Il tavolo degli accordi segreti

Il tavolo degli accordi segreti

Il vibratore dentro Serena ronzava a intermittenza, comandato dallo smartphone di Marco sotto il tavolo. Lei stringeva il bordo della tovaglia bianca ogni volta che l’intensità aumentava, cercando di mantenere un’espressione neutra mentre fingeva di leggere il menu. I suoi capezzoli premevano contro il tessuto sottile del vestito color champagne, tradendo l’eccitazione che le scorreva nelle vene.

«Stai bene, amore?» chiese Marco con un sorriso complice, aumentando di un livello la vibrazione.

Serena gli lanciò uno sguardo carico di promesse e minacce. «Bastardo» sussurrò, ma il sorriso sulle sue labbra carnose contraddiceva l’insulto. Aveva ventiquattro anni e un corpo che faceva girare la testa a ogni uomo nel ristorante: seno prosperoso che traboccava dalla scollatura, vita stretta, fianchi rotondi. E Marco adorava condividerla, almeno con lo sguardo. Per ora.

Il cameriere si avvicinò per prendere l’ordinazione, e Marco aumentò ancora l’intensità. Serena trattenne un gemito, trasformandolo in una tosse soffocata. Le sue cosce si strinsero istintivamente, amplificando la pressione del vibratore contro il clitoride. Sentiva l’umidità bagnarle le mutandine di pizzo, una macchia che si allargava tradendo il suo stato.

«Io… prendo il risotto» riuscì a dire con voce tremante.

Quando il cameriere si allontanò, Marco spense il dispositivo. Serena espirò rumorosamente, il petto che si sollevava e abbassava rapidamente. «Ti odio» disse senza convinzione.

«Ti amo» rispose lui, allungando una mano per stringere la sua sul tavolo.

Fu in quel momento che una figura si materializzò accanto al loro tavolo. Giacomo, l’amico d’infanzia di Marco, alto e atletico con quel sorriso da ragazzo che sapeva di poter avere qualsiasi cosa volesse. Serena lo aveva incontrato solo un paio di volte, ma ricordava perfettamente il modo in cui i suoi occhi scuri l’avevano scandagliata, senza vergogna.

«Marco! Che sorpresa!» esclamò Giacomo, chinandosi per abbracciare l’amico. Poi il suo sguardo scivolò su Serena. «E la bellissima Serena. Più radiosa che mai.»

Prima che lei potesse rispondere, Giacomo si chinò e le sfiorò la guancia con le labbra, in quello che doveva sembrare un saluto innocente. Ma la sua mano scivolò sotto il tavolo, posandosi sulla coscia nuda di Serena, appena sopra il ginocchio.

Il contatto la folgorò. Le dita di Giacomo erano calde, decise, e si mossero lentamente verso l’alto, sollevando l’orlo del vestito. Serena spalancò gli occhi, il respiro che le si bloccò in gola. Marco stava sorridendo a Giacomo, ignaro – o forse no? – di cosa stava accadendo sotto la tovaglia.

«Sei qui da solo?» chiese Marco.

«No, sono con Eleonora. È al bagno» rispose Giacomo, mentre le sue dita raggiungevano l’interno della coscia di Serena, sfiorando il bordo delle mutandine bagnate.

Serena emise un gemito soffocato, mascherandolo con un colpo di tosse. Il cuore le martellava nel petto. Giacomo la stava toccando davanti al suo ragazzo, e la cosa più perversa era che lei non voleva che si fermasse. Le sue cosce si aprirono leggermente, un invito involontario.

Le dita di Giacomo trovarono il tessuto fradicio e lo accarezzarono, premendo contro le labbra gonfie attraverso il pizzo. Serena morse il labbro inferiore così forte da sentire il sapore metallico del sangue. I suoi fianchi si sollevarono impercettibilmente, cercando più contatto.

«Tutto bene, tesoro?» chiese Marco, finalmente accorgendosi del suo stato.

«Sì… è solo… caldo qui» ansimò Serena, mentre Giacomo spostava le mutandine da parte e affondava un dito dentro di lei.

Il mondo le girò. Il dito si mosse dentro e fuori con movimenti esperti, il pollice che sfiorava il clitoride a ogni passaggio. Serena si aggrappò al bordo del tavolo, le nocche bianche per lo sforzo di non gemere ad alta voce. La sua figa pulsava intorno all’intrusione, succhiando il dito più in profondità.

