Troppo vino e troppo silenzio
Il Barolo aveva fatto il suo lavoro. Quattro bottiglie in sei persone, risate sempre più sguaiate, battute sempre meno filtrate. Ludovica si era alzata dalla tavola con le guance arrossate, una mano sulla fronte. “Ho bisogno d’aria,” aveva detto, e Yamal si era offerto di accompagnarla sul balcone prima ancora che Gianni potesse muoversi.
Dal corridoio, Gianni li osservava attraverso le tende traslucide. Ludovica si era appoggiata alla ringhiera, il vestito color crema aderente sui fianchi, i capelli mossi dalla brezza notturna. Yamal le stava accanto, troppo vicino per essere casuale. Parlavano del lavoro di lei, della palestra di lui, cazzate da aperitivo. Ma c’era qualcosa nel modo in cui Yamal la guardava, un’insistenza che Gianni conosceva bene. L’aveva vista mille volte negli occhi di altri uomini quando fissavano sua moglie.
Il cuore gli batteva forte. Non era rabbia, non era gelosia nel senso tradizionale. Era eccitazione pura, viscerale, quella che lo assaliva ogni volta che immaginava Ludovica scopata da qualcun altro. Ne avevano parlato, certo. A letto, nel buio, mentre si toccavano. Lei gli aveva confessato che l’idea la eccitava, lui le aveva ammesso che voleva vederla godere su un altro cazzo. Ma era sempre rimasto fantasy, parole sussurrate prima di venire.
Quando Yamal si era chinato per baciarla, Gianni aveva trattenuto il respiro. Ludovica non si era ritratta. Aveva lasciato che le labbra di lui si posassero sulle sue, poi aveva risposto, aprendosi, lasciando che la lingua di Yamal esplorasse la sua bocca. I capelli di lei ondeggiavano mentre si baciavano, e Gianni sentì il cazzo indurirsi contro i pantaloni.
Uscì sul balcone con il bicchiere in mano, fingendo noncuranza. “Tutto bene?”
Ludovica si staccò da Yamal, ma senza fretta, senza vergogna. Lo guardò negli occhi e Gianni capì. Capì che lei sapeva, che aveva sempre saputo cosa provava, cosa desiderava davvero.
“Yamal mi stava… tenendo compagnia,” disse lei, con un mezzo sorriso.
Gianni deglutì. Le parole gli uscirono prima che potesse fermarle. “C’è una camera degli ospiti al piano di sopra. Nessuno ci disturberebbe.”
Yamal si irrigidì, confuso. “Cosa?”
Ludovica gli posò una mano sul braccio. “Mio marito vuole guardarci, Yamal. Vuole vederti mentre mi scopi.” La sua voce era calma, diretta, priva di imbarazzo.
“Cazzo, sul serio?” Yamal guardò Gianni, poi di nuovo Ludovica. “E tu… tu vuoi?”
Lei annuì, mordendosi il labbro inferiore. “Sì. Voglio il tuo cazzo dentro di me mentre lui ci guarda.”
Missionario e pecorina, mentre Gianni osserva
La camera degli ospiti era piccola, arredata con gusto minimal. Letto matrimoniale, comodini bianchi, una poltrona nell’angolo dove Gianni si sedette senza dire una parola. Ludovica e Yamal si baciavano già in piedi, le mani di lui che esploravano il corpo di lei sopra il vestito, stringendo il culo, risalendo lungo la schiena.
“Toglimi tutto,” sussurrò Ludovica, voltandosi. Yamal le abbassò la zip, facendo scivolare il vestito lungo le gambe. Sotto, reggiseno di pizzo nero e mutandine coordinate. Yamal le sganciò il reggiseno con una mano sola, liberando i seni di Ludovica. Li prese tra le mani, pizzicandole i capezzoli già duri, facendola gemere.
Gianni era paralizzato sulla poltrona, il cazzo che pulsava nei pantaloni. Guardava sua moglie venire spogliata da un altro uomo, toccata, desiderata. Yamal le infilò una mano nelle mutandine, trovandola già bagnata.
“Cazzo, sei fradicia,” mormorò lui, strofinando la figa di Ludovica con le dita.
“È per te,” rispose lei, ansimando. “Voglio sentire quanto sei duro.”
Yamal si spogliò in fretta, rivelando un fisico atletico e un cazzo grosso, già eretto. Ludovica lo afferrò, stringendolo, masturbandolo lentamente mentre lo guardava negli occhi. Poi si sdraiò sul letto, aprendo le gambe.
“Scopami. Voglio che mi chiavi forte.”
