Il prezzo del tradimento: vendetta in macchina

Lo specchietto non mente mai

Franco avrebbe voluto essere ovunque tranne che lì, sul sedile posteriore della loro Audi, in quella piazzola sterrata ai margini del bosco. Il motore spento, i finestrini appannati, la luce fioca dei lampioni lontani che filtrava appena nell’abitacolo. Nello specchietto retrovisore i suoi occhi incontravano continuamente quelli di Luigi, l’ex di Raffaella, seduto al posto di guida. Un sorriso beffardo gli increspava le labbra ogni volta che i loro sguardi si incrociavano.

“Non distogliere gli occhi,” aveva ordinato Raffaella mezz’ora prima, quando erano saliti in macchina. La voce fredda, tagliente come non l’aveva mai sentita in dieci anni di matrimonio. “Vuoi scoparti quella troietta del tuo ufficio? Benissimo. Allora adesso guardi cosa succede quando mi fai incazzare davvero.”

Franco aveva provato a giustificarsi, a minimizzare. “Era solo un messaggino, amore, non è successo niente…” Ma Raffaella aveva riso, un suono amaro che gli aveva gelato il sangue. “Messaggini? Ne ho trovati centoquattordici, Franco. Centoquattordici. Con foto del tuo cazzo e promesse di chiavate in hotel.” Aveva sventolato il telefono davanti ai suoi occhi. “Quindi adesso stai zitto e guardi.”

E così era finito lì, testimone silenzioso mentre sua moglie si baciava con Luigi sul sedile anteriore. Le loro bocche si divoravano con una fame che Franco non vedeva da anni. La mano di Luigi era già affondata sotto la gonna di Raffaella, le dita che lavoravano contro il tessuto sottile delle mutandine. Lei gemeva nella sua bocca, un suono gutturale che faceva pulsare il cazzo di Franco nei jeans, nonostante l’umiliazione che gli bruciava nelle vene come acido.

“Ti piace guardarmi, cornuto?” Raffaella si staccò dalle labbra di Luigi giusto il tempo di lanciare quella freccia avvelenata. I suoi occhi brillavano nella penombra, eccitati e crudeli. “Ti piace vedere come un vero uomo mi tocca?”

Luigi rise, una risata profonda e sicura. Le sue mani erano già sotto la camicetta di lei, sollevandola per rivelare il reggiseno di pizzo nero. “Cazzo, Raffa, quanto mi sei mancata.” Le baciò il collo, mordendole la pelle delicata mentre le slacciava il reggiseno con gesti esperti. I seni di Raffaella si liberarono, pieni e perfetti, i capezzoli già duri. Franco li conosceva a memoria, li aveva baciati mille volte, ma adesso appartenevano a un altro.

“Vieni dietro,” sussurrò Raffaella a Luigi, la voce roca di desiderio. “Voglio che mi scopi mentre lui guarda.”

Si spostarono con movimenti rapidi, Luigi che si infilava sul sedile posteriore accanto a Franco, Raffaella che lo seguiva. Lo spazio era stretto, i loro corpi si urtavano contro Franco che si era appiattito contro lo sportello, cercando di farsi piccolo, invisibile. Ma Raffaella non glielo permise.

“Tu resta qui,” sibilò, premendogli una mano sul petto. “Voglio sentirti respirare mentre lui mi sfonda.”

Luigi rise di nuovo, già slacciandosi i pantaloni. Il suo cazzo emerse, duro e grosso, e Franco sentì lo stomaco contorcersi. Era più grande del suo, più spesso. Raffaella lo guardò con occhi affamati, le labbra socchiuse.

“Dio, quanto mi mancava questo cazzo,” gemette, afferrandolo con la mano e cominciando a segarlo lentamente. Luigi grugnì di piacere, la testa reclinata all’indietro contro il sedile.

“Allora succhiamelo, troia,” ordinò, la voce bassa e autoritaria. “Fammi sentire quella bocca che il tuo maritino non sa più farti usare.”

Raffaella non se lo fece ripetere due volte. Si chinò, i capelli che le ricadevano sul viso, e inghiottì il cazzo di Luigi fino alla base. Franco la vide ansimare, la gola che si contraeva mentre lo prendeva tutto, le guance che si scavavano per la suzione. Luigi gemette forte, una mano che si aggrappava ai capelli di lei, guidandole il ritmo.

