Il corpo di Manuela sotto gli occhi di tutti
Il sole di luglio picchiava spietato sullo stabilimento balneare di Fregene. Simone si aggiustò per l’ennesima volta gli occhiali da sole, fingendo di leggere il giornale mentre osservava sua moglie Manuela stendersi l’abbronzante sulle gambe. Aveva trentadue anni, lei ventisette, e negli ultimi mesi qualcosa si era irrimediabilmente incrinato tra loro. A letto era diventato goffo, ansioso, incapace di durare più di pochi minuti. Manuela non glielo rinfacciava apertamente, ma i suoi sospiri di frustrazione parlavano chiaro.
“Amore, mi passi l’acqua?” La voce di lei lo riscosse. Simone si voltò e deglutì a fatica: il costume intero di Manuela, bianco e aderente, lasciava poco all’immaginazione. Le sue tette generose premevano contro il tessuto elasticizzato, i capezzoli visibili come due bottoni scuri. Diverse teste si erano girate a guardarla quando erano arrivati quella mattina.
“Eccola.” Le porse la bottiglia, le dita che tremavano impercettibilmente.
Fu allora che Mirko, il bagnino dello stabilimento, si avvicinò al loro ombrellone. Aveva forse venticinque anni, corpo scolpito dal sole e dalla palestra, capelli scuri arruffati dal vento marino. Il suo sorriso era quello di chi sa esattamente l’effetto che fa.
“Tutto bene qui? Serve qualcosa?” chiese, ma i suoi occhi erano puntati esclusivamente su Manuela.
“Stiamo bene, grazie,” rispose Simone con un filo di voce.
Manuela invece si sollevò sui gomiti, facendo oscillare pericolosamente il décolleté. “Fa davvero caldo oggi. C’è un posto più ventilato nello stabilimento?”
Mirko sorrise più apertamente. “Dietro la cabina principale c’è una zona riservata, molto più fresca. Se volete posso farvi accomodare lì.” Il tono era innocente, le intenzioni tutto fufuori che.
Per il resto della giornata, Mirko trovò scuse per passare dal loro ombrellone. Portava granite non richieste, si offriva di sistemare i lettini, faceva battute che strappavano risate cristalline a Manuela. Simone sentiva crescere dentro di sé un miscuglio tossico di rabbia e qualcos’altro che non riusciva a definire.
Verso le cinque del pomeriggio, mentre tornavano verso la macchina, Manuela si fermò. “Mirko mi ha invitata a bere qualcosa stasera, dopo la chiusura dello stabilimento.”
Simone si bloccò di colpo. “Cosa? Ma sei sposata!”
“Lo so benissimo.” Il tono di Manuela era calmo, quasi annoiato. “E tu lo sai benissimo che a letto non mi soddisfi più da mesi. Forse è ora di provare qualcosa di diverso.”
“Diverso come?” La voce gli uscì strangolata.
Manuela gli si avvicinò, gli posò una mano sul petto. “Fidati di me. Per una volta, lasciami fare. Torna stasera allo stabilimento verso le otto. E guardami.”
“Guardare… cosa?”
Il sorriso di lei fu enigmatico e crudele insieme. “Vedrai. Se ti fidi davvero di me, vieni. Altrimenti possiamo anche tornare a casa e far finta di niente per il resto della nostra vita mediocre.”
Otto di sera sulla spiaggia deserta
Simone arrivò allo stabilimento alle otto meno dieci, il cuore che gli martellava nel petto come un tamburo impazzito. La spiaggia era quasi deserta, solo qualche coppia che passeggiava sulla battigia. Le luci dello stabilimento erano spente, tranne una fioca illuminazione dietro la cabina principale.
Li trovò lì. Manuela era appoggiata contro la parete di legno della cabina, Mirko le stava davanti, una mano già posata sul suo fianco. Indossava ancora il costume bianco, ma aveva tolto il pareo. I suoi capelli scuri le cadevano sulle spalle nude.