«Dovremmo cenare insieme» suggerì Giacomo con nonchalance, aggiungendo un secondo dito e curvandoli per premere contro il punto G di Serena.

Lei quasi urlò. L’orgasmo la colse di sorpresa, travolgendola come un’onda. Il suo corpo si contrasse, la figa che si stringeva convulsamente intorno alle dita di Giacomo mentre un fiotto di liquido le schizzava fuori, bagnando le sue dita e probabilmente la sedia sotto di lei. Serena chinò la testa, fingendo di cercare qualcosa nella borsa per nascondere l’espressione di estasi pura sul suo viso.

Giacomo ritirò le dita lentamente, portandole alle labbra e succhiandole una per una mentre guardava Marco negli occhi. «Che ne dici?»

Marco guardò Serena, che stava ancora tremando per l’aftershock dell’orgasmo, poi tornò a guardare Giacomo. Il suo sorriso si allargò. «Perché no?»

Giacomo si raddrizzò proprio mentre una donna si avvicinava al tavolo. Eleonora era l’opposto di Serena: capelli corvini tagliati a caschetto, occhi verdi felini, corpo snello ma con un seno sorprendentemente abbondante che sfidava la gravità sotto una camicetta di seta nera. Aveva un’aria predatoria, come un felino che gioca con la preda prima di divorarla.

«Amore, guarda chi ho trovato» disse Giacomo, passando un braccio intorno alla vita di Eleonora.

Gli sguardi delle due donne si incrociarono, e Serena vide qualcosa di riconoscibile negli occhi verdi di Eleonora: fame, curiosità, complicità. Eleonora sorrise lentamente, uno di quei sorrisi che promettevano peccati indicibili.

«Che piacere» disse Eleonora con voce roca, sedendosi accanto a Serena. La sua mano si posò immediatamente sulla coscia della ragazza bionda, più in alto di quanto fosse appropriato. «Giacomo mi ha parlato molto di voi.»

Serena deglutì rumorosamente. «Davvero?»

«Oh sì.» Le dita di Eleonora tracciarono cerchi pigri sulla pelle sensibile. «Soprattutto di te, Serena. Mi ha detto che sei… aperta a nuove esperienze.»

Marco e Giacomo si scambiarono un’occhiata carica di significato. Era chiaro che questa cena non era casuale. Era stata orchestrata.

«Ordiniamo qualcosa da bere» suggerì Giacomo, facendo cenno al cameriere. «Champagne per tutti. Abbiamo molto da… discutere.»

Confessioni tra portate

Il cameriere versò lo champagne in quattro flûte di cristallo, il liquido dorato che frizzava allegramente. Serena ne bevve metà in un solo sorso, cercando di calmare i nervi. La mano di Eleonora era ancora sulla sua coscia, le dita che disegnavano pattern ipnotici sulla pelle.

«Allora» iniziò Eleonora, guardando prima Marco poi Serena. «Giacomo mi ha detto che giocate con i vibratori in pubblico. Trovo l’idea… stimolante.»

Serena arrossì violentemente, ma Marco rise. «Ci piace mantenere le cose interessanti.»

«Anche a noi» disse Giacomo, la sua mano che scivolò sotto il tavolo per accarezzare il ginocchio di Eleonora. «In effetti, abbiamo un accordo piuttosto… liberale.»

«Liberale come?» chiese Marco, anche se dal tono della sua voce era chiaro che sapeva esattamente dove stava andando la conversazione.

Eleonora si sporse in avanti, il suo seno che premeva contro il braccio di Serena. «Giacomo ama guardarmi mentre scopo altri uomini» disse senza mezzi termini. «E io adoro farlo venire mentre gli racconto ogni dettaglio di come mi hanno scopata, di quanto erano più grossi di lui, di come mi hanno riempita.»

Serena sentì un’ondata di calore esploderle tra le gambe. La sua figa, ancora sensibile dall’orgasmo precedente, ricominciò a pulsare. Guardò Marco, cercando una reazione, ma lui sembrava affascinato.

«E tu?» chiese Eleonora, girandosi verso Serena. «Ti piacerebbe vedere Marco scopare un’altra donna?»