“Brava cagna,” grugnì. “Così… cazzo sì, così…”

I suoni osceni riempivano l’abitacolo: le labbra di Raffaella che scivolavano sulla carne dura, i suoi gemiti soffocati, i respiri pesanti di Luigi. Franco sentiva il proprio cazzo premere dolorosamente contro i jeans, intrappolato tra l’eccitazione e l’umiliazione. Non poteva distogliere lo sguardo. Non osava.

Dopo qualche minuto, Luigi tirò su Raffaella per i capelli, facendola staccare con un suono umido e osceno. “Adesso ti scopo,” annunciò, girandola di schiena. “Mettiti a pecora, voglio che il cornuto ti veda la faccia mentre ti sfondo.”

Sfondata davanti al marito

Raffaella obbedì immediatamente, posizionandosi a quattro zampe sul sedile, il culo sollevato verso Luigi, il viso a pochi centimetri da quello di Franco. I loro occhi si incontrarono e Franco vide qualcosa di selvaggio nello sguardo di sua moglie, qualcosa che non aveva mai visto prima. Eccitazione pura, potere, vendetta.

“Guardami,” sussurrò, mentre Luigi le sollevava la gonna e le strappava via le mutandine con un gesto brusco. “Guardami mentre mi godo un cazzo vero.”

Luigi non perse tempo. Afferrò i fianchi di Raffaella e la penetrò con una spinta decisa, affondando fino in fondo. Lei urlò, un grido di piacere e sorpresa che riempì l’auto. Franco vide i suoi occhi spalancarsi, la bocca aprirsi in un’O perfetta.

“Cazzo!” gemette Raffaella. “Dio, quanto sei grosso… quanto mi riempi…”

Luigi cominciò a muoversi, spinte profonde e potenti che facevano ondeggiare tutto il corpo di Raffaella. I suoi seni dondolavano liberi, i capezzoli che sfioravano il tessuto del sedile. Il suono delle loro carni che si schiaffeggiavano era osceno, ritmico, ipnotico.

“Ti piace, troia?” ringhiò Luigi, aumentando il ritmo. “Ti piace sentire un vero uomo che ti scopa?”

“Sì!” gridò Raffaella, le dita che si aggrappavano al sedile. “Sì, cazzo, sì! Mi piace… mi piace troppo!”

Franco sentiva il proprio respiro farsi affannoso, il cazzo che pulsava dolorosamente. La vista di sua moglie sfondata così brutalmente, i suoi gemiti, il piacere stampato sul suo viso… era troppo. Era sbagliato, umiliante, ma non riusciva a distogliere lo sguardo.

“Toccati,” ordinò improvvisamente Raffaella, gli occhi fissi su di lui. “Toccati il cazzo mentre mi guardi, cornuto. Voglio vederti segare mentre Luigi mi scopa.”

Le dita di Franco si mossero automaticamente verso la patta dei jeans. Le slacciò con mani tremanti, liberando il proprio cazzo duro e dolorante. Cominciò a masturbarsi lentamente, gli occhi fissi sul viso di sua moglie, sul piacere che lo attraversava a ogni spinta di Luigi.

“Brava la mia troia,” grugnì Luigi, una mano che scivolava tra le natiche di Raffaella. Franco vide il pollice premere contro il suo ano, circolare lentamente. “Ti ricordi quanto ti piaceva nel culo?”

Raffaella gemette forte, spingendo il sedere all’indietro. “Sì… sì, me lo ricordo…”

“Il tuo maritino te lo mette mai nel culo?” chiese Luigi, la voce carica di scherno.

“Mai,” ansimò Raffaella. “È troppo fifone… ha paura di farmi male…”

Luigi rise, affondando il pollice fino alla prima nocca. Raffaella urlò di piacere, tutto il corpo che si tendeva. “Io invece so esattamente come piace a te, vero troia?”

“Sì! Cazzo sì!”

Franco si segava più velocemente ora, la mano che scivolava sul proprio cazzo bagnato di pre-sperma. Vedere sua moglie così abbandonata, così puttana, era devastante e eccitante allo stesso tempo. Si odiava per questo, ma non riusciva a fermarsi.