“Ah, ecco il maritino,” disse Mirko senza nemmeno voltarsi. “Pensavo non avresti avuto le palle di venire.”
Simone aprì la bocca per rispondere, ma Manuela lo fermò con un gesto della mano. “Simone, vieni qui. Più vicino.”
Lui obbedì come in trance, fermandosi a un paio di metri da loro. Abbastanza vicino da vedere tutto, troppo lontano per intervenire.
“Bene,” continuò Manuela, e nella sua voce c’era un’autorità che Simone non le aveva mai sentito prima. “Ora starai lì e guarderai. Non dire una parola, non ti muovere. Voglio che tu veda cosa significa far godere una donna davvero.”
Mirko rise, un suono basso e gutturale. “Mi piace questa tua mogliettina. Ha carattere.” Detto questo, le afferrò il viso con una mano e la baciò. Non fu un bacio gentile: fu un’invasione, la lingua che forzava le labbra di lei, le mani che scendevano a stringerle il culo con decisione.
Manuela gemette dentro quel bacio, un suono che Simone non le sentiva fare da anni. Le sue mani si aggrapparono alle spalle muscolose di Mirko, le dita che affondavano nella pelle abbronzata.
Simone sentì qualcosa muoversi nei suoi pantaloni. Il suo cazzo, traditore, cominciava a gonfiarsi.
Mirko staccò le labbra da quelle di Manuela solo per abbassarle le spalline del costume. Le sue tette esplosero fuori, pesanti e magnifiche, i capezzoli già duri. “Cazzo, che tette,” mormorò Mirko, prendendone una con la mano e stringendo. “Tuo marito non sa cosa si perde.”
“Lui non sa fare niente,” rispose Manuela con un filo di voce, gli occhi che cercavano quelli di Simone. “Per questo ho bisogno di un vero uomo.”
Le parole colpirono Simone come schiaffi, ma il suo cazzo continuava a indurirsi, premendo dolorosamente contro i pantaloni. Era umiliato, arrabbiato, eccitato oltre ogni limite.
Mirko la prende come una cagna in calore
Mirko non perse tempo. Girò Manuela contro la parete della cabina, le abbassò il costume fino alle ginocchia. Il culo di lei, bianco e rotondo, brillava nella luce fioca. Simone poté vedere la sua figa già lucida, le labbra gonfie di desiderio.
“Guarda, cornuto,” disse Mirko mentre si abbassava i pantaloncini. Il suo cazzo era enorme, grosso e venoso, completamente diverso dal modesto membro di Simone. “Guarda cosa sto per fare a tua moglie.”
Con un movimento deciso, Mirko penetrò Manuela da dietro. Lei gridò, un urlo di piacere puro che echeggiò sulla spiaggia deserta. Le sue mani si aggrapparono al legno della cabina mentre Mirko cominciava a scoparla con colpi lunghi e profondi.
“Sì, sì, così!” gemeva Manuela, spingendo il culo all’indietro per incontrare le spinte. “Più forte, Mirko, scopami più forte!”
Il suono delle loro carni che sbattevano insieme riempiva l’aria, osceno e ipnotico. Simone era paralizzato, incapace di distogliere lo sguardo. Il suo cazzo era così duro che faceva male, una macchia umida si stava formando sui suoi pantaloni.
Mirko le afferrò le tette da dietro, usando il loro peso come leva per scoparla ancora più a fondo. “Ti piace, troia? Ti piace farti sbattere davanti a tuo marito?”
“Sì! Mi piace! Dio, come mi piace!” Manuela si voltò a guardare Simone, gli occhi velati di piacere. “Guarda, amore. Guarda come mi scopa un vero uomo. Guarda quanto godo.”