La domanda la colse di sorpresa. Non avevano mai discusso esplicitamente di questo, anche se Serena aveva fantasticato sull’idea più volte mentre si masturbava. L’idea di vedere il suo uomo affondare il cazzo in un’altra figa, di osservare il piacere sul suo viso mentre tradiva lei proprio davanti ai suoi occhi…

«Io… non lo so» balbettò.

«Bugiarda» sussurrò Eleonora, le sue labbra così vicine all’orecchio di Serena che poteva sentirne il respiro caldo. «Le tue mutandine sono fradice. Scommetto che se infilassi le dita dentro di te adesso, troverei la tua figa che gocciola al solo pensiero.»

Come per dimostrare il punto, la mano di Eleonora scivolò più in alto, le dita che sfiorarono il tessuto bagnato. Serena gemette, le anche che si sollevarono istintivamente.

«Vedo che ti piace l’idea» disse Giacomo con un sorriso. «Che ne direste di rendere questa serata più… memorabile?»

Marco guardò Serena, una domanda silenziosa negli occhi. Lei annuì lentamente, il cuore che le galoppava nel petto.

«Abbiamo una suite all’hotel qui accanto» continuò Giacomo. «Molto privata, molto spaziosa. Potremmo continuare lì la serata.»

«E cosa succederebbe esattamente in questa suite?» chiese Marco, anche se la sua erezione visibile attraverso i pantaloni rendeva chiaro che aveva già preso una decisione.

Eleonora rise, un suono profondo e sensuale. «Quello che vogliamo. Io scopo Marco mentre tu guardi. Tu scopi Serena mentre Giacomo guarda. Oppure…» si interruppe, mordendosi il labbro inferiore in un gesto studiato, «potremmo mescolare le cose. Io e Serena potremmo giocare mentre voi due ci guardate. O forse…» le sue dita affondarono dentro Serena, strappandole un gemito acuto, «potremmo scoparci tutti insieme, in ogni combinazione possibile.»

Serena sentì un fiotto di liquido bagnarle ulteriormente le mutandine. L’idea di essere riempita da due cazzi contemporaneamente, di sentire Eleonora leccarle la figa mentre Giacomo la scopava, di guardare Marco affondare il suo cazzo nella bocca di un’altra donna…

«Cazzo sì» ansimò, sorprendendo se stessa con la veemenza della risposta.

Marco rise e alzò il bicchiere. «Allora brindiamo. A nuove esperienze.»

I quattro bicchieri tintinnarono insieme, sigillando l’accordo. Sotto il tavolo, le mani continuavano a esplorare, a promettere, a preparare il terreno per quello che sarebbe successo.

La suite del piacere condiviso

La suite era esattamente come Giacomo aveva promesso: spaziosa, lussuosa, con un letto king-size che dominava la stanza e specchi strategicamente posizionati sulle pareti. Appena la porta si chiuse dietro di loro, Eleonora prese il controllo.

«Spogliatevi» ordinò, la sua voce che non ammetteva discussioni. «Tutti.»

Serena esitò solo un momento prima di far scivolare le spalline del vestito giù dalle spalle. Il tessuto cadde in un mucchio ai suoi piedi, rivelando il suo corpo formoso: seno abbondante con capezzoli rosa già duri, vita stretta, fianchi larghi, e tra le gambe le mutandine di pizzo completamente inzuppate.

Marco si spogliò rapidamente, il suo cazzo già duro che sporgeva dall’inguine. Era di dimensioni medie, circa diciotto centimetri, ma sapeva usarlo bene. Serena lo aveva sempre trovato perfetto.

Giacomo fu l’ultimo a spogliarsi, e quando abbassò i boxer, Serena trattenne il respiro. Il suo cazzo era mostruoso: almeno venticinque centimetri di lunghezza e così spesso che dubitava di poterlo circondare completamente con una mano. Era già duro, la punta lucida di pre-sperma.

Eleonora, ancora vestita, girò intorno a loro come un generale che ispeziona le truppe. «Bene» disse infine. «Ecco come funzionerà. Io comando. Voi obbedite. Se qualcuno ha un problema, lo dice subito. Altrimenti, vi aspetto completamente disponibili. Chiaro?»

