teatrale, senza mai smettere di guardare Alberto. Era un gioco di potere, e tutti e tre lo sapevano.
Il corpo di un altro
Quando Giacomo la penetrò per la prima volta, in posizione missionaria, Alberto sentì il mondo fermarsi. Roberta spalancò gli occhi, la bocca si aprì in un’espressione di puro piacere. Il cazzo di Giacomo era più grosso del suo, più lungo, e riempiva sua moglie in un modo che lui non era mai riuscito a fare.
“Oh Dio,” gemette Roberta, stringendo le gambe intorno ai fianchi del bull. “Sì, così, cazzo, così!”
Giacomo cominciò a muoversi con movimenti lenti ma profondi, entrando fino in fondo prima di ritirarsi quasi completamente. Ogni spinta strappava a Roberta un verso animalesco, primitivo. I suoi seni sobbalzavano al ritmo delle penetrazioni, il viso arrossato, gli occhi socchiusi nel piacere.
Alberto si accorse di avere il cazzo durissimo, dolorosamente compresso nei pantaloni. Portò istintivamente una mano all’inguine, ma si fermò. Non ancora. Voleva soffrire ancora un po’, voleva sentire quella tortura dolce della negazione mentre un altro uomo faceva godere sua moglie.
“Ti piace il suo cazzo?” chiese Giacomo, aumentando il ritmo. “Dimmi quanto ti piace.”
“Mi piace,” ansimò Roberta. “Cazzo, mi piace tantissimo. È così grosso…”
Ogni parola era una pugnalata e una carezza per Alberto. La gelosia gli bruciava nello stomaco, ma l’eccitazione era ancora più forte. Vedeva sua moglie godere come non aveva mai fatto con lui, e questo lo umiliava e lo eccitava al tempo stesso.
Giacomo si ritirò e si sdraiò sulla schiena. “Cavalcami,” ordinò. “Voglio che il tuo maritino veda bene come ti sbatti sul mio cazzo.”
Roberta obbedì immediatamente, posizionandosi sopra di lui e abbassandosi lentamente sulla sua erezione. Quando fu completamente infilzata, buttò la testa all’indietro e cominciò a muoversi, su e giù, con movimenti circolari che facevano scivolare il cazzo di Giacomo contro ogni centimetro della sua figa bagnata.
“Guardami, Alberto,” disse Roberta, fissando il marito per la prima volta da quando era cominciato tutto. I suoi occhi erano lucidi, persi nel piacere. “Guarda come mi scopo questo ragazzo. Guarda come godo.”
Alberto non riuscì a trattenere un gemito. Si aprì i pantaloni, liberando finalmente il proprio cazzo, e cominciò a masturbarsi lentamente, in sincronia con i movimenti di sua moglie.
Giacomo afferrò i fianchi di Roberta, guidando i suoi movimenti, facendola rimbalzare più forte, più veloce. Il suono delle loro carni che si scontravano riempiva la stanza, insieme ai gemiti sempre più acuti di lei.
“Sto per venire,” ansimò Roberta. “Oh cazzo, sto per venire…”
“Vieni,” ringhiò Giacomo. “Vieni sul mio cazzo mentre tuo marito ci guarda.”
E Roberta venne, con un urlo strozzato che Alberto non le aveva mai sentito. Il suo corpo si contrasse, tremò, e dalla sua figa schizzò un getto di liquido che bagnò l’addome di Giacomo. Squirting. Alberto aveva sempre sognato di farla squirtare, ma non c’era mai riuscito. E ora un ragazzo di ventisette anni ci era riuscito alla prima scopata.
Posizioni che umiliano
Giacomo non le diede il tempo di riprendersi. La girò su un fianco, in posizione a cucchiaio, sollevandole una gamba per avere un accesso migliore. Da quella angolazione, Alberto poteva vedere perfettamente il cazzo del bull che entrava e usciva dalla figa gonfia e bagnata di sua moglie.
“È bellissima quando la scopo, vero?” disse Giacomo, guardando Alberto mentre continuava a penetrare Roberta. “Così stretta, così calda. Scommetto che la tua figa non si stringe più così sul tuo cazzetto, eh Roberta?”
Roberta gemette, incapace di rispondere. Giacomo le diede uno schiaffo sul sedere, lasciando un segno rosso sulla pelle chiara.
“Rispondi,” ordinò.