Luigi aumentò ancora il ritmo, le spinte che diventavano brutali, animalesche. Il pollice affondava completamente nell’ano di Raffaella, muovendosi in sincronia con il cazzo che la sfondava. Lei gridava senza controllo, il viso contratto in una smorfia di piacere puro.

“Sto per venire,” gemette Luigi. “Dove la vuoi la sborra, troia?”

“Dentro!” urlò Raffaella. “Sborrami dentro la figa! Voglio sentirla!”

“No, aspetta—” cominciò Franco, ma Raffaella lo zittì con uno sguardo feroce.

“Stai zitto! Non hai diritto di parola!” Poi, rivolta a Luigi: “Riempimi, dai! Voglio la tua sborra calda dentro di me!”

Sborra e sottomissione: il finale umiliante

Luigi affondò fino in fondo con un ultimo, potente colpo di reni e venne, grugnendo come un animale. Franco vide il corpo di sua moglie tremare, i suoi occhi che si rovesciavano all’indietro per il piacere. Sapeva che Luigi stava riempiendo la figa di Raffaella con la sua sborra, senza protezione, marcandola.

“Cazzo sì,” gemette Raffaella. “Sì… la sento… è così calda…”

Luigi rimase dentro di lei ancora qualche secondo, il respiro pesante, poi si ritirò lentamente. Il suo cazzo scivolò fuori lucido di fluidi misti, e subito un rivolo di sperma denso cominciò a colare dalla figa aperta di Raffaella.

“Guarda,” disse lei a Franco, girandosi leggermente per mostrargli meglio. “Guarda cosa ha fatto. Guarda la sborra che cola da me.”

Franco sentiva il proprio orgasmo montare, incontrollabile. La mano si muoveva freneticamente sul cazzo, gli occhi fissi su quella vista oscena: sua moglie riempita di sperma altrui, marcata, posseduta.

“Vieni,” ordinò Raffaella. “Vieni mentre guardi la sborra di Luigi che cola dalla tua moglie, cornuto.”

Fu troppo. Franco venne con un gemito strozzato, lo sperma che gli schizzava sulla mano, sui pantaloni, alcuni spruzzi che raggiungevano il sedile. L’orgasmo fu devastante, lo svuotò completamente, lasciandolo tremante e senza fiato.

Il silenzio che seguì fu pesante, rotto solo dai loro respiri affannosi. Luigi si ricompose per primo, infilandosi il cazzo ancora semi-duro nei pantaloni. Raffaella rimase in posizione ancora qualche secondo, poi si sedette lentamente, sistemandosi la gonna. Non si pulì. Lasciò che la sborra continuasse a colare, macchiandole le cosce.

“Adesso torniamo a casa,” disse con voce piatta, quasi annoiata. Si girò verso Franco, gli occhi di nuovo freddi. “E domani chiami quella troia del tuo ufficio e le dici che è finita. Poi cancelli ogni traccia di lei dal tuo telefono. Davanti a me.”

Franco annuì, incapace di parlare. La gola gli si era chiusa.

“E se ti viene voglia di tradirmi ancora,” continuò Raffaella, accarezzando distrattamente la gamba di Luigi, “ricordati di questa sera. Perché la prossima volta non sarà solo Luigi. La prossima volta invito anche qualche suo amico. Capito?”

“Capito,” sussurrò Franco, la voce rotta.

Luigi mise in moto l’auto, lo sguardo che incrociò quello di Franco nello specchietto retrovisore un’ultima volta. Il sorriso beffardo era ancora lì, più marcato che mai.

Mentre tornavano verso la città, Franco guardava fuori dal finestrino, il proprio riflesso spettrale nel vetro. Sapeva che niente sarebbe più stato come prima. Quella notte aveva cambiato tutto, aveva spostato gli equilibri in modo irreversibile.

E la parte più terribile, quella che non osava ammettere nemmeno a se stesso, era che una parte di lui – piccola, oscura, vergognosa – aveva goduto ogni singolo secondo.

Lo sperma di Luigi continuava a colare dalla figa di Raffaella, macchiando il sedile di pelle dell’auto. Un marchio indelebile, come quello che quella notte aveva lasciato sulla loro relazione.

Franco chiuse gli occhi, ma le immagini erano ancora lì, impresse nella sua mente: il viso di sua moglie contratto dal piacere, il cazzo di Luigi che la riempiva, la sborra che colava…

Sarebbero rimaste lì per sempre.

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