La preparazione del padrone di casa
Ugo osservava la villa immersa nella luce dorata del tramonto, il mare che lambiva gli scogli sotto la terrazza. Aveva settantacinque anni e un patrimonio che gli permetteva ogni capriccio, tranne uno: far godere sua moglie con il proprio corpo. Il cazzo non gli si alzava più da anni, ridotto a un micropene inutile che si limitava a palpitare quando la vedeva scopare con altri uomini.
«Gianfranco arriverà tra un’ora», disse Maria entrando in camera da letto. Trentanove anni, tette enormi che sfidavano la gravità, un culo sodo che faceva girare la testa a chiunque. Indossava già la lingerie nera che Ugo le aveva comprato: reggiseno di pizzo trasparente che lasciava intravedere i capezzoli scuri, perizoma che si perdeva tra le natiche perfette, autoreggenti con la riga dietro.
Ugo sentì il suo misero cazzo sussultare nei pantaloni. «Ho preparato tutto», rispose con voce roca. Aveva sistemato la poltrona di pelle nell’angolo giusto della stanza, quella da cui poteva vedere il letto matrimoniale in tutta la sua ampiezza. Sul comodino aveva disposto lubrificante, salviette, e il dildo con l’imbracatura che Maria avrebbe usato su Gianfranco. Sul cassettone, la videocamera già accesa e puntata.
«Bravo cucciolo», lo derise Maria accarezzandogli la guancia. «Vai a prepararti. Voglio che tu sia già seduto quando arriva il mio maschio vero.»
Ugo annuì, il cuore che batteva forte. Si spogliò rimanendo in boxer, prese posto sulla poltrona e aspettò. Il campanello suonò esattamente alle otto. Sentì Maria aprire, sentì la voce profonda di Gianfranco, poi i loro passi sulle scale. Quando entrarono in camera, Gianfranco aveva già le mani sul culo di Maria, la baciava con una passione che faceva impallidire qualsiasi ricordo che Ugo potesse avere della propria virilità perduta.
Il bull prende possesso della moglie
Gianfranco aveva quarantadue anni, un fisico scolpito in palestra e un cazzo che Ugo sapeva essere lungo almeno ventidue centimetri. Era un vecchio amico di famiglia, un imprenditore di successo che veniva regolarmente a villa per “rilassarsi” con Maria mentre il marito guardava.
«Ciao vecchio», disse Gianfranco senza nemmeno guardarlo, troppo occupato a strappare il reggiseno a Maria. Le tette le esplosero fuori, magnifiche, e lui ci affondò la faccia grugnendo di piacere. Maria gemette, le mani che già lavoravano sulla cintura di lui.
«Voglio la tua bocca sulla mia figa», ordinò Gianfranco spingendola sul bordo del letto. Le strappò il perizoma con un gesto secco e le aprì le cosce, esponendo la fica già lucida di desiderio. Maria si appoggiò sui gomiti, la schiena inarcata, mentre Gianfranco si inginocchiava e cominciava a leccarla con avidità.
Ugo si abbassò i boxer liberando il suo micropene. Cominciò a segarselo con due dita mentre guardava la lingua di Gianfranco penetrare sua moglie, leccare il clitoride, succhiare le labbra gonfie. Maria gridava, le mani nei capelli di lui, il bacino che ondeggiava contro quella bocca esperta.
«Dio sì, così, leccami tutta!», urlava Maria. Le sue tette rimbalzavano a ogni respiro affannoso. Gianfranco le infilò due dita nella figa e cominciò a pomparle dentro mentre continuava a leccare, il pollice che le massaggiava il culo. Maria esplose in un orgasmo violento, schizzando sul viso di Gianfranco che bevve avidamente i suoi umori.
«Adesso ti scopo come meriti», ringhiò Gianfranco alzandosi e liberando il cazzo dai pantaloni. Era duro come il marmo, le vene in rilievo, la cappella gonfia e lucida di presperma. Afferrò le caviglie di Maria e le sollevò, portandole oltre la testa in una candela perfetta. Poi le infilò il cazzo dentro con una sola spinta brutale.