“No,” ansimò lei. “Non così… non come con te…”
Alberto sentì il proprio orgasmo avvicinarsi pericolosamente. Rallentò il movimento della mano, cercando di controllarsi. Non voleva venire, non ancora. Voleva che quella tortura durasse il più possibile.
Giacomo cambiò di nuovo posizione, mettendo Roberta sulla schiena e spingendole le ginocchia contro il petto. La penetrò in quella posizione così profonda che lei urlò, afferrando le lenzuola con le mani.
“Il tuo culo,” disse Giacomo. “Voglio il tuo culo.”
Alberto si irrigidì. Roberta aveva sempre rifiutato il sesso anale con lui, dicendo che le faceva male, che non le piaceva. E ora…
“Sì,” sussurrò Roberta. “Prendimi il culo.”
Giacomo sorrise, sputò sulla propria mano e lubrificò il buco stretto di Roberta. Poi, lentamente, cominciò a spingere il proprio cazzo nel suo ano. Roberta si morse il labbro, respirando profondamente, ma non protestò. Anzi, quando Giacomo fu completamente dentro, lei gemette di piacere.
“Cazzo, che culo stretto,” grugnì il bull, cominciando a muoversi. “Il tuo maritino non ti ha mai scopato qui, vero?”
“No,” ansimò Roberta. “Mai… solo tu…”
Alberto sentì le lacrime pizzicargli gli occhi. L’umiliazione era totale, perfetta. Sua moglie stava dando a un estraneo qualcosa che aveva sempre negato a lui, e lo stava facendo davanti ai suoi occhi.
Giacomo scopò il culo di Roberta per diversi minuti, alternando spinte lente e profonde a martellate veloci che facevano tremare tutto il corpo di lei. Poi si ritirò, il cazzo lucido e pulsante.
“Voglio venire nella tua bocca,” disse. “In ginocchio.”
Il finale amaro
Roberta scivolò giù dal letto, inginocchiandosi davanti a Giacomo. Il bull le afferrò i capelli, guidando la propria erezione tra le labbra di lei. Roberta aprì la bocca, accogliendo il cazzo che era stato nella sua figa e nel suo culo, e cominciò a succhiare con dedizione.
Alberto si alzò dalla poltrona, avvicinandosi al letto con il proprio cazzo in mano. Forse, pensò, poteva finire anche lui, magari venire sul viso di Roberta insieme a Giacomo…
“Fermo,” disse Giacomo, senza nemmeno guardarlo. “Tu resti lì e guardi. Non puoi venire.”
“Ma io—” cominciò Alberto.
“Ho detto di no.” La voce del bull era ferma, autoritaria. “Questa è la tua punizione per non essere in grado di far godere tua moglie come faccio io. Resti lì, con il cazzo in mano, e guardi senza venire.”
Alberto si fermò, umiliato oltre ogni limite. Roberta continuava a succhiare Giacomo, prendendo il suo cazzo in gola profonda, soffocando e sbavando, ma senza fermarsi mai. Le lacrime le rigavano il viso per lo sforzo, ma i suoi occhi brillavano di piacere.
“Sto per venire,” grugnì Giacomo. “Prendila tutta.”
E venne, scaricando litri di sborra direttamente in gola a Roberta. Lei ingoiò avidamente, succhiando fino all’ultima goccia, leccando e pulendo il cazzo di Giacomo fino a renderlo perfettamente pulito.
Quando finalmente si staccò, un filo di sperma le collegava ancora le labbra al glande del bull. Si passò la lingua sulle labbra, assaporando, poi guardò Alberto con un sorriso stanco e soddisfatto.
“È stato incredibile,” sussurrò.
Alberto era ancora lì, in piedi, con il cazzo duro e dolorante in mano. Giacomo si rivestì con calma, sorridendo.
“Ci vediamo la prossima settimana?” chiese a Roberta, ignorando completamente Alberto.
“Sì,” rispose lei. “Stessa ora?”
“Perfetto.”
Giacomo uscì dalla camera, lasciando Alberto e Roberta soli. Lei si sdraiò sul letto, esausta e appagata. Alberto la guardò, ancora eccitato, ancora umiliato, ancora disperatamente innamorato.
“Puoi toccarti,” disse Roberta dolcemente. “Ma non venire. Non ancora. Voglio che tu rimanga così, a pensare a quello che hai visto.”
E Alberto obbedì, come aveva sempre fatto, come avrebbe sempre fatto.