Tutti annuirono.

«Perfetto.» Eleonora si rivolse a Serena. «Tu, sul letto. A quattro zampe.»

Serena obbedì, sentendosi esposta e vulnerabile in quella posizione. Il suo culo era sollevato in aria, la figa gocciolante completamente visibile.

«Giacomo, scopala» ordinò Eleonora. «Marco, vieni qui e guardami spogliarmi.»

Giacomo si posizionò dietro Serena, le mani che le afferrarono i fianchi. Strofinò la cappella del suo cazzo enorme contro l’apertura bagnata, facendola gemere di anticipazione. Poi, con un colpo deciso, la penetrò completamente.

Serena urlò. Era troppo, troppo grande, troppo profondo. Il cazzo di Giacomo la riempiva in un modo che non aveva mai sperimentato, allargandola, stirandola fino al limite. Ogni centimetro che affondava dentro di lei mandava onde di piacere misto a dolore attraverso il suo corpo.

«Cazzo, sei stretta» grugnì Giacomo, ritirandosi quasi completamente prima di affondare di nuovo.

Dall’altra parte della stanza, Eleonora aveva iniziato a spogliarsi lentamente davanti a Marco, un bottone alla volta. Quando la camicetta cadde, rivelò un reggiseno di pizzo nero che a malapena conteneva il suo seno prosperoso. Marco deglutì rumorosamente, il suo cazzo che pulsava.

«Ti piace quello che vedi?» ronronò Eleonora, slacciando il reggiseno e lasciandolo cadere. Le sue tette erano perfette: rotonde, sode, con capezzoli scuri e duri.

«Sì» ansimò Marco.

«Bene. Perché tra poco le sentirai rimbalzare mentre cavalco il tuo cazzo.»

Giacomo aveva trovato un ritmo, il suo cazzo che entrava e usciva dalla figa di Serena con colpi profondi e potenti. Ogni spinta la faceva gemere, il suo corpo che si muoveva in avanti per l’impatto. Poteva sentire le sue palle sbattere contro il clitoride, un ulteriore stimolo che la stava portando rapidamente verso l’orgasmo.

«Più forte» implorò, spingendo il culo indietro per incontrare le sue spinte.

Giacomo rise e aumentò il ritmo, le sue dita che si affondarono nella carne morbida dei suoi fianchi. Il suono della carne che sbatteva contro carne riempì la stanza, osceno e bellissimo.

Eleonora finì di spogliarsi e spinse Marco sul bordo del letto, proprio accanto a dove Giacomo stava scopando Serena. Si posizionò sopra di lui, la figa depilata che gocciolava sulla sua erezione.

«Guarda tua ragazza che viene scopata dal mio uomo» sussurrò, abbassandosi lentamente sul cazzo di Marco. «Guarda come la riempie, come la fa urlare.»

Marco gemette quando Eleonora lo inghiottì completamente. La sua figa era calda, stretta, e si muoveva in modi che Serena non aveva mai fatto. Iniziò a cavalcarlo con movimenti esperti, il suo culo che rimbalzava sul suo inguine.

Serena guardò la scena con occhi vitrei. Vedere il suo uomo dentro un’altra donna, vedere il piacere sul suo viso, doveva farle male. Invece, la eccitava oltre ogni immaginazione. Il suo orgasmo esplose senza preavviso, il corpo che si contrasse violentemente mentre urlava il nome di Giacomo.

«Brava ragazza» grugnì Giacomo, continuando a scoparla attraverso l’orgasmo. «Ora vediamo quanto puoi prendere.»

Si ritirò improvvisamente, lasciandola vuota e ansimante. Prima che potesse protestare, la girò sulla schiena e le sollevò le gambe sulle sue spalle. In quella posizione, riuscì a penetrarla ancora più profondamente, la punta del suo cazzo che baciava la cervice.

«Oh Dio, oh Dio, oh Dio» cantilena Serena, le unghie che graffiavano le lenzuola.

Eleonora stava cavalcando Marco sempre più velocemente, le sue tette che rimbalzavano ipnoticamente. «Ti piace, vero?» ansimò. «Ti piace vedere la tua ragazza che viene scopata da un cazzo più grosso del tuo?»

«Sì» gemette Marco, le mani che afferrarono il culo di Eleonora.