Maria urlò di piacere mentre Gianfranco cominciava a sbatterla senza pietà, il bacino che colpiva il suo culo a ogni affondo. Il letto scricchiolava, i gemiti di lei riempivano la stanza. Ugo si segava più forte, il micropene patetico nella sua mano, gli occhi fissi su quel cazzo enorme che entrava e usciva dalla figa di sua moglie.
L’umiliazione del cornuto
«Vieni qui vecchio», ordinò Gianfranco senza smettere di scopare. «Voglio che mi lecchi le palle mentre chiavo tua moglie.»
Ugo si alzò tremante dalla poltrona e si inginocchiò ai piedi del letto. L’odore del sesso lo investì, acre e inebriante. Allungò la lingua e cominciò a leccare le palle di Gianfranco, enormi e pesanti, che sbattevano contro il culo di Maria a ogni spinta.
«Bravo cornuto», rise Gianfranco. «Almeno a questo servi.» Poi si ritirò dalla figa di Maria e le afferrò i capelli. «Adesso mi fai un bocchino come si deve. Voglio sentirti in gola.»
Maria si mise in ginocchio sul letto e aprì la bocca. Gianfranco le infilò il cazzo fino in fondo, facendola quasi soffocare. Lei tossì ma non si ritirò, anzi cominciò a muovere la testa avanti e indietro, le labbra serrate intorno a quella verga, la lingua che leccava mentre lui le scopava la bocca.
«Cazzo sì, hai una gola perfetta», grugnì Gianfranco. Le teneva la testa ferma e pompava con forza, le lacrime che rigavano il viso di Maria mentre lei lo prendeva tutto, il naso schiacciato contro il pube di lui. Poi si ritirò lasciandola ansimare.
«Adesso mi siedo sulla faccia», disse Maria con voce roca. Spinse Gianfranco sul letto e gli si sedette sul viso, la figa gonfia e bagnata che copriva la bocca di lui. Cominciò a cavalcargli la faccia, strofinandosi contro la lingua che la penetrava, le mani sulle tette che si massaggiava da sola.
Ugo guardava dalla poltrona, il micropene che pulsava. Si segava furiosamente mentre vedeva sua moglie godere su un altro uomo, usarlo per il proprio piacere. Maria venne di nuovo, schizzando sulla faccia di Gianfranco che bevve ogni goccia.
«Adesso tocca a te essere scopato», disse Maria scendendo. Prese l’imbracatura con il dildo dal comodino e se la mise, il cazzo di gomma che sporgeva osceno dal suo bacino. Gianfranco si mise a quattro zampe, il culo muscoloso offerto. Maria gli spalmò il lubrificante sul buco e cominciò a infilargli il dildo, lentamente, centimetro dopo centimetro.
Gianfranco gemette mentre veniva penetrato, il suo cazzo ancora duro che penzolava tra le gambe. Maria cominciò a scoparlo con movimenti decisi, le mani sui fianchi di lui, le tette che rimbalzavano a ogni spinta.
«Ti piace essere il mio puttanone?», lo derideva. «Ti piace farti inculare mentre il cornuto guarda?»
«Sì cazzo, scopami più forte!», urlò Gianfranco.
Ugo non riuscì a resistere oltre. Venne schizzandosi tutta la faccia, lo sperma che gli colava sul mento e sul petto mentre guardava sua moglie scopare il suo amico. Il piacere misto alla vergogna lo fece quasi svenire.
Maria continuò a scopare Gianfranco finché anche lui non venne, schizzando sul letto senza nemmeno toccarsi il cazzo. Poi si ritirò, si tolse l’imbracatura e guardò Ugo con un sorriso crudele.
«Pulisci tutto, cucciolo», ordinò. «E preparaci da bere. La serata è appena cominciata.»
Ugo annuì, lo sperma ancora sul viso, il cuore gonfio di una felicità perversa. Questa era la sua vita, e non l’avrebbe cambiata per nulla al mondo.


