La lite tra i filari
Il sole pomeridiano scaldava i filari di Nebbiolo quando Alessandro sentì la voce di Mariella alzarsi oltre il limite della sopportazione. «Non puoi continuare a deludermi così!» Gli occhi di lei brillavano di rabbia contenuta, il seno generoso che si sollevava sotto la camicetta bianca a ogni respiro affannato. «La settimana scorsa ti ho chiesto una cosa semplice, una cosa che ti avrebbe fatto sentire meno inadeguato, e tu mi hai detto di no come un bambino spaventato.»
Alessandro abbassò lo sguardo sui grappoli ancora acerbi. Sapeva di cosa parlava. Il giovane sommelier che era venuto a valutare la cantina aveva guardato Mariella in un modo che non lasciava dubbi, e lei aveva sussurrato al marito quella sera: «Voglio lui. Voglio che tu guardi mentre mi scopa come tu non hai mai saputo fare.» Lui aveva rifiutato, terrorizzato dall’idea, e da allora il gelo si era installato nel loro letto come nebbia mattutina.
«Mariella, aspetta…» tentò, ma lei si era già voltata, dirigendosi verso la cantina dove Davide, il giovane proprietario dell’azienda, stava supervisionando la potatura. Trentadue anni contro i quarantasette di Alessandro, spalle larghe, mani sicure. Il tipo di uomo che sapeva cosa voleva e come ottenerlo.
Alessandro la seguì a distanza, il cuore che gli martellava nel petto. Attraverso le foglie vide Mariella avvicinarsi a Davide con quella camminata felina che usava quando cacciava. Il ragazzo si voltò, sorpreso, e lei gli posò una mano sul braccio nudo, dicendo qualcosa che Alessandro non riuscì a sentire. Ma vide la reazione: Davide che abbassava lo sguardo sul décolleté generoso di sua moglie, un sorriso lento che gli si allargava sul volto abbronzato.
Tra i tralci dorati
Mariella guidò Davide più in profondità nel vigneto, dove i filari creavano corridoi d’ombra e il profumo dell’uva matura si mescolava a quello della terra calda. Alessandro li seguiva come un’ombra, nascosto tra le viti, il respiro corto e il cazzo che già pulsava nei pantaloni nonostante l’umiliazione che gli bruciava in gola.
«Mio marito non mi tocca più come dovrebbe,» sentì dire Mariella, la voce roca di desiderio. «E tu sembri il tipo che sa cosa fare con una donna come me.» Le sue mani scivolarono sul petto di Davide, slacciando i bottoni della camicia. Il ragazzo rise, un suono profondo e sicuro.
«Una milf come te merita di essere scopata per bene,» rispose, afferrandola per i fianchi e tirandola contro di sé. «Tuo marito è un coglione se non sa apprezzare queste tettone.» Le sue mani salirono a copparle il seno attraverso la camicetta, stringendo con forza, e Mariella gemette, la testa rovesciata all’indietro.
Alessandro sentì qualcosa spezzarsi dentro di lui, una diga che cedeva. Uscì dal suo nascondiglio, ma invece di interrompere la scena, si diresse verso la piccola rimessa lì vicino. Prese una sedia pieghevole e un calice, riempì il bicchiere con il Barolo della riserva speciale. Poi tornò, sistemò la sedia a pochi metri da dove Davide aveva già sollevato la gonna di Mariella, rivelando che non indossava mutandine.
«Continua,» disse Alessandro, la voce stranamente calma. «Io guardo.»
Mariella si voltò, gli occhi spalancati, poi un sorriso trionfante le illuminò il volto. Davide rise ancora, divertito. «Cazzo, sei proprio un cornuto consenziente. Perfetto.» Girò Mariella di schiena, la piegò in avanti appoggiandola a un palo di sostegno, e con un colpo deciso le infilò il cazzo nella figa bagnata.
Il gemito di Mariella risuonò tra i filari. Davide la scopava con colpi profondi e ritmati, le mani che le stringevano i fianchi morbidi, il rumore delle loro carni che si schiaffeggiavano osceno nella quiete del pomeriggio. «Che figa stretta, cazzo,» grugnì. «Tuo marito non ti chiava abbastanza, si sente.»
Alessandro sorseggiò il vino, gli occhi fissi sulla scena. Sua moglie che veniva sbattuta da un altro uomo, il culo che rimbalzava a ogni spinta, i gemiti sempre più acuti. Il suo cazzo era duro come pietra, ma non si toccò. Questo era il suo ruolo: guardare, assistere, testimoniare la propria inadeguatezza.
Il calice della resa
Davide tirò fuori il cazzo grondante e girò Mariella verso di sé. La sollevò di peso, le gambe di lei che si avvolsero intorno ai suoi fianchi, e la penetrò di nuovo, questa volta guardandola negli occhi. «Dimmi chi ti scopa meglio,» ordinò, i muscoli delle braccia tesi mentre la sosteneva.
«Tu!» gridò Mariella. «Tu mi scopi meglio, cazzo, molto meglio!» Le sue tette enormi rimbalzavano fuori dalla camicetta slacciata, i capezzoli scuri e turgidi. Davide abbassò la testa a succhiarli, mordendoli leggermente, e lei urlò di piacere.
Alessandro vide il momento esatto in cui sua moglie venne, il corpo che si irrigidiva, la bocca aperta in un grido silenzioso. Davide continuò a sbatterla, poi la rimise giù, il cazzo lucido dei succhi di lei. «Voglio venire su queste tettone,» disse, ma Alessandro lo interruppe.
«No.» La sua voce era ferma. «Vieni nel calice.»
Davide lo guardò, sorpreso, poi scoppiò a ridere. «Sei proprio un porco, eh?» Ma l’idea evidentemente lo eccitava. Alessandro si alzò, si avvicinò tenendo il bicchiere. Mariella, ancora ansimante, capì immediatamente. Si inginocchiò, prese il cazzo di Davide tra le sue tette generose, stringendole intorno all’asta dura.
«Sborrami qui,» sussurrò, pompando con il seno, la lingua che usciva a leccare la punta a ogni movimento. Davide gemette, le mani nei capelli di lei, e dopo pochi istanti Alessandro vide il suo corpo irrigidirsi. Mariella puntò il cazzo verso il calice che Alessandro teneva sotto, e i primi schizzi di sborra calda caddero nel vino rosso, mescolandosi in vortici biancastri.
«Cazzo, sì,» grugnì Davide, svuotandosi completamente. Quando finì, Alessandro guardò il contenuto del bicchiere, poi, mantenendo lo sguardo fisso su Mariella, lo portò alle labbra e bevve. Il sapore salato e amaro della sborra si mescolava al tannino del Barolo, scivolando giù per la sua gola in un atto di totale sottomissione.
Mariella si alzò di scatto e si gettò su di lui, baciandolo disperatamente, le lacrime che le rigavano il viso. «Grazie,» sussurrò contro le sue labbra. «Grazie per avermi dato questo. Grazie per aver capito.» Lo strinse forte, il corpo ancora tremante, e Alessandro la tenne, sapendo che in quel tramonto dorato tra i vigneti aveva finalmente trovato il suo posto: non come l’uomo che la possedeva, ma come quello che la amava abbastanza da lasciarla libera.