«Dillo a lei. Dille quanto ti eccita.»

Marco girò la testa verso Serena, i loro occhi che si incontrarono. «Mi piace, tesoro. Mi piace vederti godere così tanto.»

Le parole spinsero Serena oltre il limite. Un secondo orgasmo la travolse, ancora più intenso del primo. La sua figa si contrasse così forte intorno al cazzo di Giacomo che lui grugnì, aumentando la velocità delle sue spinte.

«Sto per venire» avvertì.

«Dentro» ansimò Serena. «Vieni dentro di me.»

Giacomo affondò fino in fondo e si svuotò, il suo cazzo che pulsava mentre pompava fiotti di sborra calda dentro di lei. Serena poteva sentire ogni schizzo, il calore che le riempiva l’utero. Era così tanto che iniziò a colare fuori, gocciolando sul letto.

Eleonora si alzò improvvisamente da Marco, lasciandolo sull’orlo dell’orgasmo. «Non ancora» disse con un sorriso malizioso. «Abbiamo appena iniziato.»

L’apoteosi della condivisione

Giacomo si ritirò da Serena, il suo cazzo ancora semi-duro lucido dei loro fluidi combinati. Serena giaceva sulla schiena, le gambe spalancate, la figa rossa e gonfia che gocciolava sborra. Si sentiva usata, sporca, e incredibilmente eccitata.

«Ora tocca a te, Marco» disse Eleonora, avvicinandosi al letto. «Ma prima…» si chinò tra le gambe di Serena e iniziò a leccare, la lingua che raccoglieva la sborra che colava dalla sua figa.

Serena urlò per la sensazione. La lingua di Eleonora era magica, sapeva esattamente dove leccare, dove succhiare, dove mordere delicatamente. Trovò il clitoride gonfio e lo succhiò forte, facendo vedere le stelle a Serena.

«Cazzo, è bollente» commentò Giacomo, il suo cazzo che ricominciava a indurirsi alla vista.

Marco si avvicinò, guardando Eleonora mangiare la figa della sua ragazza. Il suo cazzo era dolorosamente duro, gocciolante di pre-sperma. Eleonora lo notò e sorrise contro la figa di Serena.

«Vieni qui» disse, sollevandosi leggermente. «Scopala mentre io la lecco.»

Marco non se lo fece ripetere due volte. Si posizionò davanti a Serena e affondò il suo cazzo nella sua figa già riempita di sborra. La sensazione era diversa, più scivolosa, più sporca. Poteva sentire la sborra di Giacomo che lubrificava ogni movimento.

Eleonora tornò a leccare, la sua lingua che ora danzava tra il cazzo di Marco e il clitoride di Serena. Ogni tanto scendeva più in basso, leccando le palle di Marco, facendolo gemere.

«Voglio provare qualcosa» disse Giacomo, avvicinandosi. Il suo cazzo era di nuovo completamente duro. «Serena, pensi di poter prendere due cazzi contemporaneamente?»

Serena lo guardò con occhi spalancati. «Io… non l’ho mai fatto.»

«C’è una prima volta per tutto» disse Eleonora con un sorriso. Si alzò e aiutò Marco a sdraiarsi sulla schiena. «Serena, montalo.»

Con le gambe tremanti, Serena si posizionò sopra Marco e si abbassò sul suo cazzo. Gemette quando la riempì, anche se dopo il cazzo enorme di Giacomo, quello di Marco sembrava quasi piccolo.

«Ora piegati in avanti» ordinò Eleonora.

Serena obbedì, il suo petto che premeva contro quello di Marco. Sentì le mani di Giacomo afferrarle i glutei, separandoli. Un dito scivolò tra le sue natiche, trovando il suo buco del culo e premendo contro l’apertura stretta.

«Rilassati» sussurrò Giacomo, spingendo il dito dentro.

Serena ansimò per l’intrusione. Non era doloroso, solo… strano. Il dito si mosse dentro e fuori, allargandola lentamente. Poi un secondo dito si unì al primo, le forbici che la aprivano.

«Sei pronta?» chiese Giacomo.

«Sì» ansimò Serena, anche se non era sicura di esserlo davvero.