Dopo diversi minuti di quella scopata brutale, Mirko la girò di nuovo, la sollevò di peso. Manuela gli avvolse le gambe intorno ai fianchi e lui la penetrò di nuovo, questa volta guardandola negli occhi. I loro corpi si muovevano insieme in un ritmo frenetico, le tette di lei che rimbalzavano a ogni spinta.
Simone sentiva di essere vicino all’orgasmo senza nemmeno toccarsi. Il suo corpo tremava, il respiro corto e affannoso.
Ma Mirko aveva altri piani. Quando Manuela cominciò a gemere più forte, sul punto di venire, lui rallentò, quasi fermandosi. “No, no, piccola. Non ancora. Non finché non ti ho scopata in tutti i modi.”
“Per favore,” supplicò lei, le unghie che gli graffiavano la schiena. “Per favore, fammi venire.”
“Dopo.” Il sorriso di Mirko era crudele. La fece scendere, la girò di nuovo, le sputò sulla mano e la passò tra le sue chiappe. “Prima voglio questo culo.”
Gli occhi di Manuela si spalancarono. “Non l’ho mai… Simone non mi ha mai…”
“Lo so. Ma io non sono Simone.” Mirko premette la punta del suo cazzo contro il buchetto stretto di lei. “Rilassati e lasciami entrare.”
La sborra che cola e la resa finale
Simone guardò sua moglie venire penetrata nel culo per la prima volta, e non fu lui a farlo. Manuela urlò, un misto di dolore e piacere che le contorse il viso in un’espressione quasi estatica. Mirko entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente dentro.
“Cazzo, che culo stretto,” gemette, cominciando a muoversi con piccole spinte. “Tuo marito è proprio uno sfigato a non esserselo mai scopato.”
Manuela non riusciva più a parlare, solo a gemere e ansimare mentre Mirko aumentava il ritmo. Una mano di lui scese a toccarle la figa, le dita che le massaggiavano il clitoride mentre il suo cazzo le sfondava il culo.
Fu troppo. Manuela venne con un urlo che dovette sentirsi fino al mare, il corpo che si contorceva in spasmi incontrollabili. E mentre lei godeva, Mirko accelerò ancora, scopandole il culo con colpi brutali finché anche lui non raggiunse l’orgasmo.
“Prendi tutta la mia sborra, troia!” ringhiò, affondando fino in fondo e svuotandosi dentro di lei.
Quando si sfilò, fiotti di sperma cominciarono a colare dal culo dilatato di Manuela, scivolando lungo le sue cosce. Lei rimase lì, appoggiata alla cabina, tremante e sazia.
Fu allora che disse: “Simone. Vieni qui.”
Lui si avvicinò come un automa, le gambe che quasi non lo reggevano.
“In ginocchio,” ordinò Manuela con voce ferma.
Simone obbedì, cadendo sulle ginocchia sulla sabbia ancora calda. Il suo cazzo era così duro che pensava di esplodere da un momento all’altro.
“Adesso leccami. Lecca la sborra di Mirko dal mio culo.”
Per un istante, Simone esitò. Poi, spinto da un desiderio che non sapeva nemmeno di avere, si avvicinò. La sua lingua toccò la pelle di lei, assaggiò il sapore salato e amaro dello sperma che colava. Manuela gemette sopra di lui, le mani che gli afferravano i capelli.
“Brava la mia troia di marito,” mormorò. “Finalmente hai trovato il tuo posto.”
Mentre Simone leccava avidamente, il suo cazzo pulsò e venne senza nemmeno essere toccato, macchiando i suoi pantaloni con la sua stessa sborra. Venne mentre puliva il culo della moglie dalla sborra di un altro uomo, e fu l’orgasmo più intenso della sua vita.
Mirko li guardava dall’alto, un sorriso soddisfatto sul volto. “Stessa ora domani sera?” chiese.
Manuela sorrise, accarezzando ancora i capelli di Simone. “Stessa ora. E magari porta un amico. Voglio vedere quanto può sopportare il mio maritino.”
La loro vacanza era appena cominciata.