Yamal si posizionò tra le sue cosce, sollevandole, appoggiandosele sulle spalle. Entrò con una spinta decisa, affondando fino in fondo nella figa di Ludovica. Lei gridò, un gemito acuto che riempì la stanza.
“Sì, cazzo, sì!” urlava mentre Yamal la sbatteva, il suo cazzo che entrava e usciva con colpi profondi, ritmati. Il letto scricchiolava, i seni di Ludovica rimbalzavano a ogni spinta. Gianni si era aperto i pantaloni, il cazzo in mano, ma non si toccava ancora. Voleva solo guardare, assorbire ogni dettaglio.
Yamal la girò a pecorina, afferrandola per i fianchi, riprendendo a scoparla con ancora più forza. Il suono delle loro pelli che si scontravano riempiva la stanza, misto ai gemiti di Ludovica e ai grugniti di Yamal.
“Più forte, dai, sfondami!” gridava lei, spingendosi indietro contro di lui.
Yamal le diede uno schiaffo sul culo, lasciando un segno rosso sulla pelle chiara. Ludovica gemette più forte, la figa che si stringeva intorno al cazzo di lui.
Cucchiaio, muro e creampie anale
Yamal la fece sdraiare su un fianco, sollevandole una gamba e penetrandola di nuovo, questa volta più lentamente, con movimenti profondi e controllati. Ludovica gli afferrò la nuca, baciandolo mentre lui la scopava, le loro lingue intrecciate, i corpi sudati che si muovevamo all’unisono.
“Voglio il tuo culo,” sussurrò Yamal all’orecchio di Ludovica.
Lei annuì, ansimante. “Prendilo. È tuo.”
Si alzarono dal letto. Yamal la spinse contro il muro, facendola piegare leggermente in avanti. Sputò sulle dita, lubrificando il buco del culo di Ludovica, infilandone prima una, poi due. Lei gemeva, preparandosi, rilassandosi.
Quando Yamal premette la punta del cazzo contro il suo ano, Ludovica trattenne il respiro. Lui entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente dentro.
“Oh dio, sì, che bello,” sussurrò lei, le mani appoggiate al muro.
Yamal iniziò a muoversi, scopandole il culo con spinte lente ma profonde, aumentando gradualmente il ritmo. Ludovica urlava, persa nel piacere, il corpo scosso da brividi.
“Sto per venire,” grugnì Yamal, il respiro affannoso.
“Vieni dentro, riempimi il culo con la tua sborra!” gridò Ludovica.
Yamal affondò fino in fondo, il corpo rigido, e si svuotò dentro di lei con un gemito rauco. Ludovica sentì il calore della sua sborra riempirle l’ano, colare lentamente.
69 e l’ultima resa di Gianni
Yamal si lasciò cadere sul letto, esausto ma ancora eccitato. Ludovica si inginocchiò davanti a lui, prendendogli il cazzo in bocca, pulendolo con la lingua, succhiando via i resti della sua stessa sborra mista al sapore del suo culo.
“Gianni,” disse lei, voltandosi verso il marito. “Puoi segarti. Puoi venirmi addosso mentre lo succhio.”
Gianni si alzò dalla poltrona, tremante, il cazzo durissimo in mano. Si avvicinò mentre Ludovica si posizionava sopra Yamal, in un perfetto 69, la figa ancora bagnata sopra la bocca di lui, il cazzo di Yamal che spariva tra le sue labbra.
Yamal iniziò a leccarle la figa, la lingua che esplorava ogni piega, succhiandole il clitoride. Ludovica gemeva intorno al cazzo di lui, succhiando più forte, più velocemente.
Gianni si masturbava accanto a loro, gli occhi fissi sulla scena. Vedere sua moglie scopata, riempita, usata, era troppo. Sentì l’orgasmo montare, irrefrenabile.
“Sto venendo,” ansimò.
“Sì, vieni su di me!” gridò Ludovica, staccandosi dal cazzo di Yamal per un istante.
Gianni esplose, schizzi di sborra che atterravano sulla schiena di Ludovica, sui suoi capelli, sul suo culo ancora aperto e pieno della sborra di Yamal. Lei gemette, tornando a succhiare il cazzo di Yamal con rinnovata foga.
Yamal le afferrò la testa, spingendola giù, e venne di nuovo, questa volta in gola. Ludovica ingoiò tutto, senza lasciare cadere una goccia, continuando a succhiare finché lui non fu completamente vuoto.
Si lasciarono cadere sul letto, i tre corpi sudati, esausti, soddisfatti. Ludovica si voltò verso Gianni, sorridendo.
“È stato come lo immaginavi?” chiese lei, la voce roca.
Gianni annuì, ancora senza parole. Era stato meglio. Molto meglio.