Sentì la cappella del suo cazzo premere contro il suo buco del culo. Era enorme, impossibile. Non ci sarebbe mai entrato. Ma Giacomo spinse lentamente, inesorabilmente, e centimetro dopo centimetro, il suo cazzo affondò nel culo di Serena.

Il dolore fu intenso, bruciante. Serena urlò, le lacrime che le rigarono le guance. Ma sotto il dolore c’era qualcos’altro: un piacere oscuro, proibito. Era piena come non lo era mai stata, due cazzi che la riempivano completamente, separati solo da una sottile parete di carne.

«Cazzo, è così stretta» grugnì Giacomo, affondando fino in fondo.

Rimasero fermi per un momento, lasciando che Serena si abituasse alla sensazione. Poi, lentamente, iniziarono a muoversi. Prima uno, poi l’altro, trovando un ritmo alternato. Quando Marco spingeva dentro, Giacomo si ritirava, e viceversa. Era una danza perfetta, una sinfonia di piacere.

Eleonora non era stata dimenticata. Si era posizionata sopra la faccia di Marco, la sua figa che gocciolava sulla sua bocca. «Leccami» ordinò, abbassandosi.

Marco iniziò a leccare avidamente, la lingua che esplorava ogni piega della sua figa. Eleonora gemette, iniziando a cavalcare la sua faccia con movimenti circolari.

La stanza era piena di gemiti, ansimi, e il suono osceno della carne che sbatteva contro carne. Serena era persa in un mare di sensazioni, ogni terminazione nervosa del suo corpo in fiamme. Poteva sentire l’orgasmo crescere, più grande e più potente di qualsiasi cosa avesse mai sperimentato.

«Sto per venire» ansimò. «Oh Dio, sto per venire così forte.»

«Vieni per noi» grugnì Giacomo, le sue spinte che diventarono più veloci, più dure.

L’orgasmo la colpì come un treno merci. Serena urlò, il suo corpo che si convulse violentemente. La sua figa e il suo culo si contrassero simultaneamente, mungendo i due cazzi dentro di lei. Un getto di liquido schizzò fuori dalla sua figa, bagnando l’inguine di Marco e le lenzuola sotto di loro.

«Cazzo, sta schizzando» disse Giacomo meravigliato, continuando a scoparle il culo.

L’orgasmo sembrava non finire mai, ondata dopo ondata di piacere che la travolgeva. Serena perse completamente il controllo, il suo corpo che si muoveva da solo, cercando più piacere, più dolore, più tutto.

Marco venne per primo, il suo cazzo che pulsò dentro la figa di Serena mentre si svuotava. Poteva sentire la sua sborra calda che si mescolava con quella di Giacomo, riempiendola ancora di più.

Giacomo resistette più a lungo, il suo cazzo che martellava il culo di Serena con spinte brutali. Poi, con un ruggito, affondò fino in fondo e venne, pompando fiotti di sborra nel suo culo.

Serena collassò su Marco, completamente esausta. Poteva sentire i due cazzi ammorbidirsi dentro di lei, la sborra che iniziava a colare fuori da entrambi i buchi.

Eleonora venne per ultima, il suo corpo che tremò mentre Marco succhiava forte il suo clitoride. Si alzò dalla sua faccia e si sdraiò accanto a loro, un sorriso soddisfatto sulle labbra.

Per diversi minuti, nessuno parlò. Giacevano tutti insieme sul letto king-size, i corpi sudati e appiccicosi, respirando pesantemente.

«Quindi» disse infine Eleonora, rompendo il silenzio. «Stessa ora la prossima settimana?»

Serena rise, un suono stanco ma felice. Guardò Marco, che ricambiò il suo sguardo con amore e complicità.

«Assolutamente sì» dissero all’unisono.

scritto da

Clara Bellini
Clara Bellini
Clara Bellini, nata il 12 febbraio 1978 sotto il segno dell'Acquario, è un'autrice milanese di racconti per adulti che ha saputo trasformare la sua passione per la scrittura in una carriera di successo. Clara è sempre stata una sognatrice, caratteristica tipica del suo segno zodiacale, che l'ha spinta a esplorare i limiti della creatività e della libertà personale. La sua capacità di pensare fuori dagli schemi si riflette nei suoi racconti, che combinano elementi di erotismo con una profonda introspezione psicologica. Dopo aver conseguito....

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