Giada

Il capanno

Il sole di settembre filtrava attraverso le assi di legno del vecchio capanno, creando strisce dorate che danzavano sul pavimento grezzo. Giada sedeva sul bordo della veranda, i suoi lunghi capelli biondi mossi dal vento leggero che scendeva dalle cime del Trentino. I suoi occhi azzurri guardavano verso il sentiero che si perdeva nel bosco, ma i suoi pensieri erano altrove, concentrati su quello che stava per accadere.

Claudio la osservava da quando erano arrivati, incapace di distogliere lo sguardo da quella donna che aveva desiderato fin dall’infanzia. Ora, a trent’anni, Giada era ancora la più bella del paese, sposata con Marco da cinque anni, ma oggi tutto sarebbe cambiato. Lei stessa aveva orchestrato questo incontro, aveva chiamato Claudio una settimana prima con una proposta che gli aveva fatto girare la testa: “Vieni al capanno di mio nonno sabato. Porta quello che ti serve per legarmi. Marco guarderà.”

“Sei nervoso?” La voce di Giada interruppe i suoi pensieri. Si era alzata e ora gli stava davanti, la canottiera azzurra che aderiva alle sue forme generose, i jeans che fasciavano i fianchi larghi. Claudio deglutì, sentendo il cazzo già duro nei pantaloni.

“Un po’,” ammise, guardando Marco che sistemava alcune corde sul tavolo di legno grezzo. Il marito di Giada sembrava stranamente calmo, quasi eccitato all’idea di quello che stava per succedere. “E tu?”

Giada sorrise, un sorriso che conosceva bene il proprio potere. “Io comando qui, Claudio. Non dimentricartelo mai.” Si avvicinò a lui, così vicino che poteva sentire il profumo della sua pelle baciata dal sole. “Oggi realizzerai il tuo sogno di bambino, ma alle mie condizioni.”

Le sue dita si posarono sul petto di Claudio, scivolando lentamente verso il basso. “Marco mi ha raccontato le tue fantasie. Come ti segavi pensando a me, come immaginavi di scoparmi mentre lui guardava.” La sua voce era un sussurro caldo contro l’orecchio di lui. “Bene, oggi accadrà davvero. Ma prima devi dimostrarmi che sai obbedire.”

La sottomissione del desiderio

“Spogliati.” L’ordine di Giada risuonò nel capanno con un’autorità che fece tremare Claudio. Marco aveva già preparato tutto: le corde disposte con cura, alcuni cuscini sul pavimento di legno, una sedia posizionata in modo da avere la vista migliore.

Claudio iniziò a sfilarsi la maglietta, le mani che tremavano leggermente. Giada lo osservava con quegli occhi azzurri che sembravano penetrare nella sua anima, giudicando ogni suo movimento. “Più lentamente,” ordinò. “Voglio godermelo.”

Quando fu completamente nudo, Giada girò intorno a lui come un predatore che studia la sua preda. “Non male,” mormorò, le dita che sfioravano la sua schiena, facendolo rabbrividire. “Marco, guarda come reagisce al mio tocco. Guarda come il suo cazzo pulsa per me.”

Marco si era seduto sulla sedia, già con i pantaloni abbassati, la mano che accarezzava lentamente il proprio membro. “È sempre stato così,” disse con voce roca. “Fin da quando eravamo ragazzini, bastava che tu lo guardassi e lui perdeva la testa.”

“Lo so,” rise Giada, afferrando il cazzo di Claudio con decisione. “E oggi userò questo potere.” Iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e precisi, godendosi ogni sussulto, ogni gemito soffocato. “Ma prima devi meritartelo. Inginocchiati.”

Claudio obbedì immediatamente, il pavimento ruvido contro le ginocchia. Giada si sfilò lentamente i jeans, rivelando un perizoma di pizzo nero che lasciava poco all’immaginazione. La sua fica era già umida, l’eccitazione evidente attraverso il tessuto sottile.

“Lecchimi,” ordinò, avvicinandosi al suo viso. “Mostrami quanto mi hai desiderata tutti questi anni.”

La lingua di Claudio trovò subito il suo ritmo, leccando attraverso il pizzo, assaporando il sapore salato della sua eccitazione. Giada gemette, le mani che si intrecciavano nei suoi capelli, guidando i suoi movimenti. “Brava, così… Marco, vedi come sa usare la lingua? Forse dovrei farglielo fare più spesso.”

Il dominio della bellezza

Giada si sfilò completamente la biancheria, rivelando la fica rasata e gonfia di desiderio. “Ora legami,” disse a Claudio, indicando le corde. “Voglio essere alla tua mercé, ma ricordati chi comanda davvero qui.”

Le mani di Claudio tremavano mentre legava i polsi di Giada alle travi del capanno, le corde che mordevano dolcemente la sua pelle chiara. Lei era magnifica così, braccia tese sopra la testa, il seno che si sollevava e abbassava con il respiro accelerato, le gambe leggermente divaricate in attesa.

“Ora scopami,” sussurrò Giada, gli occhi fissi su di lui. “Scopami come hai sempre sognato, mentre mio marito guarda.”

Claudio si posizionò dietro di lei, il cazzo che pulsava contro l’ingresso della sua fica. La penetrò lentamente, sentendo le sue pareti calde e strette avvolgerlo completamente. Un gemito profondo gli uscì dalla gola, anni di desiderio che finalmente trovavano sfogo.

“Cazzo, sei bagnata,” ansimò, iniziando a muoversi dentro di lei con colpi profondi e misurati. Giada rispose spingendo il culo contro di lui, incontrandolo ad ogni spinta.

“Più forte,” gemette. “Fammi sentire quanto mi hai desiderata.” Le sue parole erano come benzina sul fuoco, Claudio iniziò a scoparla con più intensità, le sue mani che afferravano i fianchi di lei, le dita che affondavano nella carne morbida.

Marco si era alzato dalla sedia, masturbandosi freneticamente mentre guardava sua moglie essere posseduta da un altro uomo. “Guardala,” disse con voce strozzata. “Guarda come gode mentre la scopi. È sempre stata una troia, ma oggi si è superata.”

Giada rise, un suono gutturale e selvaggio. “Sono la vostra troia,” gemette. “La troia che avete sempre desiderato entrambi.” Si voltò verso Claudio, gli occhi che brillavano di lussuria. “Ora mettimi a novanta e scopami il culo.”

L’esplosione del desiderio proibito

Claudio slegò rapidamente Giada, che si mise carponi sui cuscini, il culo perfetto alzato verso di lui in invito. “Bagnalo prima,” ordinò, indicando la sua fica grondante. “Poi infilalo tutto nel mio culo.”

Lui obbedì, bagnando il cazzo nella sua umidità prima di posizionarlo contro l’apertura stretta. Giada spinse indietro, accogliendolo lentamente, un gemito lungo e profondo che riempì il capanno.

“Madonna quanto sei stretto,” ansimò Claudio, iniziando a muoversi dentro di lei. Il culo di Giada lo stringeva come un guanto, ogni movimento che mandava onde di piacere attraverso il suo corpo.

“Marco,” gemette Giada, guardando il marito. “Vieni qui. Voglio succhiarti mentre lui mi scopa il culo.”

Marco si avvicinò, il cazzo duro che pulsava davanti al viso della moglie. Lei lo prese in bocca avidamente, succhiando e leccando mentre Claudio la possedeva da dietro. Il capanno si riempì dei suoni del sesso: gemiti, respiri affannati, il rumore della carne contro carne.

“Sto per venire,” ansimò Claudio, i colpi che si facevano più frenetici. “Dove vuoi che venga?”

“Dentro,” gemette Giada, staccandosi dal cazzo del marito per un momento. “Riempimi il culo con la tua sborra. Marco, vieni sulla mia faccia.”

L’orgasmo li colse quasi simultaneamente. Claudio esplose dentro di lei con un grido profondo, anni di desiderio che si liberavano in quella scarica intensa. Marco si versò sul viso della moglie, che accolse la sua sborra con la lingua fuori, leccandosi le labbra con soddisfazione.

Rimasero così per lunghi minuti, i corpi sudati e soddisfatti, il sole che continuava a filtrare attraverso le assi del capanno. Giada si girò verso Claudio, un sorriso malizioso sulle labbra.

“Allora?” chiese, la voce ancora roca per l’eccitazione. “È stato come lo immaginavi?”

Claudio sorrise, ancora incredulo per quello che era appena successo. “Meglio,” ammise. “Molto meglio.”

“Bene,” disse Giada, alzandosi e iniziando a rivestirsi. “Perché questo è solo l’inizio. Marco e io abbiamo molte altre fantasie da realizzare, e tu ci aiuterai.” Si avvicinò a lui, sussurrandogli all’orecchio: “Benvenuto nella nostra vita, Claudio. Spero tu sia pronto per tutto quello che verrà.”

Il sole iniziava a calare dietro le montagne del Trentino, ma nel capanno l’atmosfera era ancora carica di promesse e desideri inesplorati.

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